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Eurispes: centenari più che raddoppiati in 16 anni in Italia e la quasi totalità vive in famiglia

(Adnkronos) –
I centenari italiani “sono più che raddoppiati in sedici anni, e la quasi totalità di loro vive in famiglia, non in strutture assistenziali. La longevità estrema produce, oltre una certa soglia, un plateau biologico che nessun modello demografico classico aveva previsto. L’Italia non sta semplicemente ‘accumulando’ anziani: sta producendo una forma di vecchiaia che non ha precedenti storici, con caratteristiche che smentiscono alcune delle assunzioni su cui si fondano le politiche correnti”. Lo evidenzia il rapporto Eurispes 2026. “L’Italia è il paese più vecchio d’Europa: al 2025, il 24,7% della popolazione ha più di 65 anni, con un’età mediana di 48,7 anni, la più alta nell’Ue. Il dato più allarmante non è però la quota degli over 65 in sé, ma la sua composizione: gli ultraottantenni superano per la prima volta i bambini sotto i dieci anni. Le nascite toccano il minimo storico (370mila nel 2024), i decessi sono quasi il doppio (651mila), e la migrazione non compensa il deficit”, sottolinea il report.  

“I centenari sono 23.548 al primo gennaio 2025 e il loro numero è più che raddoppiato dal 2009 (+130% in sedici anni). Si tratta di una frazione minima della popolazione, ma proprio per questo rivelano qualcosa che i grandi numeri nascondono – chiosa l’Eurispes – Sono il punto estremo di una curva che si è spostata lungo tutto il suo profilo e, in quanto tali, funzionano come uno specchio deformante che amplifica le tendenze appena visibili nelle fasce di età inferiori. Ciò che oggi è eccezionale (sopravvivere cent’anni) diventa, nelle proiezioni, progressivamente meno raro. Capire come funziona la mortalità alle età estreme significa anticipare come funzionerà, tra qualche decennio, la mortalità nelle fasce che oggi consideriamo ‘normalmente anziane’. La distribuzione geografica dei centenari disegna una mappa della longevità che non coincide con quella del benessere economico. Inoltre, la quasi totalità dei centenari vive in contesto familiare. Questo dato, contro-intuitivo in un Paese dove la rete di cura formale per gli anziani è storicamente debole, suggerisce che la famiglia svolga non solo una funzione assistenziale ma anche una funzione biologicamente protettiva. Chi vive solo a 110 anni è statisticamente una rarità. La scoperta più sorprendente – prosegue – che emerge dall’analisi longitudinale dei semi-supercentenari italiani riguarda però la struttura stessa della mortalità alle età estreme. Contrariamente a quanto i modelli demografici classici avevano ipotizzato, oltre i 105 anni il rischio di morte non cresce in modo esponenziale: a 105 anni la probabilità di decesso entro l’anno è pari al 48%, e nel tratto compreso tra i 105 e i 112 anni rimane sostanzialmente costante, non superando mai il 60%”.  

“Letto in controluce, il fenomeno dei centenari dice che stiamo producendo una forma di vecchiaia per la quale non esistono precedenti storici, e di cui non conosciamo ancora i limiti. La biologia della mortalità alle età estreme – conclude – si comporta diversamente da come credevamo. Le proiezioni Istat stimano quasi 160mila centenari in Italia nel 2050, sette volte il numero attuale. Non si tratta di una curiosità demografica: è una domanda concreta su cosa significhi organizzare una società in cui la longevità estrema smette di essere un’eccezione e diventa una componente strutturale della popolazione”,  

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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