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Attacco cyber a sanità Usa, la moglie dell’hacker kazako arrestato in Italia: “Non estradatelo”

(Adnkronos) – Avrebbe preso di mira, insieme ai complici di una cyber-gang, i sistemi informatici di ospedali di diversi stati del Nord America: entrato in possesso di dati sensibili e immagini di pazienti, tra cui funzionari governativi, volti dello spettacolo e altri personaggi pubblici, avrebbe estorto denaro tramite riscatti milionari. Lui, 42enne kazako, considerato dall’Fbi un pericoloso hacker da mezzo miliardo di dollari, è stato arrestato lo scorso luglio sulla Riviera romagnola dove si trovava in vacanza con la famiglia. Per il via libera alla richiesta di estradizione degli Usa per l’imprenditore Roman Khlynovskiy manca solo la parola del ministro Carlo Nordio. Ed è proprio al Guardasigilli che la moglie del 42enne, Olena, ora si rivolge.  

 

“Mi rivolgo innanzitutto come moglie, ma anche come persona consapevole delle complesse conseguenze umanitarie, giuridiche e geopolitiche che una simile decisione comporta. Roman non è un criminale violento e non rappresenta una minaccia per la società; è un professionista dotato di elevate competenze tecniche, maturate in un contesto internazionale estremamente complesso e in costante evoluzione”, scrive la donna nella lettera inviata al ministro della Giustizia italiano e visionata dall’Adnkronos.
 

“In quanto cittadino di un Paese esterno al mondo occidentale, in caso di consegna agli Stati Uniti potrebbe trovarsi ad affrontare condizioni sproporzionatamente severe, difficili da comprendere e accettare, in particolare sotto il profilo delle garanzie personali e processuali”, aggiunge Olena K. evidenziando che “l’Italia ha dimostrato nel tempo la capacità di coniugare determinazione e saggezza istituzionale. In questo spirito, ritengo legittimo domandarsi se la permanenza di Roman in Italia non possa costituire una soluzione più equilibrata e, al contempo, più utile per lo Stato stesso. Le sue competenze professionali, se impiegate in un quadro legale e trasparente, potrebbero contribuire a una migliore comprensione e prevenzione di fenomeni tecnologici complessi, legati alla cybersicurezza, alla protezione delle infrastrutture e agli interessi nazionali. Roman ha sempre espresso la disponibilità a collaborare in buona fede con le istituzioni, mettendo a disposizione la propria esperienza e le proprie conoscenze, al fine di evitare un destino che egli percepisce come ingiusto e irreversibile”.  

Pertanto, scrive la moglie di Khlynovskiy, “chiedo al ministro di valutare questa situazione non solo come una vicenda giudiziaria, ma anche come una questione di opportunità e di visione strategica, nel pieno rispetto della legge e dei valori che l’Italia rappresenta”. 

 

Khlynovskiy, imprenditore nel settore tecnologico e residente a Kiev, è accusato dal tribunale federale del Tennessee di associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica e al furto di identità, frode telematica, estorsione informatica, riciclaggio e minaccia di diffusione di immagini intime senza consenso.  

Secondo le indagini condotte dall’Fbi, l’uomo sarebbe membro di una banda di cybercriminali (denominata 8-Digits Team) che tra il 2023 e il 2025 ha diretto attacchi hacker a diversi ospedali pubblici americani e società di software che fornivano loro dei servizi rubando una grande quantità di dati sanitari dei pazienti, comprese immagini, per richiedere il pagamento di riscatti per un totale 500 milioni di dollari (solo all’ospedale della California la richiesta è stata di circa 90 milioni di dollari). In una delle attività di hacking contro una società di software con sede negli Stati Uniti che fornisce, tra l’altro, servizi informatici ad ospedali e operatori sanitari, la banda avrebbe affermato di essere “in possesso dei dati di oltre 100 ospedali e fornitori di assistenza sanitaria e di oltre 70 milioni di cartelle cliniche di pazienti”. Successivamente i cybercriminali avrebbero minacciato: “Stiamo filtrando tutti i dati in nostro possesso al fine di creare un elenco delle 500 persone più influenti, potenti e famose. Questo includerà atleti di alto livello, musicisti, artisti, funzionari governativi di alto rango, militari, ecc”. Poi avrebbero fornito un elenco di oltre 6.000 personaggi pubblici di cui la banda affermava di possedere le cartelle cliniche. 

Khlynovskiy è stato rinviato a giudizio dal Gran Giurì del distretto Est del Tennessee ad agosto scorso poco dopo la sua cattura avvenuta a conclusione dell’attività investigativa condotta in Italia dalla Polizia Postale in collaborazione con l’Fbi.  

 

“La vicenda di Roman ha ormai superato la fase strettamente giurisdizionale ed è oggi rimessa a una valutazione eminentemente politica del ministro della Giustizia”, sottolinea all’Adnkronos l’avvocato Alexandro Maria Tirelli, penalista di diritto internazionale e presidente delle Camere Penali Internazionali, che assiste Khlynovskiy in questa fase processuale. “L’eventuale decisione di estradarlo è una scelta di responsabilità istituzionale e di interesse pubblico. Come difesa siamo pronti a ogni rimedio, incluso il ricorso al Tar del Lazio, ma riteniamo doveroso investire il ministro Nordio della possibilità di esercitare le sue prerogative. La mancata estradizione potrebbe infatti consentire allo Stato italiano di acquisire informazioni e competenze strategiche in materia di sicurezza informatica, in un contesto segnato da gravi attacchi hacker contro infrastrutture sensibili, anche sanitarie. Per questo chiederemo che Roman venga quantomeno ascoltato dalle autorità competenti, affinché sia valutato l’interesse pubblico e la sicurezza nazionale prima di una decisione definitiva”. (di Sibilla Bertollini) 

cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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