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Banco Bpm, fonti: “Rafforzamento Crédit Agricole visto come scudo e opportunità”

(Adnkronos) – Ufficialmente non trapela nulla, ma l’incremento della partecipazione di Crédit Agricole in Banco Bpm sarebbe stato accolto con favore da più di un esponente a Piazza Meda. Lo apprende Adnkronos da fonti finanziarie, secondo cui l’aumento del peso dell’istituto francese viene letto positivamente per una duplice ragione. 

Da un lato, una presenza più significativa di Crédit Agricole contribuirebbe a rafforzare l’assetto azionario di Banco Bpm, rendendo più complessa l’eventuale azione di soggetti interessati a operazioni ostili o a tentativi di scalata. Dall’altro, l’operazione verrebbe interpretata come un segnale della volontà di consolidare ulteriormente la collaborazione già esistente tra i due gruppi, non soltanto sul piano societario ma anche su quello commerciale e di mercato. Secondo la stessa lettura, il rafforzamento della partecipazione potrebbe riaprire il dossier relativo a una possibile integrazione o a forme più ampie di aggregazione tra Crédit Agricole e Banco Bpm. 

Le fonti evidenziano inoltre come gli ostacoli di natura politica che in passato avrebbero potuto frenare un progetto di questo tipo risultino oggi meno rilevanti. La priorità della politica, spiegano le fonti, era legata alla definizione del percorso di Banca Monte dei Paschi di Siena; una volta trovata una soluzione per Mps, diversi vincoli potrebbero venire meno. 

Il tema si intreccia peraltro con altre pedine sul fronte del consolidamento bancario italiano, dove gli operatori si muovono su più tavoli contemporaneamente. In primo luogo, resta sullo sfondo la partita di Unicredit. Le ipotesi che circolano nel mercato non sono univoche e si articolano – stando a quanto apprende AdnKronos – in tre direzioni principali: un possibile ritorno su Banco Bpm, un’alternativa su Bper, oppure una strategia più prudente di attesa, in funzione dell’evoluzione del contesto regolamentare e politico. 

Nel caso di Banco Bpm, spiegano le stesse fonti, lo scenario sarebbe il più ambizioso ma anche il più complesso, per dimensioni, impatti patrimoniali e possibili interventi antitrust. Bper, invece, viene spesso indicata come opzione più semplice dal punto di vista industriale, con minori ostacoli e integrazione più gestibile. Lo stesso Banco Bpm resterebbe comunque il target di maggiore valore strategico, ma anche quello più difficile da portare a termine. 

“Tenendo insieme vincoli regolamentari, rischio politico e sostenibilità finanziaria, l’acquisizione di Bper è la più fattibile per Unicredit. Banco Bpm è realizzabile ma presenta rischi superiori (antitrust locale, costi di capitale più elevati, resistenze politiche/azionarie) che rendono l’operazione più complessa e meno probabile senza cospicue contropartite o ristrutturazioni”, dice all’AdnKronos Alessandro Cominelli, head of Fixed income desk in Cfe Finance. 

Secondo diversi operatori, un elemento chiave è proprio il ruolo crescente di Crédit Agricole nel capitale di Banco Bpm: la sua presenza non sarebbe solo difensiva, lato Bpm, ma potrebbe diventare una leva negoziale importante in eventuali operazioni future, influenzando gli equilibri tra gli attori coinvolti: compreso Unicredit. Sul mercato restano inoltre aperti dossier più piccoli ma funzionali al processo di consolidamento, come quello di BdM Banca, considerata un asset appetibile da diversi gruppi, tra cui Crédit Agricole, Credem, il gruppo BCC Iccrea insieme a Banca Popolare di Puglia e Basilicata e la stessa Unicredit. Un dato da non sottovalutare. (di Andrea Persili) 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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