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Unicredit, tramonta l’ipotesi cavaliere bianco per Commerzbank: ecco perché

(Adnkronos) – È tutto pronto per il prossimo passaggio chiave dell’operazione tra Unicredit e Commerzbank: lunedì 4 maggio è convocata l’assemblea degli azionisti di Unicredit, chiamata ad approvare l’aumento di capitale a servizio dell’offerta pubblica di scambio (Ops) sull’istituto tedesco, ritenuta strategica per rafforzare la presenza del gruppo in Germania. 

La resistenza in Germania non si è esaurita, ma appare sempre più in difficoltà. Il sindacato tedesco Verdi ha recentemente ribadito la propria posizione a favore dell’indipendenza di Commerzbank. Ma, secondo quanto riferito da fonti sindacali ad AdnKronos, si è ampliato il divario tra i rappresentanti dei lavoratori di HypoVereinsbank — controllata tedesca di Unicredit — e quelli di Commerzbank, che restano fortemente contrari all’operazione. 

Una distanza che, sempre secondo le stesse fonti, potrebbe accentuarsi ulteriormente nel caso in cui il management di Commerzbank dovesse annunciare – in ottica difensiva – nuovi esuberi o delocalizzazioni verso l’Europa orientale. Gli osservatori hanno notato in questi ultimi giorni un deciso cambio di passo da parte dell’amministratore delegato Andrea Orcel, che nei giorni scorsi ha dichiarato di essere “fiducioso che alla fine l’acquisizione di Commerz succederà”. Parole che, secondo gli stessi osservatori, segnano un’evoluzione significativa rispetto alla cautela iniziale e riflettono una maggiore convinzione sulla fattibilità dell’operazione. 

 

 

 

Stando a quanto apprende Adnkronos da fonti finanziarie, le armi di difesa dell’esecutivo di Berlino appaiono oggi più limitate. L’ipotesi di un “cavaliere bianco”, fortemente caldeggiata da Berlino, si sarebbe infatti arenata: chiunque volesse intervenire – spiegano le fonti – dovrebbe eguagliare l’attuale valutazione di Commerzbank e affrontare il rischio di una competizione al rialzo con Unicredit.  

Allo stesso tempo, spiegano le stesse fonti, risulta complesso anche il ricorso a strumenti analoghi al golden power. Oltre alle possibili lesioni del diritto Ue, la stessa normativa tedesca consente di bloccare operazioni intra-Ue in ambiti legati alla difesa o alle tecnologie critiche, mentre nel settore finanziario tale leva è applicabile di regola nei confronti di soggetti extraeuropei. 

Attenzione anche ad altre mosse elusive di stampo protezionistico che potrebbero configurare una lesione del diritto Ue. “L’ostilità tedesca è una violazione dei principi di libera circolazione dei capitali”, spiega all’Adnkronos il politologo e docente universitario Pino Pisicchio. Il caso, spiega ancora Pisicchio, apre anche una lente sugli obiettivi europei. “Credo che la carta migliore possa essere quella della normativa europea: il rapporto Draghi 2024 sollecita l’armonizzazione normativa per superare le barriere nazionali al mercato unico bancario”. (di Andrea Persili) 

finanza

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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