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A Roma Tor Vergata iniziativa ‘Università per Giulio Regeni’

(Adnkronos) – Si è svolto oggi presso l’Auditorium Ennio Morricone della Macroarea di Lettere e filosofia, l’evento dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata con il quale l’ateneo ha aderito all’iniziativa nazionale Le Università per Giulio Regeni, promossa dalla senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo a dieci anni dalla scomparsa in Egitto del giovane ricercatore. La giornata, dedicata al tema della libertà della ricerca – organizzata, coordinata e animata da Lucia Ceci, prorettrice alla Comunicazione dell’Ateneo – si è aperta con i saluti istituzionali del rettore Nathan Levialdi Ghiron e della direttrice generale Silvia Quattrociocche prima dell’intervento di Diego Bianchi, notissimo autore e presentatore televisivo.  

“Il messaggio più importante è quello di non abituarsi alla normalità del male, perché questo è il rischio che si corre raccontando una storia come quella di Giulio Regeni”, ha sottolineato Bianchi parlando alla platea di studenti e studentesse universitari, ma anche di giovani liceali che non hanno voluto mancare a questa importante occasione. “La storia di Giulio Regeni è una storia legata al mondo dell’università, della ricerca, della libertà e anche, purtroppo, a quella nebulosa che da sempre sono i misteri d’Italia. Per i quali si cerca per anni e anni, decenni, siamo al primo in questo caso: verità e giustizia, che sembra una frase fatta, un modo di dire, ma invece è un’esigenza fortissima. Non solo dei familiari, che poi a un certo punto sembrano quasi essere gli unici a doversi interessare a questo tipo di ricerca. Verità e giustizia, di un Paese intero che dovrebbe a cuore le proprie storie, soprattutto quelle più virtuose”. 

Il rettore Levialdi Ghiron ha rimarcato il ruolo particolare dell’accademia. “La vicenda di Giulio Regeni ci interpella ancora, con forza, ci chiede di riflettere su cosa significhi davvero fare ricerca, non solo produzione di conoscenza, ma esercizio di libertà, di responsabilità, di coraggio. Libertà di porre domande, di indagare contesti complessi, di attraversare confini culturali e politici, ma anche consapevolezza dei rischi che in alcune parti del mondo questa libertà purtroppo comporta”. “Come istituzioni della conoscenza abbiamo quindi il dovere di non dare per scontati i diritti su cui si fonda il nostro lavoro comunitario. La libertà accademica è un valore fondamentale, ma non è garantita ovunque né per tutti. Ecco perché momenti come questo sono essenziali, ci aiutano a mantenere viva l’attenzione, a costruire consapevolezza e sempre a rafforzare il nostro costante impegno. Ricordare Giulio significa anche riconoscere il valore del suo percorso, della sua passione per la ricerca, della sua dedizione allo studio e significa soprattutto non lasciare che il suo lavoro e la sua storia vengano purtroppo ridotti al silenzio”, ha concluso il rettore. 

“Per noi – ha commentato la professoressa Ceci – è stato fondamentale coinvolgere giovani, ci sono giovani della nostra università, ma anche dei licei che hanno aderito prontamente alla proposta di partecipare a questo momento di approfondimento e di memoria pubblica. Le istituzioni giocano un ruolo fondamentale in questo: sappiamo che istituzioni significa magistratura, istituzioni politiche, ministeri, ma anche università e tutti i soggetti, comprese le scuole, che fanno formazione”. 

L’incontro è proseguito con l’intervento di Vito Borrelli, rappresentante della Commissione Europea, e con il messaggio di Paola Deffendi e Claudio Regeni, genitori di Giulio, che hanno introdotto il documentario ‘Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”‘ prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni, descrivendone il valore nella narrazione necessariamente senza filtri della storia del giovane ricercatore, , dottorando presso l’Università di Cambridge, ucciso al Cairo nel 2016 durante la sua attività di ricerca sui sindacati indipendenti egiziani. 

All’evento sono intervenuti, in una particolare sessione su Libertà e ricerca nel mondo, dedicata al tema delle condizioni in cui la ricerca può svolgersi in contesti diversi, tra limiti, rischi e possibilità, Daniela Felisini, presidentessa della Scuola di Dottorato dell’Università di Roma Tor Vergata, con l’intervento Il Dottorato: sfide e rischi della ricerca; Massimo Papa, sul tema dell’Iran; Mohammed Hashas, ricercatore del Dipartimento di Storia, patrimonio culturale, formazione e società dell’Ateneo, sul Nord Africa; Sevgi Doğan, post-doc in filosofia politica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, con un intervento su La libertà accademica messa in discussione: un confronto tra Europa e Stati Uniti; Marco Maggioli, dell’Accademia Nazionale dei Lincei, sull’Africa subsahariana; Mikail Velizhev, del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Salerno, su Russia ed Europa orientale. È intervenuta Ludovica Posti, studentessa dell’Università di Roma Tor Vergata, il cui lavoro di ricerca di fonti d’archivio (telegiornali, video amatoriali), supervisionato dalla professoressa Sila Berruti, è stato coinvolto nel documentario su Regeni. Ha concluso gli interventi Emanuele Cava, sceneggiatore del documentario dedicato a Giulio Regeni. L’iniziativa, che ha coinvolto tra aprile e maggio 76 università italiane, era stata ufficialmente presentata in una conferenza stampa nel marzo scorso in Senato alla presenza della Senatrice Cattaneo, i genitori di Giulio Regeni, l’avvocata Alessandra Ballerini e il regista del documentario Simone Manetti, gli autori Emanuele Cava e Matteo Billi. 

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