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Regione che vai, crioconservazione che trovi: dalla Toscana al Lazio sbloccati fondi per il social freezing

In Italia sempre più donne scelgono di mettere in pausa il proprio futuro familiare, affidando i loro ovociti all’azoto liquido mentre cercano di costruire una vita che sia davvero la loro. È una decisione che parla di lavoro, di precarietà, di relazioni che cambiano e di un’età materna che si sposta in avanti. E mentre questa realtà cresce silenziosa nei consultori e nelle cliniche private, le Regioni iniziano a muoversi. Nel Lazio, il Consiglio Regionale ha approvato uno stanziamento sperimentale di 300.000 euro per il 2027 destinato a rimborsare fino a 3.000 euro per il congelamento degli ovociti e fino a 1.000 euro per quello del liquido seminale. Allo stesso modo, in Toscana la Commissione Sanità ha dato il via libera a una misura da 550.000 euro complessivi che prevede contributi una tantum fino a 3.000 euro per le residenti tra i 25 e i 39 anni con Isee entro i 30.000 euro.

La crioconservazione, insomma, sta diventando un nuovo terreno di politiche pubbliche. E se il tema è stato rilanciato a livello globale dalla scelta della deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez di congelare i propri ovuli, la realtà italiana deve fare i conti con l’assenza di una copertura statale nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), che garantiscono la procedura gratuita solo in caso di patologie mediche o tumorali. Per le scelte personali, l’accesso a un sostegno economico rimane quindi affidato esclusivamente alle decisioni della Regione di residenza.

Le norme regionali per la preservazione della fertilità

Nel Lazio, la misura nasce da un’intesa bipartisan avviata da un emendamento della consigliera Eleonora Mattia del Partito Democratico, integrato da Angelo Tripodi di Forza Italia, per coprire le spese mediche documentate e tracciabili dei residenti di età compresa tra i 18 e i 40 anni. In Toscana, il testo promosso dai consiglieri dem Andrea Vannucci, Serena Spinelli e Marta Logli prevede l’erogazione dei bandi tramite le Asl con priorità per le fasce Isee più basse, affiancandosi alla tariffazione regionale per la conservazione dei gameti.

La prima realtà italiana a rendere strutturale il sostegno al social freezing è stata comunque la Puglia con la legge regionale 42 del 31 dicembre 2024, che ha stanziato 600.000 euro per il biennio 2026-2027 con rimborsi fino a 3.000 euro per donne tra i 27 e i 37 anni. A breve distanza segue la Campania, dove la consigliera Bruna Fiola ha presentato una proposta di legge da 500.000 euro all’anno per il triennio 2026-2028. Nelle Regioni prive di tutele dedicate, chi desidera congelare i propri ovociti per ragioni personali deve rivolgersi a strutture private affrontando costi compresi tra i 2.500 e i 4.000 euro, oltre alle rette annue di mantenimento.

Come funziona la procedura medica di crioconservazione degli ovociti

Dal punto di vista clinico, l’egg freezing consente di prelevare e conservare i gameti femminili nel momento in cui presentano la migliore qualità biologica. Il percorso parte da una visita specialistica e dagli esami preoperatori. La fase operativa prevede un ciclo di stimolazione ormonale ovarica mediante iniezioni giornaliere sottocutanee di gonadotropine per circa due settimane, monitorate con controlli ecografici ed ematici.

Quando i follicoli raggiungono le condizioni ottimali, si somministra il farmaco per l’induzione dell’ovulazione. A distanza di 34-36 ore si esegue il prelievo ovocitario (pick-up), per via transvaginale ecoguidata in sedazione profonda, durante un ricovero ambulatoriale di circa 10-15 minuti. Gli ovociti estratti vengono vitrificati in azoto liquido a bassissime temperature e, quando la donna deciderà di ricercare una gravidanza, verranno scongelati e fecondati in vitro, secondo le norme vigenti della Legge 40 del 2004.

Quadro normativo nazionale

A livello statale, la disciplina generale della materia è regolata dall’articolo 14 della Legge 40 del 2004, che richiede il consenso informato ma non stabilisce requisiti specifici d’accesso per il social freezing. Nonostante la presentazione di alcune proposte di legge parlamentari volte a valutare tutele o agevolazioni per le fasce giovanili, l’assenza di un aggiornamento dei Lea nazionali lascia attualmente alle singole amministrazioni locali il compito di stanziare risorse sul territorio.

La dimensione del fenomeno in Italia

La reale diffusione di questa pratica trova riscontro nelle rilevazioni scientifiche ed istituzionali più recenti. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Fertility and Sterility dal gruppo Genera, condotto su otto cliniche attive sul territorio nazionale, registra un aumento del 20% anno su anno nel numero di procedure di social freezing eseguite in Italia.

Questa tendenza si inserisce nel quadro generale tracciato dall’ultima Relazione al Parlamento sulla Pma del Ministero della Salute, basata sui dati dell’Istituto Superiore di Sanità dedicati a 316 centri autorizzati. Le rilevazioni attestano che 89.870 coppie si sono sottoposte a trattamenti di fecondazione assistita nel Paese, per un totale di 112.804 cicli avviati. Grazie a queste tecniche sono nati 17.235 bambini vivi, una quota che rappresenta ormai il 4,5% di tutte le nascite registrate in Italia.

L’apporto delle tecniche di crioconservazione risulta fondamentale per i risultati clinici: i cicli condotti con lo scongelamento di ovociti ed embrioni hanno permesso di raggiungere un tasso di gravidanza cumulativo del 33,9% per ciclo iniziato. Infine, l’età media delle donne che accedono ai trattamenti a fresco con gameti della coppia si attesta a 36,7 anni, confermando l’importanza della preservazione preventiva a fronte del progressivo spostamento in avanti dell’età materna.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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