La crisi della natalità nel Regno Unito ha raggiunto un punto di rottura: con un tasso di fecondità al minimo storico di 1,41, il Paese si interroga sulle cause profonde di quello che il think tank Centre for Social Justice (Csj) definisce un “enorme fallimento sociale”. Al centro del dibattito, sollevato dal rapporto “Baby Bust”, c’è il cosiddetto “ritardo nell’ingresso nell’età adulta” dei giovani uomini, indicato come uno dei pilastri che frenano la formazione delle famiglie.
Cosa si intende per “immaturità” maschile?
Il termine, ripreso con enfasi dalla stampa britannica, non descrive un capriccio caratteriale, ma una condizione di stallo socio-economico. Il rapporto evidenzia come oggi i tempi della vita siano drasticamente rallentati rispetto alla generazione dei nati nel 1949:
- Se in passato un uomo di 24 anni era spesso già sposato e con figli, oggi i giovani lasciano la casa dei genitori mediamente a 25 anni.
- Il Csj segnala una difficoltà crescente per i giovani uomini nell’accedere a lavori specializzati, alimentando la crisi dei Neet (chi non studia né lavora) e rendendo difficile assumersi le responsabilità economiche di una famiglia.
- L’età media del primo matrimonio è balzata da 22 a 31 anni, un dato che corre di pari passo con l’innalzamento dell’età media al primo figlio.
Le “madri mancate”
Questo rallentamento maschile, di pari passo con un’evoluzione della parità di genere e che vede le donne subire lo stesso rallentamento, se non più accentuato per certi versi, ha un impatto diretto sulle aspirazioni di genitorialità. Il desiderio di maternità, però, non è svanito: nove giovani donne su 10 sperano ancora di avere figli (una media di 2,3), ma le “pressioni moderne” rendono questo sogno irraggiungibile.
Analizzando i dati dell’Office for National Statistics, il think tank ha stimato che circa 600.000 donne dell’attuale generazione rischiano di non diventare madri, nonostante lo desiderino. Questo “vuoto” di nascite potrebbe tradursi in 1,4 milioni di bambini nati in meno nel tempo.
Non solo uomini: il peso sulle donne e sulle coppie
Il rapporto è chiaro nel non isolare il fattore maschile come unica causa. Le donne, infatti, devono fare i conti con la “penalità della maternità”, cioè il rischio di carriera e l’instabilità lavorativa legati alla genitorialità. A questo si aggiungono barriere comuni a tutta la giovane generazione: l’impennata dei prezzi delle case impedisce ai giovani di creare un nido indipendente; l’inflazione e le difficoltà finanziarie spingono le coppie a rimandare la genitorialità fino a quando non si sentono sicure, spesso rischiando di superare i limiti biologici.
Le conseguenze sul welfare britannico
Se non si inverte la rotta, il rapporto tra lavoratori e pensionati passerà dai 4 a 1 del 1970 a un drammatico 3 a 1 nei prossimi decenni. Con una popolazione di ultrasessantacinquenni che passerà da 13 a 17 milioni entro il 2043, il peso fiscale per sostenere pensioni e sanità graverà interamente su una base di giovani sempre più piccola e in difficoltà.
Il Csj suggerisce al governo cinque principi chiave per uscire dall’inverno demografico:
- Aiutare gli uomini a “farsi avanti”: supportare i giovani uomini verso il lavoro specializzato affinché possano raggiungere prima l’indipendenza economica.
- Dare valore alla maternità: rimuovere gli ostacoli professionali per le donne e porre la famiglia al centro delle politiche pubbliche.
- Incentivare la stabilità: promuovere il matrimonio e la formazione di coppie stabili in età più giovane.
- Riequilibrio fiscale: passare da politiche che favoriscono i pensionati (i “baby boomers”) a misure che sostengano le giovani famiglie attraverso tagli alle tasse mirati.
In conclusione, il messaggio del rapporto è un appello a smettere di ignorare i bisogni delle giovani coppie. Per salvare la natalità, la società deve rimuovere gli ostacoli economici, dal lavoro maschile alla sicurezza professionale femminile, che oggi trasformano il naturale desiderio di famiglia in un traguardo quasi impossibile.
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Fertilità
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