28.8 C
Grosseto
martedì 25 Agosto 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

E’ morta Dolly Parton, la regina della musica country aveva 80 anni

(Adnkronos) –
La cantante Dolly Parton, star della musica country, è morta all’età di 80 anni. La notizia del decesso dell’artista è stata annunciata in un video dal nipote, Bryan Seaver, come riporta il New York Times. Dolly Parton si è spenta nella sua casa di Nashville, in Tennessee. In una carriera durata oltre mezzo secolo, l’artista ha scritto più di 3.000 canzoni. Nell’immensa produzione spiccano brani come “Coat of Many Colors”, “Jolene” e “I Will Always Love You”. “9 to 5”, la canzone che ha dato il titolo al film in cui la cantante ha recitato, è diventata un inno per le donne e per i lavoratori americani. Parton ha pubblicato 49 album e vinto 11 Grammy, entrando a far parte della Hall of Fame del Rock e del Country.
 

 

Cantautrice, attrice, imprenditrice, icona culturale e sociale, Parton ha rappresentato un’America che cambia, restando sempre se stessa: figlia del popolo, fiera delle sue origini umili, brillante e indipendente. Con i suoi abiti sgargianti e la voce cristallina, ha scalato le classifiche mondiali, venduto oltre 100 milioni di dischi e scritto più di 3.000 canzoni, molte delle quali diventate pietre miliari della musica americana. Con 25 singoli al primo posto e 49 album in vetta alle classifiche country, ha segnato un’epoca. La sua voce, un soprano limpido e immediatamente riconoscibile, ha raccontato l’amore, la povertà, la famiglia, la fede, la resilienza, senza filtri né retorica. Ha saputo farsi amare da tutti: ricchi e poveri, democratici e repubblicani, giovani e vecchi, in un’America divisa. 

Tra i suoi brani più celebri si ricordano veri e propri classici della musica americana, come “I Will Always Love You”, una ballata struggente del 1974, riportata al successo planetario nel 1992 dalla potente reinterpretazione di Whitney Houston, diventata uno dei singoli più venduti di tutti i tempi. Altri titoli iconici includono “Jolene” (1973), con il suo irresistibile mix di dolore e implorazione femminile, “9 to 5” (1980), inno ironico e battagliero al lavoro femminile tratto dal film “Dalle 9 alle 5… orario continuato”, “Here You Come Again” (1977), che segnò il suo ingresso nel pop, e “Coat of Many Colors” (1971), autobiografico e commovente racconto d’infanzia che incarna perfettamente la poetica della dignità nella povertà. 

Dolly Rebecca Parton nasce il 19 gennaio 1946 a Pittman Center, nel cuore delle Great Smoky Mountains, nello stato del Tennessee, quarta di dodici fratelli in una famiglia povera ma unita, legata alla fede pentecostale e alla musica religiosa. Il nonno era un predicatore; la madre, Avie Lee, le insegnava i canti tradizionali e il padre, Robert Lee, lavorava duramente per sfamare tutti. Già da bambina Dolly canta nelle chiese locali, partecipa a trasmissioni radiofoniche e a 13 anni si esibisce al Grand Ole Opry, dove incontra Johnny Cash. È lui a dirle: “Non fermarti mai. La tua voce può andare lontano.” E così farà. 

Appena terminata la scuola, nel 1964 si trasferisce a Nashville, capitale della musica country. Dopo un inizio incerto come cantante pop presso la Monument Records, la sua voce trova la sua vera casa nel country. Nel 1967 pubblica il suo primo album: “Hello, I’m Dolly”, un mix di autenticità e talento che conquista critica e pubblico. Nello stesso anno comincia un sodalizio fondamentale con Porter Wagoner, cantante country e conduttore televisivo, che la introduce nel suo programma e la affianca per sette anni. I due pubblicano numerosi album in duo, ma la vera svolta arriva quando Dolly sceglie di percorrere la strada da solista. La separazione artistica da Wagoner è narrata nella commovente “I Will Always Love You” (1974). 

Altri brani che la consacrano icona del country: “Jolene”, una supplica accorata a una donna che potrebbe portarle via l’amore, uno dei brani più reinterpretati della storia della musica; “Coat of Many Colors”, una canzone autobiografica che racconta la povertà con dignità e poesia; “Love Is Like a Butterfly”, “The Bargain Store”, “Joshua”, successi che dominano le classifiche country e portano Dolly nelle case di milioni di americani. 

Nel frattempo, sviluppa il suo personaggio pubblico: capelli biondissimi, abiti sgargianti, unghie laccate e autoironia da vendere. Ma sotto la superficie, c’è una mente acuta, una penna affilata e un cuore enorme. 

Nel 1980 arriva il debutto cinematografico con “9 to 5” (in Italia: “Dalle 9 alle 5… orario continuato”), al fianco di Jane Fonda e Lily Tomlin. Il film è un successo, ma lo è ancor di più la canzone: “9 to 5”, un inno al lavoro femminile, ancora oggi cantato nelle manifestazioni per i diritti. Negli stessi anni Dolly passa con disinvoltura al pop con canzoni come “Here You Come Again”, “Baby I’m Burning”, “Two Doors Down”, Heartbreaker” e “You’re the Only One”. Nel 1982 recita in “Il più bel casinò del Texas” con Burt Reynolds. Nel 1984 è protagonista in “Nick lo scatenato” e poi in “Fiori d’acciaio” (1989), consolidando la sua fama anche a Hollywood. 

Nel 1986 inaugura Dollywood, un parco a tema nel Tennessee che unisce attrazioni, musica e cultura appalachiana. Oggi dà lavoro a circa 3.000 persone ed è uno dei parchi più visitati degli Stati Uniti. Accanto a questo, Dolly crea un vero impero dell’intrattenimento: teatri, programmi TV, una casa discografica (Dolly Records), produzioni per Netflix e una linea di cosmetici. Nel 1995 fonda l’Imagination Library, che oggi ha distribuito gratuitamente più di 200 milioni di libri per l’infanzia in tutto il mondo. Un gesto nato per onorare suo padre, analfabeta, che sognava di poter leggere. Durante la pandemia da Covid-19, Dolly donò un milione di dollari alla ricerca per il vaccino Moderna, contribuendo concretamente allo sviluppo scientifico. 

Tra la fine del secolo e gli anni Duemila, Dolly Parton torna alle radici con album acclamati come: “The Grass Is Blue” (1999), Little Sparrow (2001) e “Halos & Horns” (2002) 

Vince nuovi Grammy e sperimenta anche nel bluegrass e nel gospel. Collabora con giovani artisti e si apre al mondo dello streaming. Canta con i For King & Country, Miley Cyrus (sua figlioccia) e partecipa a progetti Netflix, come “Natale in città con Dolly Parton”, vincendo anche un Emmy. Nel 2020 pubblica “A Holly Dolly Christmas”, album natalizio accolto calorosamente dal pubblico. Nel 2023 entra ufficialmente nella Rock & Roll Hall of Fame. 

Dolly è stata sposata per quasi 60 anni con Carl Dean, imprenditore schivo e lontano dai riflettori. Si sono conosciuti nel 1964 davanti a una lavanderia di Nashville. Si sono sposati nel 1966 e non si sono mai lasciati. La sua morte il 3 marzo 2025 all’età di 82 ha segnato profondamente l’artista, che aveva sempre descritto Dean come “l’amore tranquillo della mia vita”. Non hanno avuto figli, ma Dolly amava dire: “Forse Dio aveva altri piani. Così ho potuto essere madre di tutti i bambini del mondo”. 

spettacoli

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Grosseto
cielo coperto
28.8 ° C
28.8 °
28.8 °
70 %
0.5kmh
100 %
Mar
28 °
Mer
33 °
Gio
35 °
Ven
38 °
Sab
34 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS