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“L’invecchiamento è una sfida e non un problema”: perché i nuovi anziani non sono quelli di 50 anni fa

La longevità è una conquista e va considerata una sfida e un’opportunità, non un problema o un costo. È questo il messaggio principale emerso dal panel dedicato all’invecchiamento che si è svolto nell’ambito del nuovo appuntamento Adnkronos Q&A, dal titolo ‘La demografia cambia la società’, che si è tenuto oggi (18 giugno) a Roma presso il Palazzo dell’Informazione. Il punto di partenza è la consapevolezza delle trasformazioni in atto, ma adottando una visione positiva. È Cecilia Tomassini, professoressa ordinaria di Demografia presso l’Università del Molise e membro del consiglio direttivo di Age-It, a spiegare perché possiamo avere un approccio più ottimista.

Anziani diversi da quelli di 50 anni fa

I nuovi anziani sono completamente diversi da quelli di 50 anni fa. Intanto sono più istruiti e dunque fanno maggiore prevenzione, sono più in salute, vivono più a lungo (chi ha una laurea vive in media 6 anni in più). Poi sono più digitali, quindi possono intervenire su vari aspetti della salute, dall’accesso alle conoscenze a strumenti come la telemedicina”. Insomma, per Tomassini “c’è una nuova fase della vita con persone istruite, ancora in piena salute, che fanno volontariato e possono ancora dare molto”. Non va dimenticato poi che “i cinque pilastri dell’invecchiamento attivo fanno bene anche nella terza e quarta età”, ha proseguito.

Premesso questo, per affrontare le sfide legate all’allungamento della vita è necessario innanzitutto capirle meglio. Si inserisce qui il progetto ‘AGE-IT’, che ha visto “un grosso investimento in termini di soldi (nell’ambito del Pnrr) ma anche di personale” e che si basa sull’essere “un programma che non finisce con la fine del Pnrr ma che continua a portare nel dibattito l’idea di una demografia positiva e che l’invecchiamento è una sfida e non problema”.

Nel concreto, ha spiegato Tomassini, “misuriamo le diseguaglianze ad esempio territoriali o tra generazioni: abbiamo creato indici per capire se gli anziani hanno lo stesso peso politico e di risorse rispetto ai giovani, e per i carichi di cura: perché le donne passano il 30% della loro vita come caregiver e gli uomini molto meno”?

Le aziende a sostegno della buona salute

Anche per Giovanni Marcantonio, vicepresidente del Consiglio nazionale Ordine Consulenti del Lavoro, “la longevità non può essere un costo ma deve essere anche una risorsa, un’opportunità”. Sicuramente c’è un tema di “quando andrò in pensione”, ma anche di “come ci andrò”. Sostenibilità del sistema previdenziale, dunque, ma allo stesso tempo cosa può fare un’azienda per “accompagnare le parsone a mantenersi in buona salute”. Molte cose, ha spiegato il vicepresidente Cnl, attraverso “strumenti efficaci quali la contrattazione collettiva e il welfare aziendale che si aggiunge alla retribuzione, come i fondi sanitari integrativi che consentono un certo benessere e i controlli medici”.

Anche perché, ha precisato il manager, le pensioni sono pagate da chi è attivo, quindi anche per queste persone vale il discorso di essere accompagnati nel mantenersi in buona salute, in modo da contribuire al sistema e non mandarlo in crisi.

Prevenzione per la buona salute: i vaccini

Un aspetto che si allaccia con la prevenzione, di cui ha parlato Anna Odone, professoressa ordinaria di Sanità pubblica dell’Università di Pavia. Se è vero che “l’aspettativa di vita in Italia è di quasi 85 anni”, va anche considerato che “l’aspettativa di vita in buona salute si ferma a 58-60 anni”. “Quindi l’obiettivo di sanità pubblica è preservare la buona salute attraverso la prevenzione primaria, che ha impatto sia sulla salute individuale (vaccini, stili di vita sani, screening) sia a livello di popolazione, quindi con un beneficio per la società”.

La prevenzione, compresi i vaccini, diventa così “uno strumento di invecchiamento in salute e attivo anche per la popolazione adulta, anziana, e fragile” e “di protezione collettiva”. In tal senso è importante avere servizi di prossimità e modelli di cura che si avvicinino loro ai cittadini.

La salute finanziaria

Ma se preservare la salute fisica è fondamentale, altrettanto è pensare a mantenere la salute finanziaria in quello che può essere il momento di maggiore vulnerabilità, ha sottolineato Roberto De Agostini, head of Media&Public Relations di Banca Mediolanum. “Il rischio è un ‘terzo o quarto tempo’ dove non si hanno i mezzi per continuare a vivere bene”.

“La variante tempo è la principale: prima si inizia prima si arriva preparati; più si arriva tardi più si deve compensare con investimenti e anche con la previdenza complementare”, ha spiegato De Agostini. E mentre è in atto una trasformazione nella consulenza finanziaria per rispondere alle nuove esigenze, allo stesso tempo “serve uno sforzo di informazione”, ha precisato il manager.

L’educazione finanziaria diventa fondamentale

Ovvero serve l’educazione finanziaria, come ha evidenziato Paola Ansuini, responsabile Comunicazione cultura finanziaria e tutela clientela della Banca d’Italia. “Siamo abituati all’idea del risparmio accumulato per quando saremo anziani, ma con la longevità dovremo coprire un periodo più lungo. Quindi, dovremo pensarci prima e in modo diverso”. Infatti, ha spiegato, “dobbiamo prevedere valenze di long term care e la cura prolungata di figli e nipoti”, senza considerare che “in una società che invecchia non si può fare affidamento solo sul pubblico”.

Cosa si può fare dunque? “Risparmiare di più, prolungare la vita lavorativa, investire meglio con strumenti che consentano di iniziare presto”. Riguardo quest’ultima opzione, l’educazione finanziaria diventa fondamentale, insieme all’affidabilità di giornali e piattaforme. Bankitalia è attiva in questo senso attraverso il sito economiapertutti, progetti nelle scuole e con la Caritas”. “Solo 1 italiano su quattro conosce l’home banking: con le competenze siamo molto indietro e servono punto di contatto con i cittadini”, ha concluso la responsabile Bankitalia.

A proposito di competenze, Marcantonio ha offerto un ulteriore spunto di riflessione parlando di intelligenza artificiale. La domanda che va per la maggiore è se sostituirà i lavoratori ma, posta in questo modo, la questione “testimonia quello che non va fatto: attendere ciò che succede”. La domanda va invece posta “per capire cosa vogliamo governare”, ha affermato. Un suggerimento valido anche per la longevità e la sfida demografica.

La demografia cambia la società

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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