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Mps, Pinardi (Analysis): “Banco Bpm strada in salita, Banca Generali più percorribile. Ma resta fattore tempo”

(Adnkronos) – Due offerte, quelle che Lovaglio, potrebbe presentare oggi in cda che aprono più di un interrogativo. A cominciare dalla variabile temporale. A tracciare con Adnkronos tutti i possibili scenari è Carlo Maria Pinardi, presidente Analysis e docente di Finanza all’ Università Bocconi che considera particolarmente complessa l’ipotesi Banco Bpm e relativamente più percorribile quella Banca Generali. Sullo sfondo resta quella che potrebbe essere la risposta di Intesa: un rilancio non può essere escluso, anche se la strategia potrebbe passare soprattutto dalla valorizzazione del titolo. E nella partita entrano anche le decisioni delle autorità e le iniziative della Procura. 

Pinardi, Lovaglio con il cda di oggi passa al contrattacco. Quanto sono percorribili le due operazioni che potrebbero essere presentate?
 

“Mi concentrerei di più sul prossimo passaggio: l’assemblea straordinaria che Lovaglio dovrebbe convocare per approvare il progetto. Al momento non ne conosciamo ancora i dettagli, ci sono soltanto indicazioni e indiscrezioni. Ma sarà molto complicato ottenere il consenso degli azionisti, sia dei soci più rilevanti sia dei piccoli azionisti. Il fattore tempo, poi, è determinante. Bisogna intervenire prima del 10 settembre e quindi i tempi sono strettissimi” 

Partiamo da Banco Bpm, quanto è decisiva la posizione di Crédit Agricole, primo azionista. Che cosa si aspetta?
 

“Banco Bpm rappresenta un’opzione a mio avviso è estremamente difficile da percorrere. Qui la politica può esercitare una moral suasion sull’azionista di riferimento di Banco Bpm, senza il cui consenso diventa praticamente impossibile percorrere questa strada, già di per sé molto complessa”.  

Sul versante Banca Generali, invece, Mps potrebbe giocare la carta della partecipazione del 13,25% in Generali detenuta da Mediobanca?
 

“Certamente potrebbe provare a percorrere, pur in un contesto diverso, una strada che richiama alcune delle mosse tentate in passato da Nagel. Sul piano industriale avrebbe senso pensare a un’integrazione tra il mondo dell’asset management di Mps e quello di Banca Generali: nascerebbe un soggetto molto importante. Da questo punto di vista considero l’ipotesi Banca Generali più percorribile rispetto a Banco Bpm, anche se resta molto complicata, soprattutto per i tempi dell’operazione e per i vincoli che potrebbero emergere”. 

Chi potrebbe essere interessato alla quota del 13,25% di Generali in Mediobanca?
 

“È evidente che non potrebbero esserlo né UniCredit né Intesa. Il fatto, però, che ci sia stato un riavvicinamento tra i grandi attori e tra i rispettivi vertici può aprire uno spazio per ragionare su un possibile accomodamento. L’obiettivo potrebbe essere quello di trovare un nuovo equilibrio tra i principali azionisti e, allo stesso tempo, mantenere l’indipendenza di Generali. Una soluzione di questo tipo potrebbe incontrare anche un forte consenso politico”. 

Che risposta si aspetta invece da Intesa dopo il cda di oggi?
 

“Un rilancio resta sempre una possibilità, anche se finora è stato escluso. Credo però che Messina possa puntare soprattutto sulla valorizzazione della propria banca e, indirettamente, sul mantenimento in territorio positivo del premio per gli azionisti Mps. In questa direzione può essere letto anche l’acquisto di azioni proprie effettuato da Intesa la scorsa settimana: sostenere e valorizzare il titolo significa rendere più appetibile anche il concambio per gli azionisti Mps”. 

Come sta leggendo la risposta del mercato?
 

“Se da una parte esistono soggetti contrari all’operazione, dall’altra il mercato ha mostrato di apprezzarla. Lo si vede dall’andamento delle quotazioni e dalla crescita della capitalizzazione di Mps, ma anche dal gradimento mostrato nei confronti di Intesa. È un elemento che non può essere ignorato: accanto alla partita politica c’è quella del mercato, che sta dando un proprio giudizio sull’operazione”. 

Quindi la partita resta completamente aperta?
 

“Sì, ed è una situazione estremamente complessa. Ci sono il cda e l’assemblea, ma anche le valutazioni delle autorità e le iniziative della Procura. Bisognerà inoltre capire fino a che punto la politica vorrà esercitare la propria moral suasion, al di là della partecipazione ancora detenuta direttamente dal Tesoro. In questo momento, probabilmente, gli unici certamente soddisfatti sono gli advisor che stanno lavorando per i diversi protagonisti della partita: con il moltiplicarsi delle operazioni e degli scenari, aumentano significativamente anche le loro commissioni”. 

finanza

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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