Lo smartphone vibra sul banco di scuola, ma non è un messaggio di buongiorno. È una richiesta di posizione in tempo reale, una pretesa di spiegazioni per un “like” di troppo o la minaccia di uno schiaffo se non viene consegnata la password di Instagram. Per la “Generazione Onlife”, il confine tra l’affetto e il monitoraggio è diventato una zona grigia dove la violenza viene spesso mascherata da gelosia romantica.
L’ultimo rapporto di Save the Children, dal titolo emblematico “Stavo solo scherzando”, svela una realtà brutale che non fa certo sorridere: un adolescente su quattro (25%) è già stato vittima di violenza fisica (schiaffi, pugni, spinte) all’interno di una relazione, un dato in netto aumento rispetto al 19% registrato solo due anni fa.
“Videochiamami, fammi vedere con chi sei…”
Nelle relazioni dei giovanissimi, il controllo non dorme mai e viaggia sui binari della tecnologia. Un adolescente su tre (32%) è geolocalizzato dal partner tramite app, mentre al 42% viene chiesta una videochiamata di controllo per verificare dove si trovi e con chi. La sorveglianza digitale è diventata una nuova “grammatica” dell’intimità: il 29% ha subito pressioni per condividere le password dei social e il 24% ammette che il partner ha creato profili falsi per spiarne le mosse.
Nonostante il 73% dei ragazzi dichiari teoricamente che nessuno dovrebbe essere obbligato a condividere la propria posizione, la pratica quotidiana racconta una storia di possesso crescente.
“Se non fai come ti dico…”
Oltre ai segni fisici, sono le cicatrici invisibili a definire il quotidiano dei ragazzi italiani. Il 36% degli adolescenti ha subito insulti, grida e linguaggio violento dal partner. Particolarmente preoccupante è l’impennata dei ricatti emotivi: il 31% delle vittime dichiara di aver subito pressioni e minacce per fare ciò che il partner voleva, una cifra cresciuta drasticamente rispetto al 22% del 2023.
La fine di un rapporto non offre sempre una via d’uscita: il 24% dei giovani ha subito minacce di vendetta tramite la condivisione di foto o informazioni private dopo la rottura. E, infine, sussiste una forte tendenza a colpevolizzare chi subisce violenza: il 30% degli adolescenti ritiene che restare in una relazione violenta sia “anche un po’ colpa” della vittima.
Questo clima di giudizio si riflette nella paura di denunciare: il 61% dei giovani crede che chi parla non venga creduto, e il 55% è convinto che gli autori di violenza restino impuniti. Queste credenze creano un muro di silenzio che protegge chi agisce con aggressività.
“Ma dove vai tutta sola di notte…”
La violenza non è un’esperienza neutra e le ragazze pagano il prezzo più alto in termini di libertà negate. Il 66% delle adolescenti ha subito catcalling per strada, e il 70% dichiara di sentirsi in pericolo negli spazi pubblici. Questa insicurezza strutturale si trasforma in auto-limitazione: il 49% delle ragazze evita di prendere i mezzi pubblici la sera da sola e il 29% sceglie abiti “non provocanti” solo per evitare molestie o sguardi indesiderati.
Anche la sfera sessuale è attraversata dalla coercizione: il 29% dei giovani (con punte del 30% tra le ragazze) si è sentito costretto a compiere atti sessuali indesiderati.
Comportamenti a rischio e salute sessuale
Il contesto relazionale degli adolescenti italiani è segnato da un avvio precoce della vita sessuale, spesso non accompagnato da un’adeguata protezione. Già a 15 anni, il 21,6% dei ragazzi e il 18,4% delle ragazze ha avuto un rapporto completo, cifra che sale al 43% a 17 anni. Preoccupa il calo dell’uso del preservativo, passato tra le quindicenni dal 72% al 62% in otto anni, con un conseguente aumento di infezioni come la clamidia. Inoltre, il 28% dei giovani ammette di aver avuto incontri intimi occasionali dopo aver bevuto troppo, non ricordando bene le circostanze il giorno successivo.
Il vuoto educativo e la trappola familiare
Le radici di questo fenomeno affondano spesso tra le mura domestiche. Chi cresce in un clima familiare teso o conflittuale ha probabilità molto più alte di riprodurre modelli violenti: il 30% di questi ragazzi agisce violenza fisica sul partner, contro il 18% del campione generale.
A questo si aggiunge un deserto istituzionale: il 47% degli adolescenti italiani non ha mai ricevuto un’ora di educazione sessuo-affettiva a scuola. Solo il 56% degli studenti ritiene che la scuola sia in grado di aiutarli, mentre la maggioranza (79%) invoca corsi obbligatori per imparare il rispetto e il consenso. Senza strumenti per decodificare il controllo, lo schiaffo continuerà a essere scambiato per amore, protetto dal silenzio di chi pensa che, in fondo, si tratti “solo di uno scherzo”.
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Giovani
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