Proprio in questo istante, all’interno di ogni singola cellula del nostro corpo, è in corso una battaglia silenziosa. Il Dna subisce un bombardamento continuo: si stima che una cellula tipica possa accumulare fino a 100.000 lesioni ogni giorno. Tossine, molecole prodotte dal normale metabolismo e agenti esterni sporcano costantemente queste informazioni vitali. “La stragrande maggioranza di questi danni viene riparata”, spiega Morten Scheibye-Knudsen, docente dell’Università di Copenaghen, sottolineando che possediamo “sistemi di riparazione molto, molto efficienti”. E a fare chiarezza su questo processo di riparazione e su come possa allungarci la vita ricercatori di tutto il mondo stanno analizzando i trucchi e i segreti degli animali storicamente ultracentenari. A ricostruire fino a che punto siamo arrivati è una revisione pubblicata sulla rivista Nature nell’agosto 2026 che rivela che la chiave per una vita lunga e in salute risiede proprio nella nostra capacità di potenziare queste “squadre di riparazione” cellulari.
Perché invecchiamo? Il legame tra geni “sporchi” e malattie
L’accumulo di danni non riparati al Dna è considerato oggi uno dei motori principali dell’invecchiamento. Quando la manutenzione fallisce, le conseguenze sono pesanti: le cellule possono mutare, favorendo il tumore, oppure entrare in uno stato chiamato senescenza, diventando simili a “cellule zombie”. Queste cellule smettono di dividersi ma non muoiono, emettendo segnali che scatenano infiammazioni croniche e danneggiano i tessuti circostanti.
Paul Robbins, direttore del Nathan Shock Center sull’integrità del genoma all’Università del Minnesota, afferma con chiarezza: “Se si riuscisse a ridurre il danno al Dna, si otterrebbe probabilmente un effetto drammatico sul processo di invecchiamento”. Questa degradazione genetica è alla base di molte patologie senili, dalle malattie cardiovascolari all’Alzheimer.
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I segreti degli animali “Highlander”
Per trovare soluzioni, gli scienziati stanno osservando gli animali che hanno già vinto la sfida contro il tempo. La balena della Groenlandia, ad esempio, può vivere oltre 200 anni e quasi non conosce il cancro, nonostante abbia un numero di cellule immensamente superiore a quello umano. Vera Gorbunova, biologa dell’Università di Rochester, ha scoperto che il segreto non sta nell’uccidere le cellule malate, ma nel prevenire le mutazioni: “Le balene hanno una riparazione delle rotture del Dna estremamente accurata”.
Studi su 18 specie di roditori invece hanno mostrato che la longevità è legata alla proteina Sirt6, un vero “supervisore” della manutenzione genetica. I castori, che vivono molto più dei topi, hanno una versione di questa proteina particolarmente efficace. Le ricerche suggeriscono che anche alcuni centenari umani possiedano varianti superiori di questo gene.
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La svolta del “complesso Dream”
Una delle scoperte più entusiasmanti degli ultimi anni riguarda il cosiddetto complesso Dream, identificato come un “regolatore principale” della riparazione. Questo gruppo di proteine agisce come un freno, limitando la manutenzione nelle normali cellule del corpo rispetto a quelle riproduttive (spermatozoi e ovuli), che devono restare “immortali” per tramandare la vita. Björn Schumacher, geroscienziato dell’Università di Colonia, spiega che intervenendo su questo complesso “per la prima volta potremmo davvero potenziare la capacità complessiva di riparazione” della cellula. In esperimenti di laboratorio, disattivando questo “freno”, è stato possibile ridurre i danni genetici in modo coordinato su più fronti.
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Dalla ricerca alla clinica: integratori e test sull’uomo
La scienza non si ferma alla teoria e sta già testando molecole promettenti. Tra le proposte:
- Fucoidani dalle alghe: estratti dalle alghe brune, questi composti attivano la proteina Sirt6. Test sui topi hanno mostrato un miglioramento della riparazione del Dna e un allungamento della vita in salute. Attualmente, a Singapore, è in corso uno studio clinico che somministra fucoidani a uomini tra i 50 e gli 80 anni per misurarne gli effetti biologici reali.
- La sfida del Nad: molta attenzione è rivolta questa molecola essenziale per fornire energia ai “riparatori” del Dna. Andrea Maier, della National University of Singapore, nota che intorno agli integratori di Nad c’è un “enorme clamore pubblicitario” ma la scienza sta ancora cercando di capire i dosaggi corretti e gli effetti effettivi attraverso studi rigorosi.
Il cammino verso una longevità in salute è affascinante ma pieno di insidie. Il sistema di riparazione del Dna è incredibilmente complesso: coinvolge circa il 10% del nostro genoma e sei sistemi principali che spesso si sovrappongono. Esiste anche un delicato equilibrio da mantenere: le cellule tumorali stesse sfruttano la riparazione del Dna per sopravvivere e resistere alle cure. Paul Robbins conclude con una nota di speranza: “Se un numero sufficiente di persone testerà farmaci e farà ricerca in questo campo, non si può mai sapere quale ‘fuoricampo’ potremmo riuscire a colpire”. L’obiettivo finale non è l’immortalità, ma la possibilità di invecchiare mantenendo l’integrità del nostro progetto biologico originario.
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