(Adnkronos) –
Due operai sono rimasti intossicati dopo aver inalato sostanze tossiche in un cantiere ad Ancona. Secondo quanto ricostruito l’incidente si è verificato in seguito all’apertura di un solvente da utilizzare per i lavori di ristrutturazione di un palazzo.
I due operai in quel momento sono svenuti e, soccorsi, sono stati trasportati in codice rosso all’ospedale Torrette di Ancona dove le loro condizioni sono in miglioramento. Altri tre operai sono stati visitati per accertamenti. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri.
“Ancora una volta il lavoro torna a fare notizia per le ragioni peggiori. In pochi giorni si assiste sempre più spesso a una nuova, drammatica sequenza di incidenti mortali e di lavoratori gravemente feriti. E dobbiamo dirlo con chiarezza: non possiamo continuare a considerare queste tragedie delle semplici fatalità”. A dirlo, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, il presidente nazionale dell’Anmil, Amedeo Bozzer.
“Dietro ogni incidente – sottolinea – ci sono persone, famiglie distrutte e, troppo spesso, responsabilità che devono essere accertate. E le vittime ci restituiscono, purtroppo, il ritratto di una piaga che attraversa l’intero Paese e colpisce lavoratori particolarmente esposti e vulnerabili: immigrati, over 50, giovani alle prime esperienze lavorative. A tutto questo si aggiungono i rischi legati alle temperature estreme di questa torrida estate, che rendono ancora più urgente garantire condizioni di lavoro realmente sicure”.
“Come presidente nazionale dell’Anmil – afferma – sento il dovere di ribadire con forza che siamo di fronte a un’emergenza nazionale. Da oltre ottant’anni rappresentiamo le vittime degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali e i loro familiari. Diamo voce a chi vive sulla propria pelle le conseguenze di una sicurezza che, ancora oggi, troppo spesso resta soltanto sulla carta. Non possiamo limitarci al cordoglio ogni volta che un lavoratore perde la vita”.
“E’ stata istituita – ricorda – la Giornata europea delle vittime del lavoro, che si è celebrata l’8 agosto, nell’anniversario della tragedia di Marcinelle. E l’11 ottobre, grazie all’impegno delle sedi Anmil su tutto il territorio, celebreremo la 76esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Sono momenti fondamentali per ricordare e per stare accanto alle famiglie. Ma noi non vogliamo soltanto commemorare le vittime. Vogliamo fermare quella lista di nomi. Per questo bisogna intervenire con decisione sulla prevenzione, sui controlli e sulla cultura della sicurezza, ma servono anche strumenti normativi adeguati alla gravità del fenomeno. E per questo Anmil chiede due interventi precisi: il riconoscimento dell’omicidio sul lavoro, affinché le morti provocate da gravi violazioni delle norme di sicurezza abbiano una specifica rilevanza penale, e l’istituzione di una Procura nazionale del lavoro, che possa svolgere le indagini in maniera più celere e con strumenti e personale qualificati”.
“Ma il nostro impegno – avverte – non si esaurisce nelle proposte legislative. Ogni giorno Anmil è presente sul territorio con una rete capillare di sedi. Assistiamo lavoratori e famiglie nei momenti più difficili, offrendo tutela, consulenza e vicinanza. Siamo al loro fianco nel difficile percorso per il riconoscimento dei diritti, nella riabilitazione e nel reinserimento nella vita sociale e lavorativa. E proprio perché abbiamo vissuto sulla nostra pelle le conseguenze della mancata sicurezza, vogliamo evitare che ad altri accada ciò che è successo a noi. Per questo andiamo nelle scuole e nelle aziende con le nostre testimonianze: affianchiamo alla formazione teorica l’esperienza concreta di chi sa cosa significa subire un grave infortunio sul lavoro o una malattia professionale. Cerchiamo di trasmettere un messaggio molto semplice: la propria vita e la propria salute vengono prima di tutto”.
“Sappiamo anche – fa notare – che non viviamo in un mondo ideale. Dire quei ‘no’ che possono salvare una vita non è sempre facile. Per questo i lavoratori devono essere messi nelle condizioni reali di poter rifiutare una situazione pericolosa senza avere paura di perdere il posto di lavoro o di subire conseguenze. E questo problema diventa ancora più reale e grave nel lavoro sommerso. In Italia circa tre milioni di persone lavorano nel sommerso. Dove mancano tutele e diritti, spesso manca anche la possibilità concreta di denunciare condizioni di lavoro insicure”.
“E’ quello – rimarca – che Anmil definisce un tacito ‘patto di scorrettezza’ tra datore di lavoro e lavoratore, fuori dalle regole: un sistema che finisce per alimentare sfruttamento, incidenti e costi sociali enormi, che poi ricadono sull’intera collettività”.
“Un altro punto decisivo – avverte – è la formazione. La formazione e la verifica costante delle competenze sono tra gli strumenti più importanti che abbiamo per prevenire gli infortuni. Eppure, come Anmil, incontriamo quotidianamente lavoratrici e lavoratori che denunciano la totale assenza di una formazione specifica rispetto alle mansioni che svolgono”.
“Dietro un incidente o una malattia professionale – dice – non c’è semplicemente la ‘sfortuna’. Molto spesso troviamo carenza di prevenzione, superficialità e mancato rispetto delle regole. Molti lavoratori, dopo averci incontrato, ci ringraziano per avergli aperto gli occhi. Perché proprio dietro alla frase ‘si è sempre fatto così’ si possono nascondere le insidie più pericolose. Dobbiamo quindi superare definitivamente l’idea della formazione come semplice adempimento burocratico. Formare significa proteggere vite umane. Ed è con questo spirito che abbiamo sottoscritto, insieme a Conflavoro e Atisl, un protocollo d’intesa per contrastare il fenomeno degli attestati falsi e tutelare anche le imprese rispetto a corsi non conformi”.
“Una vera cultura della sicurezza – suggerisce il presidente nazionale Bozzer – deve iniziare ancora prima: dai banchi di scuola. Penso a Lorenzo Parelli il diciottenne morto durante il suo ultimo giorno di alternanza scuola-lavoro, mentre svolgeva attività diverse da quelle previste e senza un’adeguata supervisione e formazione rispetto ai rischi presenti nell’ambiente in cui operava. Tragedie come questa ci obbligano a riflettere profondamente sulla qualità e sulla sicurezza dei percorsi formativi destinati ai giovani”.
“Un passo importante – sottolinea – è stato compiuto con la legge n. 21 del 2025, a prima firma del deputato Rizzetto, che ha introdotto l’insegnamento del diritto del lavoro e della sicurezza nell’ambito dell’educazione civica, valorizzando anche la testimonianza diretta degli infortunati sul lavoro. E’ un segnale importante, perché educare alla sicurezza significa costruire consapevolezza e responsabilità fin dall’età scolastica”.
“Come Anmil – afferma – continuiamo a portare nelle scuole i nostri testimonial. Ma riteniamo che esistano ancora lacune strutturali nella formazione e nell’educazione dei giovani, soprattutto nei percorsi di formazione scuola-lavoro. Dobbiamo garantire che ragazze e ragazzi entrino nei luoghi di lavoro in piena sicurezza. E, nello stesso tempo, dobbiamo fare in modo che i percorsi di formazione-lavoro siano davvero un’opportunità di crescita e di orientamento professionale, attraverso esperienze autentiche, sicure e coerenti con il loro percorso di studi. Anmil continuerà a essere la voce delle vittime e delle loro famiglie. Ma il cambiamento non può dipendere soltanto da chi rappresenta queste persone. Servono responsabilità condivise, scelte politiche coraggiose e un impegno concreto da parte di tutte le istituzioni. Perché non possiamo accettare che, settimana dopo settimana, il lavoro continui a presentare un conto così pesante in termini di vite umane. Dobbiamo cambiare prospettiva. La sicurezza sul lavoro non è un costo. Non è un adempimento burocratico. Non è qualcosa di cui occuparsi soltanto dopo una tragedia. La sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità culturale, sociale e civile per tutto il Paese”. (di Sabrina Rosci)
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