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Trieste, coppia di turisti milanesi viola la regola del Pedocin: “Muro che divide uomini e donne è da Medioevo”

Una coppia di turisti milanesi, due euro e quaranta di biglietto, un muro di mattoni alto tre metri e una lite che ha fatto il giro dei social. L’estate 2026 ha già il suo caso balneare, e per capirlo bisogna andare a Trieste, più precisamente al Pedocin, l’unico stabilimento balneare in Europa che divide uomini e donne sulla spiaggia.

Quando una bagnante ha chiesto alla turista di rispettare la separazione, si è sentita rispondere con una raffica di insulti: “buzzurri, sessisti, arretrati, medievali”, ha urlato la donna milanese, prima di sfiorare lo scontro fisico, come riportato dal Piccolo. Nonostante lo scetticismo, per i triestini quel muro non si tocca.

La lite e il “caso Medioevo”

L’episodio di sabato sta facendo il giro del web per lo scontro culturale tra chi reputa “medievale” separare la spiaggia tra uomini e donne e chi difende questa scelta.

La coppia milanese (uomo e donna) si era sistemata nel lato maschile. A notare la violazione della regola è stata una frequentatrice abituale che si trovava temporaneamente in quella zona per assistere il marito nell’accompagnare il figlio disabile ai servizi. Quando ha fatto presente alla ragazza che si trovava nella parte riservata agli uomini, ha ricevuto in cambio accuse di arretratezza e sessismo medievale. Secondo le ricostruzioni della stampa locale, l’operatrice della spiaggia che ha tentato di mediare sarebbe stata spintonata. I due turisti hanno poi lasciato il Pedocin, pretendendo indietro il biglietto da 2,40 euro. Sui social il fatto è diventato rapidamente “il caso Medioevo”, ma quasi nessuno si è schierato con i turisti.

120 anni di muro “Alla Lanterna”

Il Pedocin, nome dialettale che traduce “piccolo pidocchio”, con buona pace del turismo, è lo stabilimento balneare municipale “Alla Lanterna”, inaugurato nel 1903 in posizione centrale, sul molo Fratelli Bandiera, alle estremità delle Rive di Trieste.

Nacque durante il dominio austro-ungarico, con l’obiettivo di offrire alle famiglie una spiaggia raggiungibile senza lunghi spostamenti. Come era consuetudine dell’epoca, la spiaggia venne subito divisa tra i sessi: prima con uno steccato di legno, poi con un muro di mattoni.

Nel 1959 il muro originario venne abbattuto, ma i triestini stessi ne chiesero la ricostruzione, qualche metro più in là, per ampliare anzi la zona riservata alle donne. Il muro oggi misura oltre tre metri di altezza e si prolunga fisicamente in mare, dividendo anche la riva acquatica. Per vedersi, le coppie si danno appuntamento alle boe, in acqua.

Perché le donne difendono la separazione

La particolarità sociologica del Pedocin è che a difendere la separazione sono soprattutto le donne, non gli uomini. Il muro, nella pratica quotidiana, è percepito non come una norma discriminatoria ma come uno spazio protetto: un’area in cui è possibile fare topless, chiacchierare liberamente, stare senza sentirsi osservate. In un Paese in cui il dibattito sull’autonomia del corpo femminile è tutt’altro che chiuso, una spiaggia dove questo tipo di libertà è strutturalmente garantita ha un senso funzionale preciso per chi la usa.

Non a caso, ogni proposta di abbattere il muro è stata storicamente respinta dalle utenti. La capienza massima dell’area donne è stata fissata a 506 posti.

40.000 ingressi a giugno

Spiagge divise per sesso esistevano in molte città costiere italiane ed europee fino alla metà del Novecento. Trieste è l’unica città in cui quella pratica ha resistito, trasformandosi da norma morale imposta dall’alto a costume collettivo rivendicato dal basso.

Oltre a tutelare la libertà del corpo femminile, il Pedocin è diventato uno spazio in cui si riconoscono generazioni di triestini e triestine. Le liste di attesa raggiunte dal Pedoncin in alta stagione, mostrano il successo riscosso da questa divisione: la che supera i 40.000 ingressi al mese solo a giugno. Il turismo porta visibilità e qualche scontro, come quello di sabato. Ma non cambia le regole.

Spiagge divise e diritti: un dibattito aperto

L’indignazione della coppia milanese tocca, al netto dei modi, una questione reale. La separazione per sesso in uno spazio pubblico solleva domande legittime sul piano dei diritti: cosa succede con le persone non binarie? Dove si collocano i minori sotto i dodici anni? Il regolamento ufficiale del comune di Trieste indica questa età come soglia d’accesso autonomo per i minori, ma la conversazione pubblica su queste implicazioni è ancora poco sviluppata.

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giovanni.palmisano@adnkronos.com (Giovanni Palmisano)

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