Prix Galien Italia 2026, ad AstraZeneca ‘doppio riconoscimento per innovazione in 2 aree centrali’

(Adnkronos) – Doppio riconoscimento per AstraZeneca al Prix Galien Italia 2026, una delle più prestigiose onorificenze dedicate all’innovazione farmacologica: durvalumab è stato premiato nella categoria Oncologia ed emato-oncologia, mentre baxdrostat ha ricevuto il riconoscimento nell’area Cardiologia, malattie cardiovascolari, respiratorie e renali. Due innovazioni terapeutiche in ambiti differenti, accomunate dall’obiettivo di migliorare le prospettive di cura dei pazienti. 

“Il valore della ricerca sul farmaco si misura nella sua capacità di cambiare le prospettive di cura delle persone, ma è anche la prova del talento di tanti ricercatori che hanno consentito a un’idea di diventare farmaco – dichiara Francesca Patarnello, Vice President Market Access & Government Affairs AstraZeneca Italia – Vincere un premio come questo è una grandissima soddisfazione perché è un premio alla determinazione di AstraZeneca nel prioritizzare i propri investimenti nella costruzione di progetti di ricerca che possano fare la differenza per i pazienti”. La farmaceutica “investe ogni anno 14 miliardi di dollari in ricerca a livello globale, e ha nella propria pipeline 197 progetti. In uno scenario internazionale segnato da crescenti incertezze e da nuove pressioni sui sistemi sanitari, questo impegno assume un’importanza sempre maggiore, perché sappiamo che i nuovi farmaci hanno un ruolo chiave nella vita dei pazienti ma anche nei costi sanitari e sociali che le malattie possono determinare senza adeguate terapie. Essere stati giudicati da importanti esperti e scienziati che hanno dedicato la loro vita alla ricerca farmacologica è un grande onore e un doppio riconoscimento per noi”. 

Il Premio Galeno nella categoria Oncologia e emato-oncologia – precisa una nota – è stato assegnato a durvalumab, prima immunoterapia approvata per il trattamento del carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio limitato (Ls-Sclc) nei pazienti adulti la cui malattia non è progredita dopo chemioradioterapia a base di platino. Si tratta di una neoplasia particolarmente aggressiva, per la quale non si registravano progressi terapeutici significativi da oltre vent’anni. Nello studio di fase 3 Adriatic, durvalumab ha dimostrato una riduzione del 27% del rischio di morte rispetto al placebo, con una sopravvivenza globale mediana di 55,9 mesi rispetto a 33,4 mesi. Il trattamento ha inoltre ridotto del 24% il rischio di progressione o morte, mantenendo un profilo di tollerabilità favorevole, senza un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti. Aifa-Agenzia italiana del farmaco ha riconosciuto a questa indicazione il requisito di innovatività terapeutica. “Il riconoscimento a durvalumab premia un progresso scientifico di particolare rilevanza per la prima immunoterapia rivolta alle persone con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio limitato, una forma di tumore particolarmente aggressiva e associata a una sopravvivenza ancora troppo breve – commenta Paola Morosini, Medical Affairs Head Oncology AstraZeneca Italia –. Per oltre vent’anni lo standard di cura non è cambiato: dopo la chemioradioterapia, per i pazienti la cui malattia non era progredita, restava soprattutto la sorveglianza attiva, in una fase caratterizzata da un elevato rischio di recidiva”.  

 

Con durvalumab “possiamo oggi offrire quasi 2 anni di vita in più ai pazienti – sottolinea Morosini – trasformando il periodo successivo alla chemioradioterapia da una semplice attesa a un momento in cui è ancora possibile intervenire sulla malattia. Questo è, in fondo, il significato più autentico dell’innovazione: aprire una nuova prospettiva terapeutica in uno spazio rimasto immutato per decenni e dare finalmente una risposta concreta a un bisogno che, per troppo tempo, è rimasto senza soluzione”. 

Nella categoria Cardiologia, malattie cardiovascolari, respiratorie e renali, il Premio Galeno è stato attribuito a baxdrostat, molecola sviluppata per rispondere ai bisogni dei pazienti con ipertensione non a target nonostante le terapie antipertensive in corso. Baxdrostat si distingue per un meccanismo d’azione innovativo, potenziale first-in-class, basato sull’inibizione selettiva dell’aldosterone sintasi, l’enzima responsabile della produzione di aldosterone, ormone tra i principali responsabili della regolazione della pressione arteriosa. Negli studi clinici di fase 3 – riferisce l’azienda – la molecola ha dimostrato riduzioni statisticamente significative della pressione arteriosa sistolica rispetto al placebo. In particolare, nello studio Bax24, a 12 settimane è stata osservata una riduzione della pressione arteriosa sistolica media monitorata nelle 24 ore di 14 mmHg, rispetto a placebo. Nello studio BaxHtn, alla settimana 12, baxdrostat ha invece determinato una riduzione rispetto al basale della pressione arteriosa sistolica media in posizione seduta, normalizzata per placebo, rispettivamente di 9,8 mmHg con il dosaggio di 2 mg e di 8,7 mmHg con quello di 1 mg. Le evidenze più recenti dello studio BaxHtn hanno inoltre confermato la sicurezza e la persistenza dell’effetto antipertensivo nel lungo termine, con efficacia di baxdrostat mantenuto fino a 52 settimane (-12,6mmHg normalizzato per placebo) rispetto a placebo/terapia standard. 

“L’assegnazione del Premio Galeno a baxdrostat riconosce il valore di un importante avanzamento scientifico in un’area, quella dell’ipertensione arteriosa, che negli ultimi vent’anni ha visto progressi terapeutici limitati, nonostante permanga un rilevante bisogno clinico non soddisfatto – conclude Raffaela Fede, direttore medico AstraZeneca Italia – Un numero rilevante di pazienti, infatti, continua a non raggiungere il target pressorio ideale nonostante i trattamenti disponibili, aumentando il rischio per il paziente di sviluppare malattie cardiovascolari, renali e cerebrovascolari. In questo scenario, baxdrostat introduce un approccio innovativo agendo in modo mirato sulla sintesi dell’aldosterone, uno dei meccanismi chiave nella fisiopatologia dell’ipertensione e uno dei principali determinanti del danno d’organo a essa associato. Questo riconoscimento valorizza anche l’importante contributo della ricerca clinica italiana allo sviluppo della molecola e alla generazione delle evidenze che ne stanno accompagnando il percorso di ricerca. Evidenze cliniche che, insieme al meccanismo d’azione della molecola, aprono la strada a una nuova prospettiva terapeutica per i pazienti con ipertensione non a target rispondendo a un bisogno clinico che attende da tempo nuove soluzioni”. Baxdrostat è attualmente in fase di valutazione da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) per l’autorizzazione all’immissione in commercio a livello europeo. 

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