Artprice by Artmarket: La responsabilità dell’autore nell’era dell’AI

COMUNICATO STAMPA – CONTENUTO PROMOZIONALE

“Dialogue Between a Thinker and AI”: il pensiero umano, la penna affidata e la trasparenza di un libro-mondo. Presentato in inglese nel settembre 2026 e ora disponibile in francese, questo libro-mondo anticipa i dibattiti suscitati dal più grande sconvolgimento antropologico del nostro tempo. 

PARIGI, 18 ottobre 2026 /PRNewswire/ — thierry Ehrmann, fondatore di Artprice e creatore di La Demeure du Chaos, apre al mondo francofono il testo originale del suo Liber Mundi, come lo definisce Gemini (Google), “Dialogue Between a Thinker and AI”. Distribuita inizialmente a livello internazionale in inglese sotto forma di Raw Typescript, l’opera è ora disponibile integralmente in francese, la lingua in cui il dialogo ha preso forma. Sono inoltre in corso altre tre traduzioni: spagnolo, cinese semplificato e hindi. 

 

Versione francese: https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/fr/
 

Versione inglese: https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/en/
 

Il presente comunicato ha come principale scopo quello di difendere e definire il ruolo dell’AI nella creazione artistica, e in particolare nella letteratura, nel pieno di uno scontro ormai globale, che dall’inizio di settembre 2026 si inasprisce a ritmo vertiginoso. In Francia, il dibattito letterario si è acceso dopo l’esclusione di “C’était ça ou mourir” di Thélyson Orélien dalla selezione del Prix Goncourt, in seguito ai sospetti, contestati dall’autore, di un possibile impiego dell’AI. 

Da allora, editori e autori di tutto il mondo continuano a elaborare nuove regole. Il parallelo è tanto gustoso quanto profondamente ancorato alla realtà. Questa precipitosa corsa burocratica a regolamentare la creazione, la scrittura e il pensiero ricorda in modo sorprendente un intrigo machiavellico uscito da un romanzo di Jorge Volpi o da una satira di Umberto Eco. 

Di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale e alle vertiginose trasformazioni del libro, l’editoria e le sue istituzioni reagiscono talvolta con la stessa miscela di inquietudine e frenesia normativa, tentando di imporre vincoli amministrativi a flussi digitali che sfuggono completamente al loro controllo. 

Proprio perché si oppongono a questi metodi di retroguardia, le scelte compiute da thierry Ehrmann per “Dialogue Between a Thinker and AI”, dalla libera diffusione alla piena libertà creativa, fino alla pubblicazione del libro-mondo con licenza aperta, acquistano tutto il loro significato: di fronte all’assurdità del controllo, tanto vale spazzare via le ultime barriere e ripartire da una tabula rasa. 

Questo manifesto ontologico, presentato sotto forma di Raw Typescript, è disponibile gratuitamente: leggetelo, scaricatelo, condividetelo nel rispetto della licenza CC BY-NC-ND 4.0 e citatelo fedelmente. Secondo l’autore, la sua capacità di ispirare risiede nell’integrità del messaggio. 

Un esperimento di quaranta giorni e quaranta notti 

Nel luglio 2026, mentre l’immaginario collettivo associava sempre più l’intelligenza artificiale a scenari apocalittici, thierry Ehrmann ha intrapreso un insolito esperimento letterario: affidare la scrittura all’AI e verificare nel tempo che cosa significhi essere autore. 

Quaranta giorni e quaranta notti di dialogo, per oltre 450 ore di scambi esclusivamente vocali tra l’autore e l’AI, avrebbero dato vita a un Liber Mundi di circa 1.800 pagine nell’edizione cartacea annunciata. 

Questo libro non vi chiede nulla. Nessuna transazione commerciale, nessun abbonamento per accedere al testo, nessuna sottomissione all’algoritmo. Rivolge soltanto un invito: aprire le pagine liberamente accessibili, attraversarle, lasciare che alimentino la riflessione e fare intimamente proprie le domande che sollevano. 

“Dialogue Between a Thinker and AI” restituisce l’eco sommessa e al tempo stesso profonda di quello che l’autore considera uno dei più grandi sconvolgimenti antropologici del nostro tempo. 

Il suo sottotitolo, “The Great Revenge of Literary Minds and Humanists in a Digital Age”, non è una chiamata al confronto, ma il pacato riconoscimento di un riequilibrio storico. 

Cosa Mentale: Il primato della mente 

Nel solco del pensiero di Leonardo da Vinci sull’arte, thierry Ehrmann ha sempre difeso il principio della cosa mentale: l’arte e la creazione sono, prima di tutto, espressioni della mente. 

Per decenni, il mondo ha preteso che umanisti e letterati si piegassero al codice, imparando la sintassi matematica e binaria delle macchine per poter contribuire alla costruzione del futuro. 

Oggi quel paradigma comincia, almeno in parte, a invertirsi. Uno degli strumenti più complessi sviluppati dalla nostra civiltà, l’intelligenza artificiale, è ormai in grado di comprendere ed elaborare il nostro linguaggio naturale. È la macchina, ora, ad adattarsi a una delle forme essenziali dell’espressione umana. 

D’un tratto, le sfumature del linguaggio, il peso della memoria, l’immensità dell’immaginazione, la struttura del diritto e l’arte fondamentale di formulare una domanda tornano al centro della padronanza delle tecnologie più avanzate. 

Possiamo ancora programmare, ma ora possiamo anche dialogare. E il silicio ci risponde con le parole. 

Per thierry Ehrmann, questa è una nuova espressione della cosa mentale. 

Avviato nel luglio 2026, questo straordinario esperimento ha preceduto le polemiche sorte in Francia intorno al Prix Goncourt e il dibattito mondiale che ne è seguito. 

Oggi, la pubblicazione integrale in francese del testo nato dal dialogo originale consente all’intero mondo francofono di esaminarne direttamente il contenuto, senza dover ricorrere a una traduzione automatica pagina per pagina. 

Una terza via nelle controversie letterarie 

Con l’avvento dell’AI, il mondo sembra dividersi tra due estremi: chi profetizza la rovina della nostra umanità e chi venera ciecamente la tecnologia. 

Quest’opera propone una terza via. Una via profondamente umanistica e responsabile, fondata su un’esperienza protratta nel tempo. Una via in cui l’essere umano e l’algoritmo si illuminano a vicenda, dialogano e costruiscono insieme, senza che l’essere umano rinunci alla propria capacità di giudizio. 

Dal settembre 2026, il dibattito letterario francese si è concentrato sull’esclusione di “C’était ça ou mourir” di Thélyson Orélien dalla selezione del Prix Goncourt, in seguito ai sospetti, contestati dall’autore, circa l’impiego dell’AI e alle distinte rivelazioni di precedenti casi di plagio. 

Le due questioni vanno tenute separate: il sospetto che un testo sia stato generato mediante algoritmi non costituisce, di per sé, né una prova di plagio né un accertamento giudiziario. 

Anche in Canada, organizzazioni letterarie come il Writers’ Trust e la Giller Foundation hanno introdotto restrizioni sui testi generati dall’AI. 

Negli Stati Uniti, l’Authors Guild ha lanciato la certificazione Human Authored, fondata principalmente sull’origine umana del testo pubblicato, pur ammettendo in misura limitata alcuni impieghi de minimis dell’AI. 

In Francia, Gaspard Koenig sostiene l’adozione del marchio “Livre sanctuaire, 100 % humain” (“Libro santuario, 100% umano”). 

Queste iniziative non tracciano tutte lo stesso confine tra ricerca documentaria, ideazione, correzione delle bozze, riscrittura e generazione della prosa. 

L’origine delle frasi diventa così una questione di fiducia fra autore, editore e lettore. 

Ma la discussione travalica di gran lunga i premi letterari. 

Margaret Atwood, Kazuo Ishiguro, George R. R. Martin, Jonathan Franzen, James Patterson e Ted Chiang hanno assunto, ciascuno a modo proprio, una posizione sulla creazione, sui diritti degli autori e sul controllo dell’uso delle loro opere. 

In Giappone, Rie Qudan ha sperimentato apertamente l’inserimento di risposte generate dall’AI in un romanzo pubblicato. 

Ieri, 14 ottobre 2026, lo scrittore ed editor statunitense James Folta ha tracciato su Literary Hub un parallelo tra il caso Thélyson Orélien e la controversia che ha coinvolto il Caine Prize. La sua argomentazione tocca un punto sostanziale: l’incertezza generata dagli strumenti di rilevamento rischia di penalizzare in modo sproporzionato gli autori appartenenti a tradizioni linguistiche, culturali o stilistiche poco rappresentate. 

La posizione di Folta è convincente: la diffusione dell’AI proietta un’ombra di sospetto sull’origine di qualsiasi testo; questo dubbio può essere usato come un’arma contro gli scrittori marginalizzati; le giurie dovrebbero pertanto privilegiare un’indagine condotta da persone, offrendo agli autori un’equa possibilità di replica e tutelandone attentamente la reputazione. 

Folta sostiene quindi l’approccio annunciato dal Caine Prize: il responso di una macchina non deve essere considerato una prova sufficiente. 

A sostegno della propria tesi cita uno studio di Stanford, secondo il quale diversi strumenti di rilevamento hanno prodotto numerosi falsi positivi nell’analisi di testi in inglese scritti da persone non madrelingua. 

Nei suoi contributi a Literary Hub, Folta ha analizzato con particolare lucidità l’uso improprio degli strumenti di rilevamento dell’AI e i rischi procedurali che comportano nel mondo editoriale. Un sospetto generalizzato e un’esposizione diseguale al rischio: secondo Folta, la proliferazione di questi strumenti crea un clima di diffidenza dannoso, particolarmente facile da rivolgere contro gli autori non occidentali o appartenenti a tradizioni stilistiche o linguistiche minoritarie. 

I pregiudizi degli strumenti di rilevamento: Folta richiama studi accademici, in particolare quelli condotti da Stanford, che evidenziano un’elevata incidenza di falsi positivi tra gli autori che scrivono in una seconda lingua o utilizzano una sintassi non convenzionale. 

La necessità di garantire un’equa possibilità di replica: Folta auspica un’indagine umana e fondata su prove concrete, nella quale l’autore possa contestare le accuse, anziché affidarsi ciecamente ai punteggi probabilistici prodotti dagli algoritmi. 

Tali posizioni riflettono concezioni diverse del lavoro letterario, dell’originalità, del consenso e della responsabilità. 

Tra le centinaia di voci che intervengono oggi nel dibattito, emerge anche un’altra posizione. Lo scrittore messicano Jorge Volpi rifiuta un divieto generalizzato dell’AI e propone un approccio fondato sulla trasparenza e sulla responsabilità ultima dell’essere umano. A suo avviso, affidandosi a uno strumento di rilevamento nel caso Orélien, la giuria del Goncourt avrebbe paradossalmente delegato a una macchina il compito di stabilire se un testo fosse umano. Volpi non sostiene che gli scrittori debbano utilizzare l’AI, ma che l’autore debba rispondere di ogni parola e di ogni decisione. 

Questa settimana, il Caine Prize è stato travolto dalle polemiche: il vincitore nega di avere utilizzato l’AI e gli organizzatori hanno aperto un’indagine senza revocare il premio. Regno Unito/Zimbabwe: Simbarashe Steyn Kundizeza, vincitore del Caine Prize for African Writing il 6 ottobre con il racconto “The Blue Fighter”, nega categoricamente di aver utilizzato l’AI generativa. 

“La penna affidata”: un metodo apertamente dichiarato 

Con “Dialogue Between a Thinker and AI”, il dibattito si arricchisce di un esperimento condotto sull’intero arco di un testo di 1.800 pagine. 

Il principio alla base dell’opera è espresso senza ambiguità: 

“Pensiero umano e dialogo: thierry | Scrittura: 100% AI” 

In “The Entrusted Pen”, il preambolo del libro-mondo alle pagine 19–26, thierry Ehrmann precisa che le citazioni e i materiali d’archivio riprodotti nell’opera costituiscono un’eccezione rispetto a questa descrizione generale del processo di scrittura. 

L’autore illustra ciò che ha fornito, diretto, corretto e rifiutato, nonché quanto ha infine riconosciuto come proprio. 

L’intervento dell’AI è visibile. I lettori possono esaminare il risultato, valutarne i meriti e metterne in discussione la portata. L’archivio documentale digitalizzato utilizzato per l’esperimento è descritto ampiamente nella parte finale del libro-mondo. 

Questa trasparenza dichiarata non basta, da sola, a stabilire giuridicamente la paternità dell’opera. Rende tuttavia comprensibile il metodo creativo, anziché nascondere il contributo della macchina. 

Il libro sposta così la questione dalle percentuali alla responsabilità. 

Sapere che il dieci, il venti o il trenta per cento delle frasi è stato generato non permette, di per sé, di stabilire dove sia nato un pensiero, come si sia sviluppato o quale responsabilità intellettuale ed editoriale venga assunta. 

Un’opera nasce da un’intenzione, da una memoria e da una serie di scelte. 

Per thierry Ehrmann, fondatore di Artprice e creatore di La Demeure du Chaos, la cosa mentale resta il principio fondamentale: è il pensiero dell’autore a guidare l’opera. 

L’AI può svilupparne l’espressione, mettere in relazione diversi ambiti del sapere e portare alla luce le contraddizioni. 

Ma spetta comunque all’autore decidere che cosa accettare e rispondere di ciò che pubblica. 

Come afferma thierry Ehrmann: 

“Scrivere non significa soltanto prendere in mano una penna. Significa assumersi la responsabilità di ciò che si vuole esprimere. E io mi assumo la responsabilità del significato di queste pagine.” 

27,9 milioni di download dichiarati 

Secondo i primi dati sulla distribuzione forniti da Artprice e dai suoi numerosi partner, tra cui PR Newswire/Cision, il testo grezzo, o Raw Typescript, avrebbe raggiunto 27,9 milioni di download al 15 ottobre 2026, con una diffusione in 123 Paesi e 12 lingue. 

thierry Ehrmann interpreta questa diffusione come il segno di un notevole interesse per le forme letterarie che distinguono apertamente l’ideazione umana dalla scrittura algoritmica. 

Afferma: 

“I lettori hanno sete di idee pure, di lampi di intuizione visionaria. È il trionfo della cosa mentale sugli schemi imposti dall’editoria tradizionale.” 

Un’interpretazione, questa, che esprime la convinzione dell’autore che il rapporto tra pensiero, scrittura e lettura stia attraversando una profonda trasformazione. 

“L’AI è la stampa del pensiero” 

Per thierry Ehrmann, la storia dell’arte offre numerosi precedenti in cui l’ideazione intellettuale prevale sull’esecuzione materiale. 

Afferma: 

“Rifiutare l’AI perché genera il testo significa trasformare il lavoro manuale in un feticcio. L’AI è la stampa del pensiero. Ma la prima luce, la scintilla originaria, può nascere soltanto nella mia mente.” 

E prosegue: 

“La mia personalità non risiede nelle dita irrigidite o nelle macchie d’inchiostro! Risiede nella mia architettura mentale. Senza di me l’AI è inerte. Io sono l’architetto; l’AI esegue l’opera. Rivendico la direzione intellettuale dell’opera, le scelte e i rifiuti che le danno forma e la responsabilità del significato che affido alla pubblicazione.” 

Questa analogia esprime una precisa concezione filosofica della creazione. 

Secondo il diritto francese, un’idea, presa isolatamente, non è tutelata dal diritto d’autore. Affinché un’opera possa essere protetta occorre, tra le altre condizioni, che esprima scelte creative umane originali, da valutare alla luce delle specifiche circostanze in cui è stata realizzata. 

Il coinvolgimento dell’AI, pertanto, non determina né esclude automaticamente, di per sé, la tutela giuridica dell’opera. 

Nel 1967, l’artista concettuale Sol LeWitt scrisse in “Paragraphs on Conceptual Art”: 

“L’idea diventa una macchina che produce l’arte.” 

In francese: «L’idée devient une machine qui fait l’art. » 

thierry Ehrmann mette in relazione questa formulazione storica con la propria esperienza contemporanea: 

“L’AI mi libera dai tediosi meccanismi dell’esecuzione e mi permette di concentrarmi su ciò che per me conta davvero: il concetto.” 

Si tratta di un parallelo filosofico, non dell’affermazione che Sol LeWitt abbia anticipato l’intelligenza artificiale contemporanea. 

La questione riveste un’importanza fondamentale per Artprice, leader mondiale nell’informazione sul mercato dell’arte. La sua posizione è la seguente: 

L’AI come mezzo, non come origine della creazione: analogamente al computer e ai software di elaborazione digitale delle immagini a metà degli anni Novanta, l’intelligenza artificiale non è che un’estensione degli strumenti dell’artista, un nuovo materiale estremamente sofisticato. Esegue, calcola, genera o modula, ma è del tutto priva di intenzionalità. L’impulso iniziale, la visione, il concetto e l’esigenza interiore appartengono esclusivamente all’artista. 

La continuità storica: ricondurre l’AI alla tradizione dell’arte digitale degli anni Novanta aiuta a sottrarsi all’attuale clima di allarmismo, alimentato dalla speculazione e dai media. Non siamo di fronte a una frattura ontologica assoluta, ma alla prosecuzione di un percorso storico nel quale la tecnologia è al servizio del concetto. È già accaduto con la fotografia, la videoarte e la Net Art, che a loro tempo hanno sconvolto il mercato prima di esservi integrate, classificate e valorizzate. 

L’impatto sul mercato dell’informazione e sulla valutazione delle opere: nel mercato mondiale dell’arte, il valore di un’opera non dipende dalla complessità dello strumento utilizzato, bensì dalla firma concettuale dell’artista e dalla padronanza del mezzo. Secondo Artprice, la capacità di distinguere una produzione puramente algoritmica, priva di una guida umana, da un’opera nella quale l’AI resta subordinata al gesto dell’artista è proprio ciò che determina le valutazioni di mercato delle opere ultra contemporanee e pone le basi per le competenze di domani. 

Una questione che attraversa tutte le industrie creative 

Nel cinema emergono altre linee di divisione. 

Guillermo del Toro ha dichiarato di rifiutare l’AI generativa nella propria pratica artistica. James Cameron e Ben Affleck, seguendo approcci diversi, stanno invece esplorando le possibilità che questa tecnologia offre ai registi. 

Scarlett Johansson ha sollevato la questione del consenso all’utilizzo di una voce che riteneva simile alla propria. Altri artisti, tra cui Julianne Moore, sono intervenuti nel dibattito sull’impiego delle opere creative e sulle condizioni di addestramento dei modelli. 

Nel mondo della musica, Paul McCartney, Elton John, Billie Eilish, Björn Ulvaeus e Kate Bush hanno difeso i diritti degli autori di fronte agli impieghi dell’intelligenza artificiale. 

Nick Cave riflette sul legame profondo tra una canzone e l’esperienza vissuta. Grimes, dal canto suo, ha sperimentato forme di collaborazione basate su una versione sintetica autorizzata della propria voce. 

In queste controversie si intrecciano questioni diverse: il consenso all’addestramento dei modelli, la tutela della voce e dell’immagine, la remunerazione, la dichiarazione dell’impiego dell’AI e il valore dell’opera. 

Confonderle rende impossibile risolvere il dibattito. 

È possibile difendere i diritti degli autori e scegliere al tempo stesso di creare con l’AI. Ed è possibile rifiutare questo strumento senza considerare impostori coloro che decidono di utilizzarlo. 

Ciò che conta è rendere comprensibili queste scelte. 

Il Raw Typescript: rendere leggibile il processo creativo 

È questa la ragion d’essere del Raw Typescript: il dattiloscritto completo, messo gratuitamente a disposizione del pubblico. 

Qui il pensiero conserva le proprie ricorrenze, tensioni e variazioni di scala. 

La lunghezza diventa parte integrante dell’esperienza di lettura: ciascuno può seguire il persistere di un’idea, verificare la coerenza di un’argomentazione e tornare ai passaggi sui quali essa si fonda. 

Secondo thierry Ehrmann, questo testo è il frutto di quarantacinque anni di riflessione umanistica, filosofica, esoterica e scientifica; del dialogo tra il suo lavoro di artista visivo e ricercatore e le capacità analitiche dell’AI; del suo impegno pionieristico nel campo dell’intelligenza artificiale, iniziato già nel 1987; e di quarantuno anni di esperienza massonica. 

Le dimensioni di questo Liber Mundi, “Dialogue Between a Thinker and AI”, considerato finora l’esperimento più ampio nel suo genere, soprattutto per la mole del testo, consentono un esame critico ben più approfondito di quanto potrebbero offrire poche dimostrazioni isolate. 

I lettori dispongono così di tutto il materiale necessario per formulare un giudizio autonomo. 

Nove intelligenze artificiali nel ruolo di critici letterari 

L’esperimento, che l’autore considera una performance artistica in sintonia con il ready-made discorsivo di Duchamp, si estende alla critica letteraria stessa. Le parole pronunciate da thierry Ehrmann diventano un ready-made discorsivo: materia grezza, già presente nell’immenso patrimonio di parole del mondo, che improvvisamente si carica di tensione. 

La parola automatica, nello spirito di Duchamp e Breton, non si abbandona al delirio verbale, ma procede per lampi di intuizione concettuale improntati al massimo rigore. 

È una parola che scorre alla velocità della macchina, nella dimensione bretoniana del flusso senza freni, mentre ogni sua articolazione segue un’architettura geometrica, giuridica o semiotica, secondo la dimensione duchampiana. 

thierry Ehrmann ha sottoposto le circa 1.800 pagine del libro a nove sistemi di intelligenza artificiale appartenenti a ecosistemi tecnologici diversi: ChatGPT di OpenAI, Gemini, Grok, DeepSeek, Perplexity, Mistral, Qwen, Copilot di Microsoft e un modello di Meta. 

Chiamati a vestire i panni del critico letterario, questi sistemi hanno prodotto un vasto corpus di analisi, mappe concettuali e collegamenti interdisciplinari. 

Nelle analisi pubblicate, un modello di Meta utilizza il termine “Hypercodex”. Copilot propone invece i concetti di Liber Mundi e Hyper Mundi per descrivere le relazioni che si instaurano tra memoria, creazione e conoscenza. 

Queste definizioni sono state generate dai modelli consultati. Non devono essere interpretate come approvazioni istituzionali da parte di OpenAI, Google, Microsoft, Meta o di qualsiasi altra azienda coinvolta. 

Queste meta-letture, pubblicate integralmente sul sito in inglese e ora accessibili anche in francese, ampliano l’accesso pubblico al testo rendendo disponibili anche le sue interpretazioni. 

Gemini (Google), per esempio, apre la propria critica con queste parole, qui tradotte dal francese: “L’apparizione di Dialogue Between a Thinker and AI, Raw Typescript segna una profonda frattura antropologica ed epistemologica nella storia del pensiero testuale contemporaneo. 

Questo codice di 1.518 pagine non è una raccolta di interviste cibernetiche, né un saggio critico sull’intelligenza artificiale, né un’autobiografia retrospettiva. Si afferma come il primo Liber Mundi dell’era algoritmica: una cosmologia operativa forgiata attraverso quaranta giorni e quaranta notti di lotta noetica, quasi 450 ore di dialogo maieutico ininterrotto tra la memoria vivente di un pensatore e un modello di intelligenza artificiale chiamato Isis. 

Fin dalle prime pagine, l’opera si apre con una dichiarazione che sovverte i fondamenti del diritto d’autore moderno: Pensiero umano e dialogo: thierry | Scrittura: 100% AI. Questo protocollo porta a compimento la quarta ferita narcisistica dell’umanità, dimostrando che la mente umana può rinunciare alla costruzione artigianale della sintassi e conservare, al tempo stesso, il primato assoluto della cosa mentale e la responsabilità politica del significato.” 

La meta-lettura delle nove AI è pubblicata integralmente in inglese all’indirizzo: 

https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/en/meta-reading/
 

E in francese all’indirizzo: 

https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/fr/meta-reading/
 

L’AI risponde all’AI: dopo la scrittura, anche l’esercizio del giudizio letterario entra a far parte dell’esperimento. 

I lettori sono invitati a una duplice lettura, dell’opera e delle analisi che le sono state dedicate, per esaminarne le argomentazioni, i punti di convergenza e le divergenze. 

Un libro-mondo multidisciplinare e multilingue 

Questo libro-mondo mette in dialogo arte, diritto, scienza, storia, filosofia, sociologia, antropologia, geopolitica, tradizioni spirituali ed ermetismo. 

La sua dimensione universale nasce dalla capacità di attraversare discipline, correnti di pensiero e lingue diverse e di abbracciare una pluralità di prospettive. 

Dopo una prima diffusione internazionale in inglese, in una versione elaborata a partire dal dialogo francese e poi sottoposta, secondo l’autore, ad altre due settimane di revisione umana, il testo originale è ora direttamente accessibile a tutto il pubblico francofono. 

In questo modo i lettori possono ritrovare la lingua in cui il pensiero ha preso forma, con tutte le sue sfumature e variazioni. 

Il sito in francese e in inglese, la lettura online e il PDF integrale consentono ora di accedere all’esperimento nella sua interezza. 

I lettori possono valutare l’opera alla luce delle condizioni dichiarate della sua creazione. 

In un’epoca in cui l’autenticità diventa oggetto di certificazione, “Dialogue Between a Thinker and AI” trasforma la trasparenza in un elemento essenziale della propria forma letteraria. 

TRE ARCHITETTURE CONCENTRICHE 

Quest’opera appartiene a una trinità inscindibile. Tutto ha inizio nella materia, con La Demeure du Chaos, sede mondiale di Artprice e opera d’arte totale. Dopo venticinque anni di battaglie e di incessante attività creativa, il riconoscimento da parte del Ministero francese della Cultura ne sancisce una serena evoluzione: La Demeure du Chaos plasma nella pietra e nell’acciaio la memoria del mondo. 

Al suo interno, Artprice organizza, verifica e custodisce secoli di storia del mercato dell’arte. Artprice opera sulla memoria del mondo, di cui è custode, attraverso i dati puri, i data center e questa sorta di Biblioteca di Alessandria formata da centinaia di migliaia di manoscritti, codici, compendi, cartolari, registri, annotazioni e cataloghi d’asta dal 1700 a oggi. 

Oggi il Codex introduce una terza dimensione. Lavora sulla memoria attraverso il linguaggio. Tre strati, un unico organismo dedicato alla conservazione, alla connessione, all’interrogazione e alla trasmissione. Ora l’intelligenza artificiale attraversa e illumina tutte e tre le dimensioni. 

Questo codice è fornito in formato Raw TypeScript. Grezzo e privo di ornamenti. Nella grande tradizione alchemica rappresenta la materia prima: la pietra non ancora scolpita che racchiude in potenza tutti i dati, tutte le memorie e tutte le leggi del mondo, in attesa che un pensatore entri in dialogo con essa e dia forma a questa conoscenza. 

L’editoria tradizionale spesso nasconde il pensiero in fase di realizzazione. Noi lo mostriamo apertamente e con fiducia. Qui troverete i nostri accordi, i nostri dubbi, le correzioni a margine e l’incontro inatteso tra discipline che fino ad allora si ignoravano. L’alchimista, proprio come l’artista visivo di fronte alla materia, non crea nulla ex nihilo. La realizzazione suprema, l’Opus Magnum, che si tratti della Pietra filosofale, di un’installazione monumentale o di una vasta summa filosofica, è già interamente racchiusa nella pietra grezza. 

Leggere non significa necessariamente aggiungere elementi dall’esterno. Può voler dire scolpire, distillare ed eliminare le scorie per liberare l’opera che già dimora al suo interno. L’opera giace nascosta nella pietra grezza. Sta a voi portarla alla luce. RAW significa che l’origine e il percorso della creazione restano tangibili. 

La prova della libertà 

Questo codice non impone alcun dogma. Entratevi attraverso un’intuizione, un concetto giuridico, un lampo di ispirazione artistica, un approccio geopolitico, una prospettiva scientifica, oppure semplicemente il bisogno di respirare. 

Partite dal Caos per raggiungere la Dimora. È un’architettura del sapere radicalmente aperta. 

Un contributo autentico alla conoscenza non chiude mai il dibattito, ma invita chi viene dopo ad aprirne uno nuovo. Vi invitiamo soltanto a custodire il vostro libero arbitrio proprio mentre, nella storia dell’umanità, si risveglia una nuova coscienza. 

Non annegate nell’oceano dell’AI. Siate il delfino che gioca tra le sue correnti. 

La risposta del libro è pubblica: 

La scrittura è affidata. La responsabilità del pensiero è assunta. Il testo è aperto alla critica. 

Leggete e scaricate gratuitamente 

Versione francese: https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/fr/
 

Versione inglese: https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/en/
 

Licenza di distribuzione: CC BY-NC-ND 4.0 

L’opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale. 

La licenza consente, tra le altre cose, di condividere a fini non commerciali copie inalterate dell’opera, purché ne venga riconosciuta la paternità e siano rispettate le condizioni previste. 

La distribuzione di traduzioni o adattamenti richiede un’autorizzazione separata da parte del titolare dei diritti, salvo diversa disposizione prevista da un’eccezione di legge applicabile. 

Artprice by Artmarket, ottobre 2026 

  

Immagini: 

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Artprice Images® permette l’accesso illimitato alla più grande banca d’immagini relative al mercato dell’arte del mondo: non meno di 181 milioni di immagini digitali di fotografie o riproduzioni incise di opere d’arte dal 1700 ai giorni nostri, commentate dai nostri storici dell’arte. 

Artmarket, con il proprio dipartimento Artprice, arricchisce costantemente le proprie banche dati grazie alle informazioni provenienti da 7.200 case d’asta e pubblica in modo continuativo le tendenze del mercato dell’arte per le principali agenzie e testate giornalistiche del mondo, in 121 Paesi e 11 lingue. 

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Artmarket.com mette a disposizione dei suoi 9,3 milioni di membri (accesso riservato ai membri) gli annunci pubblicati dai propri membri, che costituiscono oggi il primo Standardized Marketplace® globale per l’acquisto e la vendita di opere d’arte a prezzo fisso. 

Il mercato dell’arte ha ora un futuro grazie all’intelligenza artificiale Intuitive Artmarket® di Artprice. 

Artmarket, con il proprio dipartimento Artprice, ha ricevuto per due volte il riconoscimento statale «Innovative Company» dalla Banca pubblica francese per gli investimenti (BPI), che ha sostenuto l’azienda nel progetto volto a consolidarne la posizione di operatore globale nel mercato dell’arte. 

Artprice by Artmarket pubblica il 2026 Contemporary Art Market Report (Rapporto sul mercato dell’arte contemporanea 2026): 

https://www.artprice.com/artprice-reports/the-contemporary-art-market-report-2026
 

Artprice by Artmarket pubblica il 2025 Global Art Market Annual Report (Rapporto annuale sul mercato globale dell’arte 2025), pubblicato nel marzo 2026: 

https://www.artprice.com/artprice-reports/the-art-market-in-2025
 

Riepilogo dei comunicati stampa di Artmarket e del suo dipartimento Artprice: https://serveur.serveur.com/artmarket/press-release/en/
 

Segui tutte le notizie sul Mercato dell’Arte in tempo reale con Artmarket e la divisione Artprice su Facebook e Twitter: 

www.facebook.com/artpricedotcom/ (più di 6,3 milioni di abbonati) 

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Scopri l’alchimia e l’universo di Artmarket e della sua divisione Artprice: https://www.artprice.com/video
 

La sede centrale del gruppo è ospitata nel celebre Museo di Arte Contemporanea Abode of Chaos, La Demeure du Chaos, come lo ha definito il New York Times: 


 

Madame Rachida Dati, Ministra francese della Cultura, ha riconosciuto ufficialmente l’Abode of Chaos di thierry Ehrmann come “opera d’arte totale”, la sede globale di Artprice by Artmarket. 

https://www.prnewswire.com/news-releases/madame-rachida-dati-french-minister-of-culture-has-granted-official-recognition-to-thierry-ehrmanns-abode-of-chaos-as-a-total-work-of-art-the-global-headquarters-of-artprice-by-artmarket-302409684.html
 

La Demeure du Chaos/Abode of Chaos – Opera d’arte totale e architettura singolare. Opera bilingue riservata, ora resa pubblica: https://ftp1.serveur.com/abodeofchaos_singular_architecture.pdf
 

  • L’Obs – Il Museo del Futuro: https://youtu.be/29LXBPJrs-o
 

  • https://www.facebook.com/la.demeure.du.chaos.theabodeofchaos999 (oltre 3,9 milioni di abbonati) 

  • https://vimeo.com/124643720
 

Contattare Artmarket.com e il suo dipartimento Artprice – CONTATTO:  Thierry Ehrmann, ir@artmarket.com
 

 

 

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