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Reddito di merito in Calabria, mille euro al mese per chi studia in regione

Mille euro al mese, senza vincoli di spesa, per gli universitari calabresi che scelgono di iscriversi e restare negli atenei della regione, con una media alta e un percorso regolare. Con il “reddito di merito” la Calabria introduce un incentivo diretto alla frequenza universitaria sul territorio e lega apertamente il diritto allo studio a un obiettivo più ampio: contenere l’uscita di giovani da una regione che continua a perdere popolazione, iscritti e competenze.

Nelle parole del presidente Roberto Occhiuto, la misura era stata inizialmente immaginata per le matricole e viene ora estesa a tutti gli studenti universitari calabresi che studiano in Calabria. L’importo annunciato è di 1.000 euro mensili a partire dal prossimo anno accademico; l’attuazione viene rimessa a un Protocollo d’intesa con i rettori. Il riferimento compare anche nella programmazione regionale: nel Defr 2026-2028 il “reddito di merito” è indicato tra gli interventi da avviare nel 2026.

Il provvedimento si inserisce in un sistema in cui esistono già borse di studio e voucher finanziati dalla Regione attraverso il programma Fse+ per gli studenti risultati idonei nei bandi universitari in base ai requisiti economici e di merito. La differenza, per come la misura è stata annunciata, sta nella forma del sostegno: un contributo mensile autonomo, utilizzabile liberamente, collegato alla scelta di frequentare un ateneo calabrese.

Come cambia il sostegno agli studenti universitari

Il richiamo di Occhiuto ai dati AlmaLaurea colloca il provvedimento dentro il rapporto fra luogo della formazione e permanenza successiva sul territorio. I tre atenei statali calabresi, nei dati diffusi negli ultimi mesi, segnalano indicatori favorevoli sulla soddisfazione dei laureati e, in alcuni casi, sull’occupazione a un anno dal titolo. L’Università della Calabria, ad Arcavacata di Rende (Cosenza), ha richiamato nei risultati AlmaLaurea 2025 l’alto livello di soddisfazione dei laureati e la crescita del tasso di occupazione dei magistrali; l’Università Magna Graecia di Catanzaro ha diffuso dati positivi sulla soddisfazione complessiva e sull’occupazione dei triennali; anche l’Università Mediterranea di Reggio Calabria ha valorizzato nelle proprie comunicazioni gli esiti delle rilevazioni AlmaLaurea e Censis. Il punto, per la Regione, è inserire questi dati in una strategia che prova a rafforzare la permanenza degli studenti negli atenei locali.

Il quadro demografico entro cui si colloca la misura resta però segnato da un ridimensionamento continuo. Secondo il Censimento permanente Istat, al 31 dicembre 2023 la Calabria contava 1.838.568 residenti, 8.042 in meno rispetto all’anno precedente. Alla flessione contribuiscono sia il saldo naturale negativo sia il saldo migratorio interno negativo, compensati solo in parte dai movimenti con l’estero. Nello stesso documento l’Istat registra nel 2023 un saldo migratorio interno pari a -10.010 persone. È in questo contesto che la frequenza universitaria viene assunta come uno dei passaggi su cui intervenire.

Restano da chiarire gli elementi attuativi che definiranno il profilo effettivo del “reddito di merito”. Al momento sono stati indicati i destinatari, l’importo mensile, il requisito della media alta, la regolarità del percorso di studi e il coinvolgimento dei rettori attraverso un protocollo. Non sono ancora noti, invece, il numero dei beneficiari, le soglie precise di accesso, l’eventuale rapporto con le borse ordinarie, la durata del contributo, i parametri richiesti per il mantenimento del beneficio e la copertura finanziaria anno per anno. Sono questi gli aspetti che stabiliranno dimensione e perimetro della misura.

La Calabria che perde residenti e giovani laureati

Nel report BesT Calabria 2025 l’Istat descrive una regione che continua a mostrare criticità marcate nella formazione e nell’occupazione dei giovani. Nel 2024 i NEET sono il 26,2%, undici punti sopra la media italiana. Nella fascia 25-39 anni le persone con laurea o altro titolo terziario sono il 25,5%, 5,4 punti sotto il dato nazionale. Lo stesso rapporto segnala svantaggi diffusi negli indicatori di istruzione e formazione degli adulti. Il “reddito di merito” si colloca dentro questa cornice, in una fase in cui la tenuta del capitale umano resta uno dei punti più esposti.

Tra gli indicatori più rilevanti c’è quello relativo alla mobilità dei laureati. Sempre nel BesT Calabria 2025, l’Istat segnala che nel 2023 la regione perdeva 42,4 giovani laureati ogni mille laureati residenti tra 25 e 39 anni per trasferimento verso altre regioni o verso l’estero. Il dato misura la fuoriuscita effettiva della fascia più qualificata della popolazione giovane e consente di leggere il provvedimento regionale come un intervento collocato prima dell’ingresso nel mercato del lavoro, nel momento in cui si sceglie dove studiare e dove completare il percorso universitario.

Addio Sud, 350mila laureati under 35 lasciano il Mezzogiorno per il Nord Italia

La dinamica assume dimensione più ampia se letta nel quadro del Mezzogiorno. Nel report diffuso da Svimez con Save the Children si stima che dal 2002 al 2024 quasi 350 mila laureati under 35 abbiano lasciato il Sud verso il Centro-Nord, con una perdita netta di 270 mila unità. Nel solo 2024 il saldo negativo complessivo del Mezzogiorno, considerando migrazioni interne ed estere di giovani qualificati, è indicato in 24 mila persone. Nello stesso rapporto Svimez valuta in 6,8 miliardi di euro l’anno il costo della mobilità interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord.

Su questo sfondo pesa anche il dato occupazionale. Nel BesT Calabria 2025 il tasso di occupazione dei 20-64enni è pari al 48,5%, mentre il tasso di mancata partecipazione al lavoro raggiunge il 30,6%. Il rapporto tra permanenza negli atenei calabresi e permanenza successiva sul territorio si misurerà anche su questo terreno.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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