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Uzbekistan contro la violenza domestica: “Chi picchia le donne lascerà il Paese”

“Chi alza le mani su donne o bambini lascerà l’Uzbekistan o vivrà secondo la legge”, così il presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev ha riassunto il nuovo decreto che inasprisce le pene per violenza domestica e introduce l’ergastolo per pedofilia.
Il decreto, firmato lo scorso 3 marzo, interviene su una grande piaga del Paese: secondo l’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, l’agenzia Onu per la salute sessuale e riproduttiva), in Uzbekistan una donna su tre subisce violenza in famiglia.

Ergastolo per la pedofilia reiterata e non solo: cosa prevede il decreto

Il provvedimento firmato da Mirziyoyev interviene su più livelli, rafforzando l’impianto sanzionatorio istituito dal 2021.

Prima di allora, l’Uzbekistan non aveva norme penali specifiche contro la violenza domestica, che veniva trattata come “conflitto familiare privato”, con riconciliazione forzata e pene amministrative minime. Nel 2021 il presidente Mirziyoyev introduce la prima legge sulla “prevenzione della violenza domestica” (Legge n. ZRU-690), che però ha ancora natura amministrativa e non penale.

Il decreto del mese scorso prevede l’ergastolo per i casi più gravi di pedofilia reiterata, anche se l’introduzione di questa pena non è stata lineare: “I giuristi avevano sollevato obiezioni, ma ho insistito”, ha dichiarato Mirziyoyev durante la cerimonia del 6 marzo scorso, organizzata in vista della Giornata Internazionale della Donna.

Sotto il profilo della violenza domestica, il decreto rafforza il quadro introdotto nel 2023 con l’articolo 126¹ del Codice penale, che per la prima volta aveva criminalizzato la violenza fisica, psicologica ed economica in ambito familiare. Le pene per i reati più gravi possono arrivare fino a 15 anni di reclusione.

Le misure a sostegno delle donne uzbeke

Il decreto introduce anche misure concrete a sostegno delle donne uzbeke:

  • Dal 1° aprile, coloro che hanno ottenuto un ordine di protezione possono utilizzare l’app Sos per segnalare una violenza alle forze dell’ordine presenti nel raggio di cinque chilometri, che devono arrivare sul posto entro dieci minuti;
  • Vengono istituiti centri di riabilitazione per gli aggressori;
  • Viene avviato un programma obbligatorio di formazione prematrimoniale, chiamato “Preparazione a una vita familiare felice senza violenza domestica”, con l’obiettivo di coprire il 50% delle coppie già nel 2026 e la totalità entro il 2030.

Davvero gli aggressori dovranno lasciare il Paese? 

Il presidente Mirziyoyev ha utilizzato parole forti paventando l’ipotesi che i più violenti in ambito domestico debbano lasciare il Paese, ma la realtà è un po’ diversa dall’interpretazione letterale.

L’espulsione dall’Uzbekistan, infatti, non è una conseguenza automatica per qualsiasi episodio di violenza domestica e si applica principalmente agli stranieri residenti condannati per reati gravi. Per i cittadini uzbeki, il meccanismo è diverso: una prima violazione è sanzionata in via amministrativa; mentre la recidiva entro un anno, o i casi con circostanze aggravanti, fanno sorgere la responsabilità penale.

In un rapporto pubblicato il 4 marzo, all’indomani della firma sul decreto, Human Rights Watch ha riconosciuto i passi avanti legislativi ma ha segnalato che “tre anni dopo la criminalizzazione della violenza domestica, il progresso per le donne è ancora troppo lento”. In Uzbekistan le donne devono fare i conti con problemi strutturali, come l’accesso limitato a zone sicure nelle aree rurali del Paese, operatori insufficientemente formati e lo stigma sociale che frena le denunce.

I numeri della violenza domestica in Uzbekistan 

Nella prima metà del 2025, in Uzbekistan sono stati registrati 48.303 casi di molestie e violenza contro le donne, con un forte aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nei primi dieci mesi del 2025, secondo la Corte Suprema uzbeka, più di 10.000 individui sono stati processati per violenza domestica.

L’aumento delle denunce (+30% nel 2025 grazie alla linea telefonica nazionale attiva 24 ore su 24) — non è necessariamente un segnale di peggioramento del fenomeno, perché può indicare una maggiore fiducia delle vittime nelle istituzioni, o semplicemente una maggiore accessibilità degli strumenti di segnalazione. La Treccani, in un approfondimento del febbraio 2026, ricorda che storicamente in Uzbekistan circa 40.000 denunce l’anno provengono da parenti stretti, e che almeno 600 donne si tolgono la vita ogni anno in circostanze riconducibili a conflitti familiari.

Demografia uzbeka e benessere familiare 

Nel febbraio 2025, l’Uzbekistan ha rimosso il periodo di riconciliazione obbligatoria imposta dai tribunali nei casi di divorzio a seguito di violenza domestica. Questa pratica costringeva le donne a restare in relazioni abusive per mesi, in attesa che il giudice certificasse il fallimento della mediazione. La sua eliminazione, sottolinea l’International Partnership for Human Rights in un rapporto del dicembre 2025, è uno dei progressi più concreti degli ultimi anni.

Il tasso di natalità uzbeko si attesta a 2,0 figli per donna — appena sotto la soglia di sostituzione generazionale di 2,1, e ben distante dai minimi europei. In questo senso, le riforme sulla violenza domestica e sull’empowerment femminile non riguardano solo i diritti individuali, ma il benessere delle famiglie uzbeke, nonché il contesto familiare in cui crescono i figli e le condizioni che portano alla riproduzione in un Paese che conta circa 37 milioni di abitanti.

“Sta riscrivendo i diritti delle donne”

L’Uzbekistan del 2026 non è lo stesso di dieci anni fa. Le leggi sono cambiate, ci sono (seppure ancora insufficienti) le strutture di supporto, il linguaggio istituzionale e le norme hanno smesso di trattare la violenza familiare come una questione privata. In un servizio dell’8 marzo, Euronews ha descritto il paese come quello dell’Asia centrale “che sta riscrivendo le regole sui diritti delle donne”.

Anche Human Rights Watch plaude il progresso sociale e normativo guidato dal presidente Mirziyoyev, ma avverte: le riforme approvate finora sono necessarie, ma non ancora sufficienti.

Solo i prossimi mesi diranno quanto la nuova direzione si trasformerà in protezione reale soprattutto per le milioni di donne uzbeke che vivono in zone rurali, dove l’assistenza è ancora deficitaria.

Mondo

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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