“Il tempo non aspetta”, il racconto della sindaca di Genova Silvia Salis e il monito su fecondazione e maternità

“Si crede che il tempo sia elastico, che le stagioni della vita possano essere spostate come appuntamenti su un’agenda. La realtà è diversa. A un certo punto capisci che il corpo ha un suo calendario e che la maternità, come molte cose importanti, non è sempre una strada lineare”. È con queste parole, affidate al suo libro “È già domani” (Feltrinelli), che Silvia Salis, sindaca di Genova, ha scelto di abbattere il muro di riservatezza attorno alla procreazione medicalmente assistita (Pma). La sua storia personale, dalla ricerca di un figlio con il marito Fausto, i tentativi infruttuosi per un anno nonostante le analisi in ordine, la scelta della fecondità assistita, fino nascita del piccolo Eugenio nel 2023 – non è soltanto un’autobiografia intima, ma la cornice viva dentro cui si riflettono le trasformazioni sociali, le scelte legislative e le rughe demografiche dell’Italia contemporanea.

La vulnerabilità, l’attesa e il tabù dell’infertilità

“La fecondazione assistita è una tecnologia straordinaria, ma non è mai soltanto una questione tecnica. È un’esperienza emotiva complessa. Ogni passaggio – le visite, i tentativi – ti mette davanti alla parte più vulnerabile di te”, racconta la prima cittadina, ricordando le settimane dilatate “tra l’attesa dei risultati, le telefonate dei medici e la sensazione di vivere sospesa tra speranza e cautela”. Un vissuto condiviso da un numero crescente di famiglie: secondo le rilevazioni dell’Istituto superiore di sanità (Iss), circa il 15% delle coppie in età riproduttiva in Italia soffre di problemi legati all’infertilità (in linea con le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità che indicano il 17,5% a livello globale).

La riflessione di Salis tocca da vicino una convinzione diffusa, “soprattutto tra le donne che hanno costruito la propria vita attorno a percorsi lavorativi intensi”, convinte che la maternità arrivi naturalmente quando si presenta il momento “giusto”. Questa tendenza alla posticipazione trova un riscontro puntuale nei dati del report Istat “Indicatori demografici – Anno 2025”, secondo cui l’età media al parto in Italia è salita a 32,7 anni (con un picco di 33,1 anni nel Centro Italia). Parallelamente, lo studio Istat “I percorsi di vita delle generazioni” mostra come lo slittamento delle nozze e della genitorialità caratterizzi la “seconda transizione demografica”, portando il numero medio di figli per donna al minimo storico di 1,14 nel 2025.

Social freezing e crioconservazione: la politica si interrogano sulla fertilità

Nel suo racconto, Silvia Salis richiama esplicitamente l’atto pubblico compiuto dalla deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez, che ha condiviso sui social il proprio percorso di congelamento degli ovociti a 36 anni per rivendicare maggiore controllo sul proprio futuro. Un gesto che, come nota la stessa sindaca, ha riaccesso i riflettori sulle tutele e sui costi della preservazione della fertilità.

In Italia il tema è esploso nel dibattito politico. A rompere il silenzio è stata anche l’eurodeputata Isabella Tovaglieri (Lega), che a 38 anni ha raccontato di essersi sottoposta a crioconservazione a Milano dopo la fine di una relazione e di fronte alla paura di non aver più tempo. Sostenendo che “la fertilità non ha colori politici”, Tovaglieri ha proposto un sostegno statale tramite tetti Isee, campagne informative nelle scuole e l’estensione dell’uso degli ovociti anche alle donne single, alle quali in Italia la Pma resta preclusa. A livello parlamentare il dibattito ha registrato diverse iniziative. Matteo Renzi (Italia Viva) ha proposto uno stanziamento di 100 milioni di euro in legge di bilancio per rendere la procedura gratuita per le giovani donne tra i 25 e i 38 anni sulla scia del modello francese. Nel Partito democratico, proposte a prima firma di Gian Antonio Girelli chiedono l’inserimento della crioconservazione nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) tra i 27 e i 37 anni, affiancate dai ddl di Filippo Sensi, Cecilia D’Elia (contributo di 3.000 euro per Isee sotto i 30.000 euro) ed Emiliano Fossi (fondo sperimentale da 30 milioni). Il Movimento 5 Stelle, con Gilda Sportiello e Carmen Di Lauro, spinge per superare i vincoli della Legge 40 e riconoscere il diritto alla crioconservazione (anche agli uomini tra i 18 e i 40 anni).

Dalla maggioranza di centrodestra si registrano tuttavia posizioni di prudenza, come quelle di Maria Stella Gelmini (Noi Moderati), che ha definito la tecnica un’extrema ratio da non trasformare in norma a discapito dei servizi alla famiglia, e di Alessia Ambrosi (FdI), che ha messo in guardia dal rischio di “falsa sicurezza”.

Mentre l’accesso alla procedura nel settore privato comporta attualmente costi compresi tra 2.500 e 4.000 euro, alcune Regioni hanno aperto la strada con fondi dedicati: la Puglia (con la legge regionale 42/2024 da 600.000 euro), il Lazio (300.000 euro per il 2027) e la Toscana (550.000 euro).

I dati clinici confermano la rilevanza del fenomeno: secondo uno studio del gruppo Genera pubblicato su Fertility and Sterility, le procedure di social freezing in Italia registrano una crescita del 20% anno su anno. Inoltre, secondo l’ultima Relazione al Parlamento sulla Pma del Ministero della Salute e dell’Iss, nel 2025 i bambini nati grazie alle tecniche di fecondazione assistita (17.235 nati vivi) rappresentano ormai il 4,5%-4,6% di tutte le nascite in Italia.

La scelta del cognome e la rivoluzione culturale della famiglia

Nel ripercorrere la nascita di Eugenio, la sindaca evidenzia un’altra decisione dal forte valore simbolico e sociale: l’attribuzione del cognome materno, Eugenio Salis, che richiama anche il nome del nonno marinaio. “Per secoli in Italia il cognome dei figli è stato automaticamente quello del padre. Una tradizione così radicata che di rado veniva messa in discussione”, ha spiegato Salis.

La storica sentenza della Corte costituzionale del 2022 ha superato questo automatismo, segnando per la sindaca “una rivoluzione culturale che sa di parità, di libertà di scelta e di responsabilità genitoriale condivisa”.

Questa scelta si colloca al centro delle trasformazioni strutturali tracciate nei report Istat. Si evidenzia, infatti, come i comportamenti familiari si siano diversificati: se un tempo la fecondità era quasi esclusivamente interna al matrimonio, nel 2025 il 45,8% dei bambini è nato al di fuori del matrimonio. Parallelamente, i matrimoni (scesi a 165mila) vedono la prevalenza del rito civile su quello religioso.

Anche le forme dell’abitare riflettono questo cambiamento. Le famiglie unipersonali rappresentano ormai il 37,1% del totale (la tipologia familiare più diffusa nel Paese), mentre le coppie con figli sono scese al 28,4%. E entro il 2050 le persone sole si stima toccheranno il 41,1%, mentre le coppie con figli scenderanno al 21%.

La “trappola demografica” e il nuovo centro di gravità

La notizia della gravidanza ha ridefinito la prospettiva personale e politica di Silvia Salis: “Quando finalmente arrivò la notizia che aspettavamo fummo colmati da una felicità profonda… “Futuro” non è più una parola e basta. È un bambino che dorme nel suo lettino e che un giorno ci chiederà conto del mondo che gli abbiamo lasciato”.

Questo sguardo individuale sul domani affronta tuttavia un quadro di grande fragilità strutturale. L’Istat ha certifica che nel 2025 le nascite sono scese al minimo storico di 355mila unità (-3,9% sul 2024) a fronte di 652mila decessi, con un saldo naturale negativo di -296mila persone. L’Istituto ha definito questa dinamica una vera e propria “trappola demografica”: la protratta bassa fecondità del passato ha assottigliato le coorti di donne in età riproduttiva (15-49 anni), riducendo il potenziale di futuri genitori anche laddove aumentasse il desiderio di maternità.

Infine, la metamorfosi della piramide dell’età italiana, ormai strutturata ad “urna”: con un’età media salita a 47,1 anni a inizio 2026 e gli over 65 giunti a rappresentare un quarto della popolazione (14,8 milioni), l’equilibrio demografico del Paese trova oggi sostegno unicamente nei flussi migratori con l’estero (+296mila nel 2025).

La testimonianza di Silvia Salis e le proposte sul social freezing si offrono così come una chiave di lettura umana e politica su fenomeni clinici, etici, statistici che decideranno il volto dell’Italia nei prossimi decenni.

 

—

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Grosseto
cielo sereno
20.2 ° C
20.2 °
20.2 °
50%
4.3m/s
1%
Mar
21 °
Mer
23 °
Gio
23 °
Ven
23 °
Sab
22 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS