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Il ghiaccio dell’Artico sta scomparendo: la scoperta che spaventa gli scienziati alle Svalbard

(Adnkronos) – Attiva dal maggio 1997 e gestita dal 2020 dall’Istituto di Scienze Polari (CNR-ISP), la stazione ‘Dirigibile Italia’ situata a 78°55′ di latitudine nord funge da osservatorio permanente per oltre trenta progetti e cinquanta missioni scientifiche annuali. Le infrastrutture attive sul campo, tra cui la Amundsen-Nobile Climate Change Tower di 34 metri e il laboratorio Gruvebadet, monitorano continuamente i parametri atmosferici, la composizione dell’aria e gli scambi energetici tra superficie e atmosfera.  

 

 

 

 

I dati storici mostrano un trend di riscaldamento costante, con un incremento della temperatura media compreso tra 1.1 °C e 1.35 °C per decennio nella serie 1993-2011, affiancato dall’aumento di 1 °C ogni dieci anni nelle acque del Kongsfjorden. Mauro Mazzola, ricercatore del CNR-ISP e station manager di ‘Dirigibile Italia’, afferma: “Le osservazioni e le misure continue di lungo periodo di queste infrastrutture costituiscono un patrimonio essenziale per distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti di origine antropica che stanno modificando l’Artico. I dati indicano un aumento di temperatura media da 1.1 °C ogni 10 anni a 1.35 °C per decennio tra 1993 e 2011, con l’aumento massimo registrato nella stagione estiva. In parallelo si registra l’aumento della temperatura di 1°C in 10 anni delle acque del Kongsfjorden, o Baia del Re, sempre più influenzate dalle masse d’acqua atlantiche, uno dei segnali di un fenomeno detto Atlantificazione dell’Artico”.  

L’impatto delle anomalie termiche ha trovato riscontro nell’aprile 2026, quando il progetto europeo LIQUIDICE ha registrato temperature fino a 12 °C al di sopra della media stagionale, provocando la fusione precoce del manto nevoso, la formazione di canali d’acqua sui ghiacciai e la saturazione degli strati nevosi basali che ha compromesso l’accesso al cibo per la fauna locale. Parallelamente, la deposizione di aerosol e polveri trasportate dalle correnti riduce la capacità della neve di riflettere la luce solare, accelerando lo scioglimento dei ghiacci marini e la sostituzione del ghiaccio pluriennale con strati più sottili e vulnerabili.  

Sui meccanismi di monitoraggio marino, Patrizia Giordano, ricercatrice del CNR-ISP, spiega come funzionano i meccanismi di monitoraggio marino: “I mooring, sistemi strumentati ancorati al fondale marino, registrano in continuo parametri fisici, chimici e biologici della colonna d’acqua e permettono di monitorare l’ambiente marino anche quando le condizioni ambientali impediscono la presenza diretta dei ricercatori, seguendo l’evoluzione delle masse d’acqua, della circolazione marina e degli ecosistemi: dati e informazioni essenziali per comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici negli ambienti polari”.  

 

 

 

Le rilevazioni documentano inoltre il degrado del permafrost, con il conseguente rischio di rilascio dei gas serra immagazzinati nel terreno, e l’espansione della vegetazione nota come Arctic Greening. Giuliana Panieri, direttrice del CNR-ISP, osserva: “La sfida non e più soltanto misurare il cambiamento, ma comprenderne la direzione. Per molti anni abbiamo valutato le trasformazioni dell’Artico rispetto a una condizione relativamente stabile. Oggi dobbiamo confrontarci con una moving baseline: il sistema evolve così rapidamente che cambia anche il punto di partenza delle nostre osservazioni. Le serie storiche raccolte a Ny-Ålesund non ci permettono solo di quantificare quanto l’Artico stia cambiando, ma soprattutto di capire verso quale Artico stiamo andando. Temi che porteremo all’attenzione della Conferenza polare che si terra al CNR”.  

I risultati e le prospettive della ricerca polare italiana saranno discussi a Roma dal 5 al 7 ottobre durante la Conferenza nazionale polare organizzata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS. 

 

Le foto a corredo dell’articolo ritraggono le attività del CNR in Artico e sono distribuite su gentile concessione dell’Ufficio Stampa CNR 

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