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Da Enrico Deaglio a Federico Ruffo, ecco le novità in libreria

(Adnkronos) – Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d’inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall’AdnKronos. 

Dieci storie personali che diventano punti d’osservazione su eventi più grandi, e sul modo in cui le iniziative dei singoli possono incidere sulla vita di molti. E’ in libreria da fine giugno, con Gribaudo, ‘Il Novecento. Sulle spalle dei giganti. Il Secolo in dieci vite’ di Enrico Deaglio. 

Una fotografia dei piedi di Bobbi Campbell appesa alla porta di una farmacia di Castro Street, nell’autunno del 1981; Rosa Parks, la donna nera che nel 1955, in Alabama, si era rifiutata di cedere a un uomo bianco il proprio posto sull’autobus, chiamata da Jesse Jackson, molti anni dopo, ormai anziana, sul palco della Convention democratica di Atlanta; Nelson Mandela, già Presidente del Sudafrica, aspetta paziente di andare in scena dietro le quinte di uno show televisivo nazionale, seduto su uno sgabello tra comparse, cavi elettrici e sponsor in abito da sera; Madre Francesca Cabrini arriva a New Orleans, pochi giorni dopo un terribile linciaggio di immigrati italiani, sul finire dell’Ottocento, agli albori di una nuova epoca. È da dettagli minimi, quanto mai evocativi, dentro i quali s’addensano stagioni ed eventi, che Enrico Deaglio racconta il Novecento. A partire da dieci figure incontrate o intercettate nel corso della sua vita e del suo lavoro di giornalista: dieci lampi capaci di illuminare un intero secolo. 

 

E’ sugli scaffali con Mondadori ‘Le belle promesse’ dello scrittore francese Pierre Lemaitre. Parigi, settembre 1963. Quando Jean Pelletier assiste a una spaventosa esplosione all’interno di un palazzo, contro ogni logica decide di lanciarsi nell’edificio in fiamme mentre tutti fuggono via. Rischiando la vita, trova tra le macerie una giovane madre agonizzante con il suo neonato e riesce a salvare il piccolo. Grazie a questo gesto che ha un’enorme eco sulla stampa, Jean diventa un eroe nazionale e la perfida moglie Geneviève ne approfitta per richiamare su di sé le luci dei riflettori. Solo suo fratello François, ora uno scrittore affermato, è ossessionato dal dubbio che sia proprio Jean il serial killer di giovani donne che da molti anni è rimasto impunito.  

L’esito delle sue indagini lo precipita in un insostenibile dilemma morale e determinerà le sorti della sua famiglia che, ignara di tutto, marcia inesorabilmente verso il suo destino. Sullo sfondo assistiamo alla profonda trasformazione del mondo rurale e alla crescita implacabile di Parigi, teatro dei lavori monumentali del boulevard périphérique, progetto faraonico al servizio del nuovo oggetto del desiderio, simbolo di ricchezza e modernità: l’automobile. Romanzo sociale dove il tragico e il grottesco si mescolano all’avventura, Le belle promesse chiude l’appassionante tetralogia di Pierre Lemaitre dedicata agli anni del secondo dopoguerra.  

E’ sugli scaffali con Sellerio ‘La parabola della Repubblica’ di Luciano Canfora. Come mai, a 80 anni dall’insediamento della Costituente, la formazione politica che – come è stato disinvoltamente affermato – ‘non rinnega nulla’, e perciò celebra Almirante e la fondazione (dicembre 1946) del Movimento Sociale Italiano, guida il governo del Paese? Evidentemente, quando è parso esser giunto il momento opportuno, il post-fascismo atlantizzato e rinfrescato con lessico aggiornato (grondante ‘democrazia’) si è prospettato come ‘carta vincente’ su cui ha puntato con successo, per i destini del nostro Paese, la Grande Potenza Tutrice. 

La parabola della Repubblica è approdata, attraverso crisi drammatiche, successi e sconfitte, al furbesco recupero di un passato che si fingeva fosse superato. Una traiettoria che Luciano Canfora insegue, ricostruendo in tale prospettiva tappe fondamentali della sto- ria repubblicana a partire dalla sua difficile nascita. 

 

Rizzoli manda sugli scaffali ‘Affari di sangue’ del maestro del thriller Jeffery Deaver. Tredici nuovi racconti, tra cui una nuova indagine per Lincoln Rhyme e una sfida per Colter Shaw. Tredici thriller in miniatura in cui ogni dettaglio può rivelarsi decisivo e ogni soluzione nascondere un inganno. In ‘Affari di sangue’, Jeffery Deaver – spiega l’editore – raccoglie storie diverse per ambientazione e ritmo, ma tutte legate da un crescendo di tensione che evolve a ogni pagina e prende forma in variazioni sempre differenti. 

Una babysitter finisce al centro di un gioco troppo pericoloso, un analista della CIA viene mandato sotto copertura nell’Europa dell’Est, un inafferrabile serial killer colpisce a Milano. E poi: un complotto contro un candidato alla presidenza degli Stati Uniti, un delitto a una conferenza di giallisti, una letale scoperta archeologica e una nuova pista su Jack lo Squartatore. Fino ad arrivare a un’operazione per stanare un narcotrafficante bibliofilo, all’indagine non autorizzata di un geniale e ossessivo fan di Sherlock Holmes, a una fatale sparatoria in un minimarket e al caso di una brillante detective che segue una scia di sangue all’apparenza indecifrabile. 

Ciascun racconto la tappa di un percorso narrativo che attraversa i territori sconfinati del genere, dall’indagine classica alla spy story, passando dal thriller psicologico a un’incursione nel mistero letterario. Ma, sebbene lo scenario cambi, resta sempre riconoscibile la mano di Deaver e ogni storia conduce il lettore verso una verità che, solo alla fine, si rivela altrove. 

 

Feltrinelli manda in libreria ‘Lo Zen e l’arte di andare a funghi’ di Matteo Righetto. Andare a funghi non è un passatempo né una tecnica. È un gesto antico, un rito di ritorno, una forma di resistenza silenziosa contro la frenesia del mondo contemporaneo. In queste pagine Matteo Righetto compie un’operazione radicale e insieme delicata: trasforma l’esperienza del bosco e della raccolta dei funghi in una via di conoscenza, un esercizio spirituale laico, una meditazione in movimento. 

Attraverso ricordi personali – tra Dolomiti, miti primordiali, memoria famigliare e filosofia orientale –, Righetto dà voce al “raccoglitore ancestrale” che vive in ciascuno di noi: quella parte dimenticata che sa attendere, osservare, perdersi, rinunciare al controllo. Nel bosco – dove non esistono mappe affidabili, orologi, notifiche o risultati garantiti – si impara che la ricerca conta più della scoperta, che la lentezza è una forma di saggezza, che il limite non è una privazione ma una misura e che solo chi accetta di perdersi può davvero ritrovarsi. ‘Lo Zen e l’arte di andare a funghi’ non è un manuale, né un libro escursionistico. È un saggio poetico e filosofico sulla libertà, sull’attenzione, sull’inutile necessario. Un invito a disintossicarsi dall’ossessione della produttività, a recuperare un rapporto non predatorio con la natura, a riconoscere nel bosco un maestro silenzioso capace di restituirci un ordine interiore. 

 

Rai Libri presenta “Mare nero. Storia criminale di Ostia. Sangue, soldi e potere sulla spiaggia di Roma” di Federico Ruffo, nelle librerie e negli store digitali. Questo non è un semplice resoconto giornalistico: è un pezzo di vita strappato alla memoria, ai marciapiedi dove si gioca e si rischia l’infanzia, è un ricordo nutrito dalle confidenze scambiate con contatti di lunga data, dai discorsi raccolti nel quartiere. Perché Federico Ruffo a Ostia ci è nato e cresciuto. Perfino l’inizio della sua carriera passa per la cronaca giudiziaria del litorale, che divora una parte della sua adolescenza. Più in profondità, il suo racconto è legato alle inchieste a cui si è dedicato anima e corpo. Il suo sguardo personale si muove alla “giusta distanza” dell’indagatore: ne viene fuori un reportage investigativo dalla potenza unica, capace di emozionare come un romanzo.  

La malavita, il traffico di droga, gli interessi politici ed economici, che hanno riempito le pagine di nera degli ultimi trent’anni, scorrono davanti agli occhi di chi legge come momenti di vita vissuta. Ruffo ci trascina dentro una storia spietata e umana, in cui le strade di sangue viste al tg e i volti immortalati sui quotidiani diventano familiari. E in cui le famiglie che si contendono il territorio, gli equilibri disegnati con un colpo di pistola, la macelleria criminale restano qualcosa da cui salvarsi e da combattere. Chi si ribella e denuncia è un eroe da difendere, in quella striscia compresa tra il mare e Roma, dove si combatte ad armi impari tra Stato e illegalità. 

Federico Ruffo è nato a Ostia, dove nel 2025 è stato nominato presidente dell’Osservatorio della legalità e dell’antimafia sociale. Reporter investigativo, autore di numerose inchieste sotto copertura, ha collaborato ai programmi “Report”, “Presa diretta” e “REC” e dal 2020 conduce “Mi manda Raitre”. È autore di Utilizzatori finali (con Riccardo Iacona, Liza Boschin ed Elena Stramentinoli), Gli orologi del diavolo (da cui è stata tratta l’omonima fiction di Rai 1) e di Ingiustizia sportiva (con Jacopo Ricca). 

 

Arriva sugli scaffali con Fazi ‘Ogni istante è una vita’, il volume curato da Susan Abulhawa. Nel 2024 Susan Abulhawa, autrice del romanzo ‘Ogni mattina a Jenin’, uno dei libri sulla Palestina più letti e amati, è riuscita a entrare due volte a Gaza attraverso il valico di Rafah. Nei campi tenda ha organizzato una serie di laboratori di scrittura con giovani palestinesi sfollati, le cui vite sono state sconvolte dalla violenza, dalla fame, dalla perdita della casa, della famiglia e di ogni forma di normalità. Da quell’esperienza nasce questa antologia: diciotto racconti brevi e intensi, scritti durante il genocidio perpetrato da Israele, nei quali la vita reale assume la forza della letteratura.  

Queste storie aprono uno squarcio sull’esistenza a Gaza sotto le bombe. Raccontano l’orrore dall’interno, nei gesti minimi della vita quotidiana, nei suoni, negli odori, nella polvere sulla pelle: fare la fila per il pane, l’odissea per un buono alimentare, recuperare i propri vestiti dalle macerie, rinunciare a un letto per farne legna da ardere, il viaggio in ospedale per partorire, dare un nome a un bambino salvato dalla morte, bere un caffè davanti al mare dopo aver perso tutto. Come scrive Viola Ardone nella postfazione, “questi testi sono la narrazione in presa diretta della morte mentre avviene, della distruzione mentre avviene, del dolore mentre avviene, del battito mentre resiste. Sono vita”. Con coraggio, rabbia, amore e – incredibilmente – speranza, queste voci restituiscono dignità, memoria e umanità a un popolo sotto assedio. E mostrano come, anche nella devastazione più estrema, raccontare possa diventare un gesto di resistenza. 

E’ in libreria con Guanda dal 17 luglio ‘L’amore è sopravvalutato’ di Brigitte Giraud. Una donna non sa come dire al proprio uomo che ha smesso di amarlo senza una ragione, tanto che ormai anche la sua semplice presenza le risulta molesta; una mamma, all’improvviso e inspiegabilmente, abbandona il marito e, con lui, la figlia, lasciando dietro di sé un annichilito senso di solitudine e smarrimento; una ragazza si illude di poter ricominciare ad amare soltanto perché ne ha una voglia infinita e impacciata.  

Amore, cui fanno da contrappunto dolore, morte, assenza, solitudine, violenza, in undici racconti, undici storie minime ma immense nella loro capacità di ritrarre la vita comune, talvolta banale, dei sentimenti. Brigitte Giraud analizza e disseziona con un linguaggio ruvido e quasi scontroso le umanissime reazioni di chi perde l’amore; i piccoli ed enormi gesti compiuti per colmare il vuoto di una quotidianità dolorosa e inquieta; il senso di desolazione che nasce dal timore dell’inevitabile giudizio della gente. 

 

Friuli, 1738. Dopo aver girovagato per l’Europa come mercante di chincaglierie e rimedi prodigiosi, l’audace quanto sfrontato Gottlob Kramer si ritrova vicino al paese d’origine, Orgnasso, un grumo di case abbarbicato tra i monti. Sulle rive del Meduna, un fiume modesto che diventa imponente solo se gonfiato dalle piogge, si imbatte in una scena raccapricciante: il cadavere di una donna è riverso a terra, con le sottane alzate, il cranio scuoiato e nel pugno una strana pietra. Se all’inizio tutto fa pensare a un annegamento accidentale, presto gli indizi condurranno Gottlob, aiutato dall’ingenuo figlio della vittima, a una scoperta ben più macabra e pericolosa. Mentre il mercante cerca di risolvere l’enigma, il passato si riversa sul presente e i fantasmi della sua giovinezza tornano a tormentarlo, riportandolo a un tempo in cui, ancora ragazzo, si destreggiava come apprendista nella spezieria della città di Steinbrueck. 

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