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E’ morto Valentino Garavani, l’ultimo imperatore della moda aveva 93 anni

(Adnkronos) – Addio all’ultimo imperatore della moda Valentino Garavani, lo stilista è morto oggi a Roma all’età di 93 anni.  

“Il nostro fondatore, Valentino Garavani, si è spento oggi nella sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari” si legge in una nota pubblicata sui social dello stilista e di Fondazione Valentino Garavani. 

La camera ardente sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli 23, mercoledì 21 gennaio e giovedì 22 gennaio, dalle 11 alle 18. I funerali si terranno invece venerdì 23 gennaio, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica 8 a Roma, alle 11. 

 

Dopo di lui, il diluvio. Non esiste un Valentino dopo Valentino. Sua maestà, ‘il vittorioso’, come lo aveva ribattezzato ‘Time’, è morto oggi e la moda non sarà più la stessa. Se Versace ha sdoganato la sensualità e Armani ha riscritto i codici dell’eleganza, il signor Valentino è stato il couturier par excellence. “Ho sempre desiderato rendere belle le donne” andava ripetendo. E con merito. Polvere di stelle e Dolce Vita, da apprendista ad artista e custode dei segreti dell’haute couture. Riduttivo definirlo stilista, troppo poco parlare solo di ‘personaggio’. Valentino è stato unico nel suo genere. Una personalità “larger than life”, direbbero gli americani, fuori dall’ordinario. E non a caso. 

Prima e ultima vera icona del fashion, l’imperatore della moda non poteva che essere lui. Star tra le star. Nancy Reagan e Marella Agnelli come amiche. Sophia Loren, Aretha Franklin, Brooke Shields e Anne Hataway alla sua corte. Le supermodelle tutte: Claudia, Cindy e Naomi. La divina Liz Taylor anche. Jackie Kennedy, che gli spalanca le porte degli Usa e sposa Aristotele Onassis in un suo modello: gonna plissé e corpetto di pizzo. Farah Diba che vola via dalla Persia con un suo cappotto in zibellino. Ambizioni, talento e lusso. Ma anche follie e megalomanie. “Valentino è fuori controllo, lui fa quello che vuole, è Valentino” raccontava il suo compagno di vita e braccio destro Giancarlo Giammetti in ‘Valentino the Last Emperor’, il docu film cult che narra nel pubblico e nel privato la vita del couturier. 

Una vita goduta a pieno, la sua: lo chalet a Gstaad d’inverno, i viaggi sul TM Blue One d’estate, yatch di 46 metri sul quale amava ospitare vip e amici. I castelli, le sfilate e i tappeti rossi, dove il sogno si fonde con la realtà. Serate mondane tra clienti fascinosi, come quelli usciti dal silver screen e che rincorreva sin da bambino. “Mia sorella mi portava al cinema e io sognavo donne bellissime, estremamente sofisticate, che indossavano abiti e splendidi e gioielli. In quel periodo credo decisi di diventare uno stilista di moda. Ero solo un ragazzino di 13 anni e vedere tanta bellezza mi faceva sognare”.  

Un primato su tutti: almeno 8 le star hanno ricevuto un Oscar con indosso una sua creazione. Inseparabile dai suoi carlini, anche quando si è ritirato dalle scene, Valentino non ha mai smesso di far sentire la sua voce. Una cosa era indiscutibile: le cose andavano fatte come diceva lui o non se ne faceva nulla. Guai a contrariarlo. Come “quell’abito che mi è rimasto sullo stomaco, stanotte”, raccontava lui stesso in ‘The Last Emperor’ e che ha chiesto alle sue première di comporre e ricomporre fino a quando non fosse stato perfetto. 

Nato sotto il segno del Toro, l’11 maggio 1932 a Voghera, Valentino è stato il deus ex machina della couture insieme a talenti come Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld. Tutti conoscono il rosso Valentino ma non tutti sanno che prima c’è stato il bianco. Nel 1962 nella Sala Bianca di Firenze lo stilista presenta la collezione destinata a fare la storia. Anche se decide sin dagli anni ’70 di sfilare a Parigi, Roma resta un punto fermo per Valentino, con gli storici atelier di via Condotti e poi di Piazza Mignanelli. Anche oggi che il brand è di proprietà del gruppo Mayhoola for Investments, la città resta il quartier generale della maison disegnata prima da Pierpaolo Piccioli e poi da Alessandro Michele. 

I primi anni non sono facili per lo stilista di Voghera: a Parigi entra come collaboratore nella casa di moda di Jean Dessès e nell’atelier di Guy Laroche. “Fui assunto da Dessès, un couturier greco che realizzava gli abiti per la regina di Grecia – raccontò una volta – Anche Guy Laroche lavorava lì ma poi decise di mettersi in proprio e mi chiamò. Mi dissi “E’ venuto il momento di spiccare il volo”. A fine anni ’50 è a Roma e grazie all’aiuto del padre insieme a uno dei suoi soci nel 1959 apre una boutique al numero 11 di via Condotti, a Roma. Ed è nella città eterna che Valentino lega il suo destino a quello di un altro giovane, Giancarlo Giammetti, figlio della borghesia capitolina, che si barcamena annoiato tra gli studi di architettura e la via Veneto della Dolce Vita. “Era la fine di luglio 1960, ero andato al Cafè de Paris con degli amici, fu lì che vidi Giancarlo per la prima volta. Non c’erano tavoli liberi”, raccontò lo stilista una volta. I due si rivedono a Capri dopo qualche giorno. E’ l’inizio di una vita insieme. Una storia d’amore e di moda. 

Nel 1962, dopo il trionfo della sua prima collezione a Pitti Moda di Firenze, Valentino diviene in breve uno dei più apprezzati e dei più popolari couturier del mondo. Le due pagine che l’edizione francese di Vogue gli dedica sono il segno della sua consacrazione tra i grandi della Moda. Nel 1967 gli viene conferito a Dallas il Premio Neiman Marcus, equivalente, nel mondo della moda, all’Oscar cinematografico. In questo stesso anno disegna le divise per gli assistenti di volo della Twa e presenta la prima collezione Valentino Uomo. Qualche anno dopo, nel 1968, inizia a usare come griffe la celebre ‘V’, e, ormai parte del gotha degli stilisti, crea l’abito da sposa per le nozze di Jacqueline Bouvier con Onassis. Inizia ufficialmente l’internazionalizzazione del brand, grazie a un’intelligente politica di collaborazioni con nuove realtà produttive. Lo stilista apre nuovi atelier nelle più importanti città della moda internazionali, tra cui Parigi, Tokyo, Ginevra, New York e Losanna.  

Dagli anni Settanta in poi Valentino veste le donne più famose del mondo ed apre boutique a New York, Parigi, Ginevra, Losanna, Tokyo. Viene creato anche un profumo che porta il suo nome, che nel 1991 sarà seguito dal profumo ‘Vendetta’. Tutti vogliono Valentino. Nel 1971 è ritratto da Andy Warhol, nel 1985 riceve dal presidente della Repubblica la decorazione di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito, nel 1986 il titolo di Cavaliere di Gran Croce, nel 1996 è nominato Cavaliere del Lavoro; nel 2006 gli viene conferita la Legion d’onore, la più alta onorificenza della Repubblica francese.  

Il terremoto per la maison arriva il 4 settembre 2007 quando Valentino dice addio alla moda. Un addio che a Roma dura tre giorni, con party kolossal al cospetto di star di Hollywood, cantanti, principesse, capi di Stato e il concerto di Annie Lennox, invitati alla mostra evento di abiti all’Ara Pacis, a una sfilata nel complesso di S. Spirito in Sassia e al galà tra le colonne del Tempio di Venere. Una celebrazione dell’ultimo imperatore’ della moda che ancora oggi vive nella memoria collettiva. (di Federica Mochi) 

 

“Valentino, maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana. Oggi l’Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni. Grazie di tutto”, scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. 

 

moda

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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