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Inchiesta Bbc sull’obesità infantile: come si posiziona l’Italia rispetto agli altri Paesi europei?

Il 25 luglio 2026 la Bbc ha pubblicato un’inchiesta dal titolo emblematico, “Pizza, pasta, proteine – come i bambini italiani sono diventati così sovrappeso”, che spiega come l’Italia, patria simbolica della dieta mediterranea, stia vedendo crescere rapidamente il tasso di obesità tra i più piccoli. Il servizio cita il professor Valter Longo, secondo cui la dieta mediterranea tradizionale è stata ormai in gran parte persa, e il pediatra Roberto Berni Canani, che segnala la gravità del fenomeno tra i bambini italiani, in particolare nel Sud Italia.

Ma come si posiziona l’Italia per tasso di obesità rispetto agli altri Paesi?

Perché l’inchiesta Bbc non basta da sola

L’allarme era stato lanciato già dall’ottavo Italian Barometer Obesity Forum, presentato al Senato con il rapporto “Obesità in Italia 2026: dati, impatti, prospettive politico sanitarie e legislative di intervento”, basato sui dati Istat più recenti. Dal rapporto era emerso che l’aumento di peso corporeo riguardava tutte le generazioni e soprattutto le donne di 18-34 anni, dove la quota di persone obese è passata dal 3,6% del 2016 al 6,3% del 2025, segnando un aumento del 75% in un solo decennio.

Secondo i dati presentati a Palazzo Madama, in Italia oltre un minore su quattro tra i 3 e i 17 anni (26,0%) è in sovrappeso, con un picco del 32,3% tra i bambini di 3-10 anni.

Per approfondire: Obesità in Italia, allarme tra le giovani donne: +75% in dieci anni e rischio infertilità

I dati raccolti dall’Oms attraverso il sistema di sorveglianza Cosi (Childhood Obesity Surveillance Initiative) aiutano a confrontare l’Italia con il resto del Mondo.

Cosa dicono i dati Who sull’obesità in Europa

Il report Who Europe Cosi, sesto ciclo (2022-2024), pubblicato nell’ottobre scorso, fotografa una situazione che l’Organizzazione stessa definisce preoccupante. Nella fascia 7-9 anni, in Europa il 25% dei bambini è in sovrappeso e l’11% è obeso. Tra i Paesi partecipanti al sistema di sorveglianza, la variabilità è enorme: si va da tassi di obesità infantile attorno al 3% fino a punte vicine al 20%, con l’Europa meridionale sistematicamente ai vertici della classifica. In diversi Paesi dell’area mediterranea, quasi un bambino su cinque convive con l’obesità già in età scolare.

Per l’Italia, il dato più recente disponibile nel materiale Who indica che, nella fascia 7-9 anni, il 36,9% dei bambini è in sovrappeso o obeso, con una differenza di genere significativa: 38,5% tra i maschi e 35,2% tra le femmine. Nella fascia più ampia 10-19 anni, la quota scende al 24,3%, un calo fisiologico legato ai cambiamenti puberali e alle abitudini adolescenziali, ma comunque un valore superiore a quello di molti partner europei.

Il confronto Italia-Europa: meno grave tra gli adulti, critico tra i bambini

Secondo i dati dell’Oms Europa, se si guarda agli adulti, l’Italia non figura tra le nazioni europee con i tassi più elevati di obesità.

Il quadro cambia radicalmente tra i bambini. Il dato italiano del 36,9% di sovrappeso/obesità nella fascia 7-9 anni colloca il Paese ben al di sopra della media europea del 25% di solo sovrappeso rilevata dal Cosi, e lo inserisce nella fascia alta dei Paesi dell’Europa meridionale, quella in cui l’Oms registra le percentuali più preoccupanti dell’intero continente. È qui che si materializza la contraddizione descritta dalla Bbc: il Paese che ha dato i natali culturali alla dieta mediterranea, un modello di alimentazione sana per il resto d’Europa, oggi è uno dei Paesi europei dove il sovrappeso infantile cresce più rapidamente.

Il gap Nord-Sud

Il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità come attuazione italiana del protocollo Cosi, conferma un elemento strutturale già segnalato dalla Bbc: un marcato gap Nord-Sud, con le regioni meridionali sistematicamente più esposte al fenomeno rispetto al Nord del Paese. È lo stesso squilibrio territoriale richiamato dal pediatra Berni Canani nell’inchiesta britannica, e i dati OKkio lo confermano su una solida base epidemiologica.

Un paradosso che riguarda ambiente, scuola e disuguaglianze

Il caso italiano, letto attraverso i dati Who, non racconta semplicemente una nazione che ha “tradito” la propria dieta storica. Racconta un fenomeno più complesso, in cui la disponibilità teorica di un modello alimentare sano convive con ambienti obesogenici concreti: minore attività fisica quotidiana, maggiore accesso a cibi ultra-processati, differenze socioeconomiche che si traducono in differenze territoriali marcate, e una progressiva erosione delle abitudini alimentari tradizionali nelle nuove generazioni, come sostenuto dal professor Longo nell’inchiesta Bbc.

Il punto interessante, per la sanità italiana e comunitaria, è riconoscere come anche le più salutari tradizioni alimentari sono minacciate dall’attuale stile di vita, che si manifesta anche nell’aumento dei tumori giovanili. La dieta mediterranea resta un riferimento culturale e nutrizionale valido, ma i numeri Oms mostrano che la sua applicazione concreta nelle abitudini quotidiane dei bambini italiani si è indebolita al punto da rendere il Paese uno dei casi più critici dell’Europa sul fronte del sovrappeso infantile. Un problema che, come indicano gli stessi report Who, non si risolve con un singolo alimento da colpevolizzare, ma richiede interventi su scuola, ambiente urbano, disuguaglianze territoriali e prevenzione precoce.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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