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Smog e Pfas favoriscono l’Alzheimer: rischio boom di casi entro il 2030

Lo smog e i Pfas aumentano il rischio di Alzheimer: è questo il nucleo del progetto presentato da Lorenzo Pini, ricercatore del Veneto Institute of Molecular Medicine, che ha vinto il bando nazionale Airalzh 2025 per indagare come l’inquinamento danneggi le connessioni cerebrali e renda il cervello più fragile.

Quello di Pini è il primo studio italiano a collegare l’esposizione cronica a sostanze tossiche con la vulnerabilità neurodegenerativa, in un Paese dove 1,1 milioni di persone soffrono di demenza e altri 3 milioni se ne prendono cura.

Come l’inquinamento distrugge il cervello 

I Pfas e il particolato fine entrano nel corpo attraverso l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo. Una volta nel sangue, attraversano la barriera ematoencefalica e raggiungono il cervello. Qui innescano un’infiammazione cronica e stress ossidativo che danneggiano le sinapsi, ovvero le connessioni tra i neuroni.

Un cervello esposto per anni diventa meno efficiente nello scambiare informazioni tra le diverse aree. La ricerca di Pini, condotta in collaborazione con Manuela Allegra del Cnr di Padova, utilizzerà dati di persone sane residenti in zone ad alto inquinamento per capire come il danno si manifesta prima della comparsa dei sintomi. L’obiettivo è intercettare la vulnerabilità neurodegenerativa quando si può ancora intervenire.

Gli studi internazionali confermano: ogni aumento di 2 microgrammi per metro cubo di Pm 2.5 nell’aria aumenta del 17% il rischio di sviluppare demenza. L’inquinamento atmosferico da solo può spiegare il 10-15% dei casi di declino cognitivo negli over 65 che vivono in città densamente popolate.

Chi è più esposto agli effetti dell’inquinamento

L’inquinamento non ha lo stesso impatto su tutti. Colpisce soprattutto gli over 65 che vivono nelle aree urbane e industriali del Nord Italia, la zona più inquinata d’Europa: circa 2,5 milioni di persone esposte quotidianamente a livelli di Pm 2.5 superiori ai limiti europei. Nel Veneto, dove si concentra la contaminazione da Pfas, le analisi del sangue di 270 residenti nel 2015 hanno registrato concentrazioni 35 volte superiori al limite di sicurezza fissato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare. 

Le famiglie operaie e gli immigrati che abitano nelle periferie industriali pagano il prezzo più alto perché vivono vicino ad autostrade, capannoni e zone contaminate, respirando aria inquinata per decenni senza possibilità di spostarsi altrove.

La situazione è doppiamente critica per le donne. Oltre ad essere colpite dall’Alzheimer il doppio rispetto agli uomini (per fattori ormonali e per la maggiore longevità), costituiscono il 90% dei caregiver familiari. Nella maggior parte dei casi i suddetti sacrifici per la famiglia non vengono riconosciuti sufficientemente né a livello sociale né a livello economico.

Il peso sulle famiglie: 1.200 euro al mese e nessun aiuto

 In Italia il costo annuale della demenza supera i 15 miliardi di euro, di cui l’80% ricade direttamente sulle famiglie. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, ogni nucleo familiare spende in media 1.200 euro al mese per gestire la malattia di un congiunto, cifra che sale a 1.700 euro se la persona è ricoverata in Rsa.

La voce di spesa più pesante è l’assistenza familiare, che assorbe il 40% della spesa mensile (circa 670 euro), seguita dai farmaci (100 euro) e dalle spese per l’igiene e l’assistenza sanitaria (altri 200 euro complessivi). A Milano, assistere gli oltre 28.500 anziani con demenza che vivono a casa costa alle famiglie e al sistema pubblico più di 400 milioni di euro l’anno, a cui si aggiungono 50 milioni in perdite di produttività. I tre milioni di caregiver familiari, per il 90% donne, spesso rinunciano al lavoro o riducono l’orario per occuparsi del malato mentre l’inquinamento accelera l’esordio della demenza di 5-7 anni, anticipando drammaticamente l’impatto economico e psicologico sulle famiglie, soprattutto quelle operaie che non possono permettersi aiuti esterni.​

Proiezioni sulla demenza: +25% di casi entro il 2030 

L’Italia ha oggi 14 milioni di over 65, con una previsione di 2 milioni di persone con demenza entro il 2030. La notizia negativa è che questa stima non tiene conto dell’effetto amplificatore dell’inquinamento: se si considerano i livelli attuali di Pm 2.5 e Pfas nel Nord Italia, i casi potrebbero aumentare ben oltre la soglia prevista.​

Nel 2025 Milano e Padova hanno superato i limiti Oms per la qualità dell’aria 7 giorni su 10. Nel Veneto, i Pfas continuano a contaminare le falde acquifere nonostante la stretta imposta nel 2017 dalla Regione. Senza interventi strutturali su mobilità, industria e bonifiche, la prossima generazione di anziani affronterà un’epidemia di demenza senza precedenti.

Non solo vecchiaia, ma l’ambiente dove viviamo

La demenza non è un destino inevitabile dell’invecchiamento. È una malattia complessa in cui età e genetica contano, ma l’ambiente che ci circonda può fare la differenza tra un cervello che invecchia bene e uno che si ammala precocemente. Il progetto di Lorenzo Pini, finanziato con 300.000 euro da Airalzh, punta a dimostrare che proteggere la qualità dell’aria e dell’acqua è una preziosa via di prevenzione neurologica. “I risultati di questo progetto porranno le basi per lo sviluppo di nuove strategie di prevenzione, supportando politiche di tutela ambientale e interventi mirati a proteggere la salute cerebrale della popolazione”, ha dichiarato Pini, riportato da Padovaoggi.

Mentre aspettiamo i dati definitivi, una certezza c’è già: l’Alzheimer inizia fuori dalla testa, nell’aria che respiriamo e nell’acqua che beviamo.​

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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