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martedì 18 Agosto 2026
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Banche, Misiani: “Basta telenovela extraprofitti. Mps, Stato resti azionista”

(Adnkronos) – “Il Pd non ha intenzione di inseguire la telenovela estiva sugli extraprofitti delle banche. Si ripete ormai ogni anno e ogni anno si traduce in un buco nell’acqua”. Antonio Misiani, responsabile Economia del Partito democratico, intervistato da Adnkronos, boccia l’ipotesi di un nuovo intervento una tantum sugli istituti di credito e rilancia invece la proposta di una riforma strutturale della tassazione delle imprese. Sul risiko bancario e sul futuro di Monte dei Paschi di Siena, Misiani chiede invece che il Tesoro non faccia un passo indietro: “È essenziale che in questa fase lo Stato rimanga azionista del Monte” per tutelarne l’integrità, chiarisce Misiani.  

Misiani, si riaccende il dibattito sull’ipotesi di chiedere un nuovo contributo alle banche nella prossima manovra. Il Partito democratico è favorevole?
 

“Il Pd non ha intenzione di inseguire la telenovela estiva sugli extraprofitti delle banche. Si ripete ormai ogni anno e ogni anno si traduce in un buco nell’acqua. Siamo invece favorevoli a un intervento strutturale che differenzi la tassazione sugli utili delle imprese. È necessario ridurre le aliquote per chi reinveste gli utili e aumentarle sulla parte rimanente, extraprofitti compresi. In passato è stato fatto, con la Dit prima e l’Ace poi. Il governo Meloni, invece, anche in questo campo si limita a interventi tampone inutili o addirittura dannosi”. 

Ma se gli istituti finanziari dovessero, alla fine contribuire, a quale cifra penserebbe?
 

“Non siamo alla lotteria della legge di bilancio. Il punto è introdurre una riforma strutturale della tassazione delle imprese. Noi abbiamo molto a cuore il principio di progressività: chi sta meglio può e deve dare di più per aiutare chi sta peggio. È un principio solidaristico che mettiamo alla base delle nostre proposte”. 

Ma un nuovo prelievo sulle banche chi lo pagherebbe. C’è il rischio che il conto venga trasferito ai clienti?
 

“Sì, è un rischio che avevamo già denunciato lo scorso anno, quando il governo, nella legge di bilancio, non ripropose la clausola per evitare il ribaltamento sui clienti dei contributi o delle tasse straordinarie a carico di banche e assicurazioni. Il trasferimento sui clienti, purtroppo, è già avvenuto silenziosamente. Sarebbe inaccettabile che, in ultima istanza, fossero le famiglie e le imprese a pagare queste tasse”. 

L’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio insiste sulla necessità di preservare l’identità e l’integrità di Mps, un principio ribadito anche dalla premier Giorgia Meloni a Mf Milano Finanza. Cosa bisogna fare?
 

“Non siamo pregiudizialmente contrari a operazioni di consolidamento del sistema bancario, purché abbiano una logica industriale e mantengano un livello accettabile di concorrenza, salvaguardando il credito alle famiglie e alle imprese. Detto questo, Monte dei Paschi di Siena è la banca più antica del mondo ancora in attività e rappresenta un patrimonio e un’infrastruttura fondamentale per l’economia dei territori interessati. Abbiamo accolto positivamente le parole della presidente del Consiglio Meloni e il suo auspicio di evitare lo smembramento del Monte e di preservarne l’identità. Per evitare, però, che le dichiarazioni della premier rimangano chiacchiere estive, è essenziale che in questa fase lo Stato rimanga azionista del Monte e si attivi per concretizzare le garanzie che la stessa Meloni ha auspicato”. 

Quindi, secondo lei, il Tesoro non dovrebbe vendere la propria quota fino a quando non sarà chiusa la partita Mps?
 

“Secondo noi è importante che lo Stato rimanga nel capitale sociale di Mps per svolgere un ruolo attivo nella salvaguardia dell’integrità del Monte, dell’occupazione e della presenza sul territorio, a partire dalla sede direzionale di Siena, così come della sua funzione di supporto all’economia dei territori in cui la banca è insediata. È quanto stanno chiedendo, con voto unanime, anche gli enti territoriali toscani attraverso le mozioni approvate in queste settimane”. 

La prossima manovra dovrà fare i conti ancora una volta con risorse limitate. Quali sono le priorità del Pd e dove pensate di trovare le coperture?
 

“Ovviamente discuteremo con le altre forze della coalizione per costruire una proposta comune, a partire dalla risoluzione che abbiamo presentato insieme ad aprile sul Documento programmatico di finanza pubblica. Per il Partito democratico oggi le priorità sono quattro. La prima è tornare a crescere, rilanciando gli investimenti pubblici e privati dopo il Pnrr e costruendo una vera strategia di politica industriale. Sull’energia dobbiamo accelerare l’installazione delle rinnovabili, intervenire sui meccanismi di formazione dei prezzi e spingere sull’efficienza energetica per tagliare strutturalmente le bollette di famiglie e imprese. Sul lavoro, la nostra priorità è una legge sul salario minimo per rafforzare la contrattazione collettiva nazionale e introdurre una soglia minima di retribuzione oraria lorda. L’Italia ha inoltre bisogno di una strategia per rafforzare la produttività e aumentare tutti i salari che, in questi anni, non hanno tenuto il passo dell’inflazione, perdendo molto potere d’acquisto. Infine, la sanità è in una crisi profonda e riproporremo un intervento di rifinanziamento e riorganizzazione di quella pubblica”. 

Il governo punta molto sul taglio delle tasse al ceto medio. Il Pd sarebbe disponibile a votare una riduzione dell’Irpef oppure avete una controproposta?
 

“Riteniamo necessario un alleggerimento del prelievo sui redditi medi e bassi, ma questo deve avvenire non attraverso interventi spot, che hanno l’effetto di “pannicello caldo”, bensì con una riforma strutturale dell’Irpef, che in questi anni è stata ridotta a un colabrodo. Bisogna ampliare la base imponibile dell’Irpef e cambiare il meccanismo di tassazione. Guardiamo con molto interesse al modello tedesco dell’aliquota continua, che permetterebbe di risolvere una serie di problemi che oggi il sistema presenta”. 

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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