25 C
Grosseto
mercoledì 23 Settembre 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Scuola, un’altra cattedra insanguinata: per il 71% degli studenti la classe è fonte di stress

Un’altra cattedra insanguinata. Un altro studente che filma la scena. L’ennesimo patto educativo infranto. I recenti fatti di cronaca avvenuti a Roma, nel quartiere Centocelle, hanno visto un alunno di appena tredici anni utilizzare uno spray urticante per poi accoltellare un’insegnante in classe. Un episodio drammatico che arriva sulla scia di altri episodi di altrettanta violenza e che pongono dei quesiti inevitabili: cosa sta accadendo ai nostri giovani? Cosa li spinge a tale brutalità nei confronti dei propri insegnanti? E perché sentono il bisogno di registrare l’accaduto?

Scuola, tra ansia e paure: i dati Censis

A fotografare un primo e fondamentale aspetto è il Progetto Iride, nato dalla collaborazione tra la Fondazione Costruiamo il Futuro Ets e il Censis. Dalle rilevazioni affiora una spaccatura relazionale profonda: sebbene il 55,8% degli studenti consideri i docenti un punto di riferimento sicuro a cui potersi rivolgere (quota che sale al 61,2% negli istituti professionali) e il 51,3% si senta stimolato nel proprio percorso, al momento del bisogno reale la comunicazione si interrompe. Di fronte a situazioni di abuso, violenza o prevaricazione, soltanto il 14,8% dei ragazzi sceglie di confidarsi con un insegnante, mentre la maggioranza preferisce parlarne in famiglia (37%), con amici esterni alla classe (27,2%) o si chiude in un assoluto silenzio (34,9%).

A questo si aggiunge un forte senso di vulnerabilità: appena il 15,2% degli studenti si sente del tutto tutelato dalla scuola rispetto a bullismo, cyberbullismo e discriminazioni, mentre ben il 71% vive l’esperienza scolastica come una fonte continua di ansia e di stress, accusando un peso significativo legato alle modalità di valutazione.

La scia di violenza

I fatti di Centocelle rappresentano solo l’ultimo tassello di una lunga e dolorosa scia di aggressioni registrate negli anni negli istituti italiani. A San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, un alunno di dodici anni ha aggredito il docente di tecnologia con un coltello, indossando un casco e una mascherina e fissando lo smartphone al casco per trasmettere l’assalto in diretta streaming su Telegram. A Trescore Balneario, nel Bergamasco, un tredicenne si è presentato a scuola con una maglietta recante la scritta “vendetta”, accoltellando l’insegnante di francese, poi ricoverata in terapia intensiva, e filmando l’azione con il cellulare. A Varese un diciassettenne dell’Istituto Enaip ha colpito gravemente alla schiena e a un polmone la sua professoressa nel timore di una bocciatura, così come ad Abbiategrasso un sedicenne ha ferito una docente a testa e collo durante la lezione. Risalendo più indietro nel tempo, a Santa Maria a Vico uno studente di diciassette anni ha sfregiato al volto un’insegnante con trentadue punti di sutura a seguito di una nota disciplinare per il rifiuto di farsi interrogare, mentre a Chioggia un alunno tredicenne ha pugnalato alla schiena il professore durante una lezione individuale di violino.

A spiegare cosa si celi davvero dietro questa brutalità e perché si avverta la necessità sistematica di riprendere la scena interviene l’analisi clinica e criminologica di Barbara Fabbroni, psicologa e psicoterapeuta.

Rabbia e frustrazione: cosa muove la violenza

Commentando la trasformazione dell’aggressività scolastica in contenuto digitale da consumo social, la dottoressa Fabbroni sottolinea come “la violenza non rimanga più confinata nell’aula o nel corridoio della scuola, ma diventi un contenuto da conservare, condividere e offrire allo sguardo degli altri”. Alla base di gesti così estremi non vi è mai una risposta univoca: possono coesistere rabbia, frustrazione, bisogno di affermarsi, desiderio di dominio, ricerca di visibilità o necessità di essere accettati dal gruppo. Durante l’adolescenza, la capacità di controllare gli impulsi e valutare le conseguenze è ancora in fase di maturazione, mentre il bisogno di riconoscimento sociale tra pari diventa impellente; lo smartphone agisce quindi da specchio e da amplificatore, trasformando l’aggressione in una messa in scena teatrale in cui la ricerca di “like”, commenti e prestigio virtuale funge da ricompensa sociale.

L’analisi della dottoressa Fabbroni mette in luce anche il profondo valore simbolico dell’insegnante, che incarna la conoscenza, la regola, la valutazione e il limite. Quando il rapporto con il limite è fragile, un richiamo o un voto negativo non vengono recepiti come un giudizio su una singola prestazione, ma come un attacco diretto alla propria identità. Lo studente non pensa “ho sbagliato”, ma sente “non valgo nulla e mi stanno umiliando”; la vergogna, difficile da tollerare, si converte in rabbia immediata per respingere l’impotenza e recuperare un’illusoria immagine di forza. All’origine di questo cortocircuito vi è spesso la fragilità di alcune funzioni educative fondamentali: l’interiorizzazione della regola, la tolleranza della frustrazione e la capacità di decodificare le proprie ed altrui emozioni.

Quanto alle prospettive e a cosa poter fare per ricostruire il patto educativo, Fabbroni chiarisce che la priorità dev’essere la tutela del corpo docente attraverso sanzioni chiare e proporzionate, rimarcando tuttavia che la sola punizione non è sufficiente: “Di fronte a un’aggressione serve una sanzione chiara e proporzionata. La prima persona da proteggere è l’insegnante. Ma punire, da solo, non basta. Occorre comprendere la storia del ragazzo, intervenire sulle sue difficoltà”. Per l’esperta occorre ripristinare il valore del limite e promuovere un’autentica educazione emotiva, insegnando ai giovani che la rabbia, per quanto legittima, non autorizza mai a colpire e che nessuna crescita può dirsi compiuta finché le persone non smettono di essere considerate bersagli o contenuti da condividere per tornare a essere riconosciute nella loro piena umanità.

 

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Grosseto
cielo sereno
25 ° C
25 °
25 °
32 %
1.4kmh
0 %
Mer
25 °
Gio
28 °
Ven
25 °
Sab
25 °
Dom
27 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS