28.8 C
Grosseto
lunedì 21 Settembre 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Alzheimer, scoperta una correlazione tra fecondità e demenza 

Nei Paesi con una fecondità più bassa la demenza tende a essere più diffusa. È il risultato di uno studio pubblicato su “Archives of Gerontology and Geriatrics Plus”, che nella Giornata mondiale dell’Alzheimer aggiunge un elemento nuovo al dibattito sull’invecchiamento della popolazione: la struttura demografica di un Paese potrebbe essere associata alla prevalenza della demenza anche oltre il semplice aumento dell’età media.

Lo studio, firmato da Wenpeng You, ha confrontato il tasso di fecondità totale dei diversi Paesi con la prevalenza della demenza per 100 mila abitanti. Il risultato è una relazione inversa: dove la fecondità è più bassa, la prevalenza della demenza tende a essere più elevata, sia nella popolazione complessiva sia considerando separatamente uomini e donne.

La correlazione resta presente anche quando i modelli statistici tengono conto di altre caratteristiche nazionali, tra cui invecchiamento e aspettativa di vita, livello di ricchezza e urbanizzazione. Nel complesso, le variabili considerate spiegano il 57,6% della variabilità della prevalenza totale della demenza, il 60,9% di quella maschile e il 56,4% di quella femminile.

Il risultato non dimostra però che avere pochi figli aumenti il rischio individuale di sviluppare Alzheimer o altre forme di demenza. Gli autori lo precisano esplicitamente: si tratta di uno studio ecologico e trasversale, basato su dati aggregati per Paese, e non può stabilire un rapporto di causa-effetto.

Il nesso statistico tra fecondità e demenza

La ricerca utilizza il tasso di fecondità totale come indicatore del regime demografico e della dimensione delle famiglie e lo mette in relazione con la prevalenza nazionale della demenza. I dati provengono da database internazionali pubblicamente disponibili e sono stati analizzati attraverso correlazioni e modelli di regressione multivariata.

Un elemento preso in considerazione è la stabilità nel tempo della fecondità. I tassi nazionali registrati tra il 1990 e il 2012 risultano fortemente correlati tra loro: i Paesi caratterizzati da livelli più bassi di fecondità tendono quindi a mantenere questa posizione per periodi relativamente lunghi. Le analisi esplorative mostrano inoltre associazioni inverse più forti nei Paesi a basso e medio reddito e nei gruppi classificati come in via di sviluppo.

Il metodo impone però un limite importante. Sapere che un Paese con poche nascite presenta una maggiore prevalenza di demenza non significa sapere quanti figli abbiano avuto le persone che successivamente hanno sviluppato la malattia. Lo studio confronta popolazioni, non storie individuali, e per questo non consente di attribuire un effetto protettivo alla genitorialità.

La distinzione è particolarmente importante perché la demenza è una condizione multifattoriale. L’età è il principale fattore di rischio conosciuto, ma non rappresenta una causa inevitabile: l’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea che la demenza non è una conseguenza normale dell’invecchiamento e che una parte consistente del rischio è associata a fattori modificabili. Le linee guida Oms aggiornate nel 2026 indicano che fino al 45% del rischio potrebbe essere prevenuto o ritardato, intervenendo tra l’altro su fumo, inattività fisica, isolamento sociale, inquinamento atmosferico, ipertensione e diabete.

Dalla fecondità alle reti familiari

Il lavoro non individua un meccanismo biologico attraverso il quale la bassa fecondità possa influire direttamente sulla demenza. Gli autori indicano invece la necessità di approfondire possibili percorsi demografici, sociali, assistenziali e sanitari.

Uno riguarda la struttura delle reti familiari. La riduzione della dimensione media delle famiglie può incidere sulla disponibilità futura di caregiver informali. In una popolazione più anziana, un numero inferiore di figli adulti significa una rete familiare potenzialmente più ristretta su cui distribuire l’assistenza alle persone con demenza.

Il tema è rilevante perché gran parte della cura continua a essere sostenuta dalle famiglie. Secondo l’Oms, nel 2019 i costi mondiali della demenza hanno raggiunto circa 1.300 miliardi di dollari e quasi la metà era riconducibile all’assistenza informale fornita da familiari e persone vicine. I caregiver dedicano mediamente circa cinque ore al giorno alla cura e alla supervisione.

Anche le relazioni sociali sono considerate nella ricerca sulla prevenzione. Le nuove linee guida dell’Oms includono infatti l’isolamento sociale tra i fattori modificabili associati al rischio di demenza. Questo non equivale a identificare la dimensione della famiglia come fattore protettivo: qualità delle relazioni, presenza di servizi, condizioni economiche e reti sociali esterne al nucleo familiare possono modificare radicalmente la situazione individuale.

Lo stesso autore aveva già esplorato il rapporto tra dinamiche demografiche e demenza in un precedente studio del 2025, nel quale aveva riscontrato un’associazione inversa tra tasso di natalità e incidenza della demenza a livello internazionale. Anche quella ricerca utilizzava dati aggregati nazionali e controllava statisticamente fattori come invecchiamento, ricchezza e urbanizzazione.

57 milioni di persone con demenza nel mondo

La relazione osservata assume particolare interesse perché la demenza cresce in un contesto di rapido invecchiamento mondiale. Nel 2021, secondo l’Oms, 57 milioni di persone vivevano con una forma di demenza e ogni anno si registrano quasi 10 milioni di nuovi casi. L’Alzheimer rappresenta circa il 60-70% delle demenze.

In Italia l’Istituto superiore di sanità stima circa 1,2 milioni di persone con demenza tra gli over 65, alle quali si aggiungono circa 24 mila casi tra i 35 e i 64 anni e circa 950 mila persone con Mild Cognitive Impairment. Considerando anche i familiari coinvolti nell’assistenza, l’Iss stima che il problema riguardi direttamente o indirettamente circa il 10% della popolazione italiana. Il costo complessivo delle demenze nel Paese è stimato in circa 23 miliardi di euro l’anno, con il 63% a carico delle famiglie.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Grosseto
cielo coperto
28.8 ° C
28.8 °
28.8 °
48 %
3.1kmh
86 %
Lun
27 °
Mar
28 °
Mer
25 °
Gio
27 °
Ven
26 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS