Pensioni novembre, aumento e dieci mesi di arretrati: ecco gli oltre 180.000 pensionati coinvolti

Dieci mesi di attesa, prima di vedere un unico, grande aumento nel proprio cedolino. Con la pensione di novembre i pensionati Enpam, l’ente che gestisce la previdenza obbligatoria di medici e odontoiatri, ricevono la rivalutazione 2026 e gli arretrati maturati da gennaio. Al 31 dicembre 2025 la Fondazione contava 184.021 pensionati, tra titolari di pensione e superstiti, ai quali si aggiungono gli iscritti ancora in attività. 

Perché l’aumento arriva solo a novembre 

L’adeguamento è stato deliberato dal Consiglio di amministrazione della Fondazione il 29 gennaio, ma è diventato operativo soltanto a settembre, dopo il via libera dei ministeri vigilanti. La rivalutazione, però, decorre dal 1° gennaio 2026: per questo l’Enpam paga a novembre l’aumento corrente e la differenza dei mesi già trascorsi. 

L’aumento e gli arretrati sono riconosciuti in automatico, senza domande all’ente. L’importo si può controllare nel cedolino. 

Chi è coinvolto 

La rivalutazione riguarda le pensioni di due gestioni principali.  

  • Fondo di previdenza generale: comprende la Quota A, la componente di base a cui sono iscritti tutti i medici e gli odontoiatri, e la Quota B, legata all’attività libero-professionale;  
  • Fondo della medicina convenzionata e accreditata: raccoglie chi ha lavorato in convenzione o in regime accreditato con il Servizio sanitario nazionale. Sono medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici della continuità assistenziale e dell’emergenza territoriale, specialisti ambulatoriali, specialisti esterni e altre categorie di convenzionati.  

I numeri del bilancio a fine 2025 mostrano il peso delle singole gestioni: 184.021 pensionati nella Quota A, 93.130 nella Quota B, 58.735 nella medicina generale, 24.288 nella specialistica ambulatoriale e 4.960 nella specialistica esterna. Bisogna considerare che una stessa persona può avere una pensione composta da più gestioni e, quindi, comparire in più voci. 

Come funziona la rivalutazione: due aliquote 

Per il 2026 l’indice Istat usato è l’1,4%. Il regolamento Enpam non lo applica per intero a tutte le pensioni, ma lo modula in due fasce. A chi riceve una pensione di importo fino a quattro volte il trattamento minimo Inps (31.816,20 euro annui per il 2026), spetta una rivalutazione pari al 75% dell’inflazione, cioè dell’1,05%. I pensionati che superano questa soglia, riceveranno una rivalutazione pari del 50% dell’inflazione, ovvero dello 0,7% sul cedolino sulla quota eccedente. La quota sotto soglia segue la rivalutazione al 75%. 

Quanto vale in concreto: tre esempi 

Qualche esempio per capire cosa cambia in concreto. Gli importi descritti qui sotto sono lordi, calcolati su 13 mensilità e considerano le 10 rate di arretrati. Quelli che vedrete sono casi teorici, non medie delle pensioni Enpam. L’assegno reale dipende da storia contributiva, gestione di appartenenza e presenza di più quote. Fatte le doverose premesse, ecco qualche esempio: 

  • Pensione lorda annua di 24.000 euro (tutta nella fascia all’1,05%): aumento di 252 euro l’anno, circa 19,38 euro lordi a rata, arretrati di circa 194 euro; 
  • Pensione lorda annua di 30.000 euro: aumento di 315 euro l’anno, circa 24,23 euro a rata, arretrati di circa 242 euro; 
  • Pensione lorda annua di 36.000 euro: i primi 31.816,20 euro crescono dell’1,05% (circa 334 euro), i restanti 4.183,80 euro dello 0,70% (circa 29 euro). L’incremento annuo è di circa 363 euro lordi, circa 27,95 euro a rata, con arretrati di circa 280 euro. 

Il calcolo degli arretrati presuppone che l’Enpam li liquidi come 10 rate su 13 (includendo la tredicesima).  

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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