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Giornata Nazionale del Dialetto, il linguista Antonelli: “È di moda, sempre più usato anche negli spot”

(Adnkronos) – Il dialetto è sempre più trendy: viene usato da una porzione significativa della popolazione in contesti informali e viene sfruttato sempre più spesso anche dalla pubblicità e dalla comunicazione. Il suo radicamento nella società italiana è ancora forte tanto che si potrebbe parlare di “glocalizzazione”. Non è un caso che, ogni anno, i dizionari registrano l’ingresso di una quota di parole dialettali.  

Il linguista Giuseppe Antonelli, ordinario di Storia della lingua italiana all’Università di Pavia, intervistato dall’AdnKronos in occasione della Giornata Nazionale del dialetto e delle lingue locali che si celebra oggi, 17 gennaio, mette in evidenza ‘i punti di forza’ del dialetto mostrando gli elementi positivi che determinano il suo ottimo stato ‘di salute’. “Il dialetto, da quando le persone conoscono anche l’italiano, ha cambiato di segno: non è più un segno negativo ma positivo, non è più un segno d’ignoranza ma una scelta verso una lingua più colorita, divertente, emotiva ed emozionante”, dice subito Antonelli. Si può anche dire che, in alcuni contesti come quello della pubblicità, è considerato “alla moda”. 

I dati positivi sono stati confermati anche da un sondaggio effettuato alla fine dell’anno scorso dalla società Swg sugli usi e la percezione dei dialetti italiani basata su un campione rappresentativo di 800 soggetti. “Vedendo i risultati di questo piccolo sondaggio – afferma Antonelli – sono colpito dal fatto che ancora molte persone dicono non solo di capire ma anche di usare spesso il dialetto”. Un’osservazione che si fonda su elemento preciso contenuto nella ricerca, ovvero che “il 37% degli intervistati sostiene di parlare e comprendere il dialetto della sua zona e lo usa spesso”. 

I dati, riflette Antonelli, non sono così diversi da quelli che avevamo nel 2015. “Anno in cui un terzo della popolazione italiana dichiarava di utilizzare in famiglia o tra amici sia l’italiano sia il dialetto. Questo smentisce totalmente le previsioni degli anni Sessanta e Settanta sulla morte dei dialetti. Si era sempre pensato che l’affermarsi e il diffondersi della lingua italiana avrebbe fatto sparire i dialetti. Invece questo non è successo. Questo sondaggio conferma che un terzo delle persone usa il dialetto, magari in situazioni di spontaneità e rilassatezza in famiglia e tra amici”. 

È come se il dialetto avesse conservato – malgrado la diffusione dell’italiano – “lo spazio della lingua emotiva, intima e scherzosa che Pasolini temeva dovesse sparire ritenendo che si sarebbe affermato invece l’italiano neutro e burocratico. Questo non è successo”. Insomma, i dialetti non sono affatto tramontati. Al contrario, sono ancora dotati di grande vitalità non solo in ambiti ristretti e familiari ma anche in contesti pubblici. Basti pensare, ricorda il linguista, alla fortuna che il dialetto continua ad avere nell’ambito della pubblicità. Nel 2015 “la Nutella ha fatto le ‘Dialettichette’, riportando sui barattoli tipiche espressioni regionali; nel 2017 i ‘Baci’ Perugina hanno realizzato le edizioni speciali con le poesie in dialetto a seconda delle varie zone; lo Scarabeo ha fatto un’edizione in cui valgono anche le parole in dialetto. Topolino, addirittura, ha fatto diverse edizioni di una stessa storia in vari dialetti d’Italia”. Non solo. “Un produttore di olio toscano ha fatto gli auguri di fine anno dicendo: ‘Per un 2026 bono per davvero’. Questo tipo d’uso del dialetto, peraltro, ci dice che è percepito come qualcosa che è alla moda. Anche in un evento globale come le Olimpiadi si è innestata una lingua locale come il dialetto milanese: recentemente il presidente lombardo Fontana ha detto ‘ghe sem’, ‘ci siamo’, per ricordare che mancavano pochi giorni all’inizio delle competizioni”.  

Questo induce a pensare, secondo Antonelli, che siamo di fronte “a una forma di glocalizzazione linguistica. Non abbiamo più il problema di far convivere elementi espressivi diversi. Questa è un’idea interessante e abbastanza imprevedibile fino a una decina di anni fa”. Un dato, ancora, rappresenta la vitalità del dialetto. “E’ un fatto che, ogni anno, il dizionario Zingarelli nelle nuove edizioni introduca una certa quantità di parole dialettali. E se lo Zingarelli introduce delle parole dialettali è perché le considera di diffusione nazionale. Il punto è che il dialetto convive con gli anglicismi, che comunque sono la maggioranza tra i neologismi che lo Zingarelli introduce ogni anno”, conclude Antonelli. (di Carlo Roma) 

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