31.2 C
Grosseto
giovedì 9 Luglio 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Robot e fecondazione assistita: negli Usa nasce il primo laboratorio Ivf automatizzato

Si apre una nuova frontiera per chi ha problemi di fertilità. Dal 2027, negli Usa sarà possibile affidare la “creazione” di un figlio a dei robot, che selezionano gli ovociti e gli spermatozoi più performanti di una coppia dando inizio all’innovativo processo di fecondazione assistita.

È l’obiettivo dell’accordo siglato tra Ivi Rma Global e Conceivable Life Sciences, due aziende che promettono di “trasformare il futuro della medicina riproduttiva”.

Cosa prevede l’accordo 

Ivi Rma Global è la più grande rete internazionale di medicina riproduttiva, mentre Conceivable Life Sciences è un’azienda di robotica e applicazioni di Intelligenza artificiale pioniera nei setting clinici di fecondazione in vitro (Ivf). Il 2 luglio scorso, i due colossi hanno annunciato una partnership strategica per introdurre negli Stati Uniti la piattaforma Aura™, il primo sistema che integra un laboratorio Ivf con l’automazione assistita.

Il primo impianto sarà avviato nel 2027 in una clinica Ivi Rma negli Usa. Il piano di espansione del gruppo prevede nuove sedi in Europa, America Latina e Medio Oriente. Come parte dell’accordo, Ivi Rma ha effettuato un investimento strategico in Conceivable, per sostenere lo sviluppo ulteriore della tecnologia.

Aura è già in fase di valutazione in studi pilota in corso, con oltre 100 pazienti trattati e più di 1.000 ovociti processati. Secondo quanto riporta l’azienda, la piattaforma, che Conceivable Life Sciences definisce degna di un premio Nobel, ha già permesso 60 gravidanze e ha fatto nascere 30 bambini.

Che cosa fa Aura

Aura è una piattaforma che automatizza alcuni passaggi del laboratorio di fecondazione assistita, ovvero il luogo in cui gli embriologi — i tecnici specializzati che manipolano ovociti, spermatozoi ed embrioni — svolgono le procedure più delicate del percorso di Pma. Il sistema, spiega l’azienda, è progettato per lavorare “a fianco degli embriologi, non per sostituirli”.

Secondo la descrizione ufficiale, Aura “percepisce, ragiona ed esegue dentro un ambiente clinico dal vivo”, contribuendo a eseguire centinaia di passaggi manuali, dipendenti dall’operatore, con la precisione di una macchina. È qui la differenza tra un semplice robot che compie un singolo gesto meccanico e un sistema di automazione assistita: non un braccio robotico isolato, ma un’infrastruttura che integra dati, sensori e decisioni operative lungo più fasi del ciclo di trattamento, sotto la guida degli embriologi.

Affidabilità e scalabilità: cosa cambia per la Pma con l’accordo

Non è la prima volta che un robot abbia un ruolo nella fecondazione in vitro: nel 2023 erano già stati riportati i primi bambini concepiti con l’assistenza di procedure robotizzate in singole cliniche. L’accordo Ivi Rma-Conceivable punta a fare un ulteriore passo avanti introducendo un laboratorio Ivf interamente automatizzato dentro una rete clinica internazionale di grandi dimensioni, non in un singolo centro sperimentale.

La differenza qualitativa sta nella standardizzazione e nella scalabilità: meno variabilità tra un laboratorio e l’altro, processi più ripetibili, e una capacità di diffusione potenzialmente molto più ampia rispetto a una singola prova pilota.

Le difficoltà economiche e l’accesso alla Pma 

L’accordo tra le due aziende può incidere su tre variabili concrete: l’accessibilità delle cure riproduttive, i tempi dei trattamenti e il potenziale ampliamento dell’offerta disponibile per le coppie infertili. Ricadute significative per un Paese, l’Italia, dove quasi 5 bambini su 100 nascono con Procreazione medicalmente assistita.

Il tema tecnologico si intreccia con quello economico.

Solo tre giorni fa, il 6 luglio 2026, la Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (Eshre) ha presentato i risultati di un ampio studio globale secondo cui dimezzare i costi dei trattamenti per la fertilità fa raddoppiare le nascite ottenute tramite tecniche di riproduzione assistita. Il dato conferma che il nodo dell’accesso alla Pma non è solo tecnologica ma anche, o soprattutto, economico.

La riflessione torna nelle parole del Ceo di Conceivable, Alan Murray, che dice di voler “stabilire un nuovo standard di riferimento per le prestazioni dei laboratori Ivf” per “eliminare il divario tra lo standard di cura disponibile nelle migliori cliniche del mondo e ciò che più pazienti possono effettivamente raggiungere”.

Pellicer: “Aura per migliorare la capacità di costruire una famiglia” 

A margine del congresso Eshre di Londra, il professor Antonio Pellicer, presidente esecutivo di Ivi Rma Global e futuro membro del consiglio di Conceivable, ha dichiarato che integrare piattaforme come Aura nell’ecosistema di laboratorio “non solo migliora la capacità dei pazienti di costruire una famiglia, ma dimostra anche come la tecnologia avanzata possa completare le competenze di embriologi e clinici”, come riporta Salute.eu.

Alan Murray, il già citato Ceo di Conceivable, ha parlato di un “momento decisivo per la medicina riproduttiva, mentre Lynn Mason, Ceo di Ivi Rma North America, ha insistito sulla responsabilità delle aziende: “L’adozione responsabile delle tecnologie emergenti può contribuire ad ampliare l’accesso, migliorare la coerenza e aprire nuove possibilità per i pazienti che desiderano costruire una famiglia”.

I limiti della tecnologia

Bisogna chiarire che questa tecnologia da sola non risolve l’infertilità e non sostituisce in alcun modo la valutazione medica individuale, che resta il punto di partenza di ogni percorso di Pma. L’automazione può rendere più uniformi e ripetibili alcune fasi di laboratorio, ma non modifica le variabili cliniche — età, riserva ovarica, qualità del seme, condizioni di salute — che restano determinanti per l’esito di ogni trattamento.

L’impatto reale dipenderà, inoltre, anche da fattori esterni: i costi finali per i pazienti, la regolazione sanitaria nei diversi paesi, la fiducia dei pazienti verso procedure assistite da robot, e soprattutto la capacità concreta di questa infrastruttura di diffondersi su larga scala nelle reti di cura, non solo in cliniche pilota selezionate.

Intanto, l’intelligenza artificiale ha già lasciato il segno nell’ambito della Pma, come dimostra il caso della coppia che riuscirà ad avere un figlio dopo diciannove anni di tentativi falliti e nonostante la grave azoospermia di lui e la ridotta riserva ovarica di lei.

Per approfondire: Prima gravidanza grazie all’Ai: ha individuato gli unici due spermatozoi attivi

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Grosseto
cielo sereno
31.2 ° C
31.2 °
31.2 °
42 %
4.7kmh
2 %
Gio
30 °
Ven
34 °
Sab
35 °
Dom
36 °
Lun
37 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS