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Mps, Osnato (pres.Commissione Finanze Camera): “Tutelarne l’integrità, ma decide il mercato. Quota del Mef residuale, verso uscita ma non è priorità.

(Adnkronos) –

 

“Lovaglio fa bene a difendere le peculiarità di Mps, ma non è la politica a decidere. E’ il mercato che fa le sue scelte”. Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, delinea con Adnkronos gli scenari futuri della banca senese: tra l’offerta di Intesa e la decisione del Mef sulla quota del 4,9% ancora nella banca. “È ormai residuale la partecipazione del Tesoro e l’obiettivo resta quello di uscire dal capitale, ma non è questa l’urgenza primaria”, chiarisce Osnato. 

Lovaglio insiste molto sull’identità e sull’integrità di Mps, sottolineando che “più di una banca” e va preservata.
 

Ho molta stima di Lovaglio e credo faccia bene a evidenziare le qualità e le peculiarità di una banca come Mps, notoriamente conosciuta per essere la banca più antica del mondo. Credo che questo vada sicuramente considerato e penso che lo faccia anche con l’orgoglio di essere stato colui che l’ha salvata dai disastri delle gestioni precedenti. Poi è chiaro che il mercato fa le sue scelte e bisogna stare nel solco delle regole indicate dalle autorità di vigilanza. Non è certo la politica a dover definire come il mercato deve muoversi. Detto questo, anche noi siamo molto attenti al fatto che una banca con queste peculiarità e con un legame così forte con i territori, principalmente quello toscano ma non solo, possa continuare ad avere, oltre alla propria immagine storica e identitaria, un ruolo importante nell’erogazione del credito alle piccole e medie imprese di quei territori. 

Anche la premier Giorgia Meloni, in un’intervista a Mf-Milano Finanza, ha espresso l’auspicio che la banca conservi la propria identità e non venga smembrata.
 

Come è noto, il presidente del consiglio Meloni, nelle vicende che riguardano il cosiddetto risiko bancario, è stata attenta ai movimenti in corso, ma non è intervenuta come invece la politica troppo spesso ha fatto in passato, creando, soprattutto per quanto riguarda Monte dei Paschi, anche i disastri di cui parlavamo prima. È chiaro, però, che al presidente Meloni, come a tutti noi, sta molto a cuore il risparmio degli italiani e la possibilità per le famiglie di avere banche vicine alle loro esigenze: penso ai giovani che vogliono comprare una casa e hanno bisogno di un mutuo, ma soprattutto alle imprese. Nonostante le crisi geopolitiche internazionali, le nostre aziende continuano a performare molto bene, soprattutto in termini di export. Parliamo in particolare delle piccole e medie imprese, che rappresentano la linfa vitale dell’economia italiana e devono poter contare su un sistema bancario capace di comprenderne le esigenze. 

Come finirà?
 

Ci auguriamo che i movimenti in corso nel mercato del credito e questa nuova vivacità della finanza possano aiutare le imprese a crescere ancora, a diventare grandi non soltanto nelle performance ma anche nelle strutture e magari a creare aggregazioni per affrontare mercati ancora più importanti. In questi anni il presidente Meloni ha viaggiato molto e ha stretto accordi, penso all’Arabia Saudita, agli Emirati Arabi e alle repubbliche caucasiche. Sono mercati che l’Italia oggi forse non sfrutta pienamente e che realtà imprenditoriali più solide e strutturate potrebbero presidiare ancora meglio. 

Il Tesoro conserva ancora il 4,9% di Mps. A suo avviso cosa dovrebbe fare ora il Mef: aspettare la conclusione dell’offerta o procedere con l’uscita definitiva dal capitale?
 

Il Mef e il governo avevano scelto di rimanere in Mps finché fosse stato necessario per restituire agli italiani i sacrifici fatti.Voglio sottolineare che Mps era una banca sostanzialmente fallita e che è riuscita a riprendersi grazie anche al lavoro del management, a partire dal dottor Lovaglio, e all’attenzione del governo. È arrivata addirittura a tornare a distribuire dividendi. Nonostante le pressioni, soprattutto europee ma anche di una parte della politica italiana, affinché lo Stato uscisse velocemente da Mps, noi abbiamo ritenuto che fosse giusto farlo quando il mercato offriva le condizioni migliori. Adesso è rimasta una quota molto residuale, dalla quale secondo me dovremmo uscire. Ma non credo che questa sia l’urgenza primaria. Mi pare comunque che si vada in questa direzione. 

Nel frattempo, il risiko bancario continua. Vede rischi legati a una concentrazione eccessiva del settore?
 

Bisogna essere sicuramente molto attenti a quello che succede nel risiko bancario. Siamo contenti che ci sia questa voglia di movimento all’interno del mercato, ma vogliamo anche evitare che si passi da una frammentazione eccessiva a una concentrazione altrettanto eccessiva in poche mani, perché questo non aiuterebbe la concorrenza e lo sviluppo. Credo che anche l’Antitrust, nel momento in cui ci saranno gli atti ufficiali, dovrà fare le proprie valutazioni. Faccio anche un po’ di polemica: in passato troppi “salotti buoni” hanno deciso di gestire questi ambiti economici e finanziari come una sorta di hortus conclusus. Ci sono incastri molto particolari tra banche, assicurazioni e azionisti di banche che sono anche azionisti di assicurazioni, a loro volta azioniste di banche. C’è quindi un tema di concentrazioni e di possibili incastri pericolosi, ad esempio quando il principale operatore di un mercato si ritrova come azionista un altro grande operatore dello stesso settore, o viceversa. Su questo credo sia necessaria l’attenzione degli organismi di vigilanza, che fortunatamente ci sono, per evitare che alla fine a essere penalizzati siano gli utenti. 

L’arrivo di Intesa al controllo di Mps garantirebbe l’idea di quel “terzo polo” bancario auspicato dal governo?
 

Non devo essere io a essere convinto. Deve essere chi presenta l’offerta a considerare tutte le implicazioni di un’operazione di questo genere, che sicuramente sarà stata studiata e strutturata molto bene. Poi alcuni organismi di controllo dovranno fare le loro valutazioni. Abbiamo Mps che ha Mediobanca, che a sua volta ha Generali, che a sua volta ha azionisti che sono anche azionisti di Intesa. È tutto molto complesso. Per fortuna non è Marco Osnato a dover decidere. Io posso fare le mie valutazioni, ma non ho compiti coercitivi. Saranno le autorità di controllo, la Consob e l’Antitrust a valutare tutti questi aspetti. 

Esclude, al momento, un’indagine conoscitiva della Commissione Finanze sulla vicenda?
 

Non sono un grande fan delle commissioni d’inchiesta. Può essere invece opportuno fare dei cicli di audizioni per capire come evolve la situazione. Ne abbiamo già discusso in Commissione e non escludo che, se sarà necessario e utile, lo faremo con molta serenità. Le commissioni d’inchiesta sono servite in passato, quando c’era una situazione molto complicata e per molti versi oscura. In quel momento è stato giusto farle. Oggi, per fortuna, anche grazie all’azione di questo governo, c’è molta più chiarezza e mi sembra che ci sia anche una capacità di azione del mondo del credito molto più vivace rispetto a qualche anno fa. 

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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