File ordinate fuori dalle strutture universitarie, studenti convocati per la profilassi, attività accademiche sospese. A Canterbury, nel Kent, la gestione del focolaio di meningite batterica tra giovani adulti ha riportato al centro una malattia che in Europa resta a bassa incidenza, ma che conserva una capacità di impatto elevata quando si manifesta in cluster concentrati. Due decessi – uno studente universitario e una liceale – e tredici ricoveri hanno spinto le autorità sanitarie britanniche ad attivare una sorveglianza su larga scala, estesa a circa 30.000 persone tra contatti diretti e indiretti.
Il perimetro resta circoscritto. I casi si concentrano tra il campus dell’University of Kent e alcune scuole della zona, senza evidenze di diffusione su scala nazionale. Ma la composizione del focolaio – età, luoghi, dinamiche relazionali – lo rende un caso rilevante per leggere una tendenza più ampia. Non riguarda l’espansione della malattia, bensì la sua persistenza in specifiche fasce della popolazione e in ambienti ad alta densità sociale, in un contesto europeo dove i numeri complessivi restano contenuti.
La meningite oggi in Europa
Nel quadro europeo la malattia meningococcica invasiva mantiene un’incidenza bassa, con una recente risalita dopo il calo registrato negli anni della pandemia. I dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control indicano che nel 2022 i casi confermati nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo sono stati 1.149, con un tasso di notifica pari a 0,3 casi per 100.000 abitanti.
All’interno di questo quadro, il sierogruppo B rappresenta la quota prevalente dei casi, in particolare tra le età più giovani. L’incidenza più elevata si registra nei lattanti, seguiti dai bambini piccoli e dalla fascia tra i 15 e i 24 anni. La dinamica dei focolai resta legata a contesti specifici. Non si osservano dinamiche di diffusione su larga scala, ma episodi localizzati che emergono in ambienti ad alta interazione. Università, scuole, residenze collettive e luoghi di aggregazione rappresentano i nodi in cui la trasmissione può avvenire con maggiore facilità. In questo senso, la geografia del contagio non coincide con quella territoriale, ma con quella delle relazioni.
L’andamento italiano
In Italia l’andamento della malattia meningococcica invasiva mostra una crescita negli ultimi anni, pur mantenendosi su livelli contenuti. I dati dell’Istituto superiore di sanità indicano 57 casi nel 2022, 85 nel 2023 e oltre 100 segnalazioni nel 2024. L’incidenza nazionale si attesta intorno a 0,20 casi per 100.000 abitanti.
Anche nel contesto italiano il sierogruppo B è il più diffuso in tutte le classi d’età. L’aumento osservato riguarda in particolare le fasce sopra i 4 anni, includendo bambini in età scolare e giovani adulti. La distribuzione territoriale presenta differenze significative. Il sistema di sorveglianza evidenzia un gradiente con valori più elevati nelle regioni del Nord e una diminuzione progressiva verso il Sud. Questa variabilità riflette fattori diversi, tra cui densità abitativa, organizzazione dei servizi sanitari e strategie vaccinali regionali. Non emerge un’unica dinamica nazionale, ma una pluralità di situazioni locali.
Vaccino MenB e coperture disomogenee tra le generazioni
L’introduzione dei vaccini contro il meningococco ha modificato in modo significativo l’epidemiologia della malattia. In Italia, il calendario vaccinale 2023-2025 prevede la vaccinazione contro il meningococco B nei primi mesi di vita, mentre il vaccino quadrivalente ACWY è raccomandato nell’adolescenza.
Questa struttura garantisce una copertura elevata nei bambini piccoli, ma meno uniforme nelle fasce successive. Gli adolescenti e i giovani adulti rappresentano una coorte che può non aver ricevuto una vaccinazione sistematica, a seconda dell’anno di nascita e delle politiche regionali.
È una condizione che si ritrova anche nel Regno Unito, dove il vaccino MenB è stato introdotto nel 2015 per i neonati, senza una copertura sistematica per le coorti più anziane. Il focolaio del Kent evidenzia proprio questo segmento: i giovani colpiti appartengono a generazioni non incluse nella vaccinazione di routine. Il ministro della Salute Wes Streeting ha evidenziato questo aspetto intervenendo alla Camera dei Comuni: i casi registrati riguardano in larga parte individui non vaccinati. Una questione generazionale, più che un problema di efficacia del vaccino. Per questo il governo ha annunciato un’offerta mirata di vaccinazione agli studenti dell’area coinvolta e una revisione dei criteri di accesso.
Dove e come si trasmette
La meningite meningococcica si trasmette attraverso goccioline respiratorie e secrezioni della bocca e della gola, ma non con la stessa facilità di altre infezioni respiratorie. Il batterio può essere presente nel rinofaringe di persone sane e passare ad altri soprattutto in presenza di contatti ravvicinati e prolungati. Non è sufficiente un’esposizione occasionale: la trasmissione avviene in contesti in cui le relazioni sono strette e continuative.
I luoghi più esposti sono quelli in cui si condividono spazi chiusi per molte ore: residenze universitarie, appartamenti condivisi, aule, mezzi di trasporto affollati, locali indoor. In queste condizioni, la combinazione tra vicinanza fisica e ventilazione limitata favorisce il passaggio del batterio tra portatori e soggetti suscettibili. È una dinamica che riguarda gruppi circoscritti, più che la popolazione generale.
Il caso del Kent rientra in questo schema. La concentrazione dei casi tra studenti e la possibile esposizione in un locale notturno indicano una trasmissione avvenuta all’interno di una rete di contatti stretti. Il contagio resta confinato a cluster locali e segue percorsi relazionali precisi, che possono essere intercettati attraverso tracciamento, profilassi antibiotica e interventi mirati.
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Giovani
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