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WhatsApp apre al parental control (ma le chat dei figli resteranno private)

I genitori potranno sapere se il figlio entra in un nuovo gruppo WhatsApp, limitare chi può contattarlo e decidere quanto liberamente potrà utilizzare Meta Ai. Ma non potranno leggere le sue chat. Con i nuovi strumenti di parental control annunciati da WhatsApp, il confine tra supervisione familiare e privacy degli adolescenti diventa più preciso: più possibilità di intervenire sulle impostazioni e sulle funzioni, senza entrare nel contenuto delle conversazioni.

Meta ha annunciato che il rilascio sarà graduale e che le funzioni potrebbero, quindi, non essere immediatamente disponibili in tutti i Paesi o per tutti gli account. Per gli adolescenti tra 13 e 17 anni il sistema è facoltativo: genitore e figlio devono accettare di collegare i rispettivi account e il genitore o tutore deve avere almeno 18 anni.

È una scelta che riguarda una piattaforma ormai quasi strutturale nella socialità dei ragazzi. Secondo i dati Moige, il 94% degli adolescenti frequenta regolarmente i social network e WhatsApp è il servizio più utilizzato, con l’87%, davanti a TikTok, Instagram e YouTube. Solo il 47% dichiara però di discutere con un adulto le impostazioni di sicurezza e circa la metà utilizza filtri per i contenuti inappropriati.

Cosa potranno controllare i genitori su WhatsApp

Il sistema non funziona come un accesso remoto all’account del figlio. Per attivarlo serve collegare i due profili e impostare un pin di sei cifre, conosciuto dal genitore. Da quel momento alcune modifiche alle impostazioni di privacy potranno essere effettuate dall’adolescente soltanto con l’approvazione dell’adulto.

I genitori potranno decidere, per esempio, chi può vedere la foto del profilo e altre informazioni personali e chi può aggiungere il ragazzo ai gruppi. Potranno inoltre ricevere notifiche quando l’adolescente entra o crea un nuovo gruppo, quando ne esce o quando un gruppo di cui fa parte cresce in modo significativo. WhatsApp segnala anche che i genitori potranno ricevere informazioni su alcune attività dell’account, come l’aggiunta di nuovi contatti.

I messaggi e le chiamate personali continueranno a essere protetti dalla crittografia end-to-end. Il genitore non potrà leggerli o ascoltarli attraverso il parental control e, secondo WhatsApp, neppure la piattaforma potrà accedervi attraverso questi strumenti. I nuovi controlli intervengono quindi su privacy, gruppi, contatti e funzioni dell’account, ma non sul contenuto delle chat.

Il tema tocca da vicino molte famiglie italiane. Un’indagine Censis pubblicata nel 2026 mostra che il 55,1% dei genitori utilizza strumenti di parental control e il 43% ricorre alla geolocalizzazione dei dispositivi. Allo stesso tempo, il 69,1% dichiara di fare affidamento sul senso di responsabilità dei figli nella gestione dei social.

Su WhatsApp la supervisione non si fermerà alle impostazioni di privacy e ai gruppi: i controlli riguarderanno anche Status, Channels e Meta AI. Per gli Status, il genitore potrà decidere quali contatti possano vedere quelli pubblicati dall’adolescente e quali Status il ragazzo possa vedere. Per i Canali sarà possibile lasciare accesso libero, limitare la visione a quelli approvati dal genitore o bloccarli completamente; sarà inoltre possibile impedire all’adolescente di crearne uno.

Meta Ai introduce un ulteriore livello. Il genitore potrà scegliere tra un’esperienza “Standard”, tarata su contenuti compatibili con utenti dai 13 anni in su, e una modalità “Limited”, che restringe ulteriormente gli argomenti che l’adolescente può affrontare con l’assistente. In questa modalità alcune funzioni di Meta Ai basate sul sistema di Private Processing non saranno disponibili.

Sotto i 13 anni arrivano gli account gestiti dai genitori

La seconda novità riguarda i bambini che non hanno ancora raggiunto l’età minima prevista per utilizzare autonomamente WhatsApp. La piattaforma sta introducendo i cosiddetti parent-managed accounts, account gestiti dai genitori destinati ai minori di 13 anni o dell’età superiore eventualmente richiesta dalle norme del singolo Paese. Anche questa funzione sarà distribuita gradualmente.

L’esperienza sarà più limitata rispetto a quella di un normale account WhatsApp e concentrata principalmente su messaggi e chiamate. I genitori potranno gestire contatti, impostazioni di privacy e richieste di messaggio e ricevere avvisi su determinate attività.

Se arriva una richiesta di messaggio da un contatto sconosciuto, per esempio, il genitore potrà essere avvisato. Lo stesso vale quando il minore aggiunge un nuovo contatto, lascia un gruppo oppure quando uno dei gruppi di cui fa parte aumenta significativamente il numero dei partecipanti. Anche in questo caso, però, le conversazioni personali resteranno protette dalla crittografia end-to-end e non saranno accessibili al genitore tramite il sistema.

Al raggiungimento dei 13 anni – o dell’età minima superiore prevista nel Paese – WhatsApp notificherà alla famiglia il passaggio dall’account gestito a un account ordinario. A quel punto diventeranno disponibili funzioni come Channels, Status e Meta AI e il ragazzo potrà gestire autonomamente le proprie impostazioni.

L’introduzione di account specifici per i più piccoli arriva mentre in Europa il dibattito sta progressivamente superando la semplice soglia dei 13 anni come spartiacque unico dell’autonomia digitale. Un rapporto consegnato alla Commissione europea nell’estate 2026 propone un accesso progressivo a piattaforme e funzioni, con protezioni più forti per i bambini e margini crescenti di autonomia con l’età.

Anche gli Stati stanno sperimentando strade diverse. Alcuni puntano soprattutto sul parental control e sulla verifica dell’età, altri valutano o hanno già introdotto soglie più alte per l’accesso autonomo ai social.

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Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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