(Adnkronos) –
L’Unione Europea cerca una linea comune per reagire alle minacce del presidente americano Donald Trump, che ha annunciato dazi aggiuntivi, a partire dal primo febbraio, sulle importazioni negli Usa provenienti dai Paesi europei che hanno inviato militari in Groenlandia, la grande isola artica che fa parte del Regno di Danimarca e che gli Stati Uniti vorrebbero acquisire, con le buone o con le cattive.
Diversi Paesi europei, tra cui Germania, Svezia, Francia, Norvegia, Olanda e Finlandia hanno inviato personale militare in Groenlandia, con numeri estremamente limitati, largamente inferiori ai 200 militari Usa di stanza nella base di Pituffik, nel nordovest della Groenlandia. All’Eurogruppo a Bruxelles i ministri delle Finanze di Francia e Germania, Roland Lescure e Lars Klingbeil, si sono presentati insieme davanti ai giornalisti, per dire che l’Unione dovrebbe essere pronta ad usare tutti gli strumenti a sua disposizione, se necessario, incluso lo strumento anticoercizione.
L’Europa, ha affermato Lescure, “deve essere forte e deve assicurarsi che le minacce che sono state formulate non si traducano in realtà. Per questo dobbiamo essere in grado di mostrare che siamo disposti a usare tutti gli strumenti che abbiamo, che siano i dazi, che siano gli accordi commerciali o lo strumento anticoercizione”. L’Unione Europea, gli ha fatto eco Klingbeil, dispone di un “ampio portafoglio di strumenti” per rispondere alla minaccia degli Usa, quindi ora “tutte le opzioni devono essere preparate ed esaminate”, dopodiché “le discussioni continueranno”.
Creato nel 2023 per rispondere alla Cina, lo strumento spesso definito ‘bazooka’ permette all’Ue di adottare una serie di contromisure economiche, che includono l’imposizione di dazi, restrizioni al commercio di servizi e aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale, nonché restrizioni all’accesso agli investimenti diretti esteri e agli appalti pubblici, nei confronti del Paese terzo che tenti di esercitare un ricatto economico su uno Stato membro.
La Commissione ha chiarito che la priorità non è cercare “l’escalation” con gli Usa, bensì “impegnarsi nel dialogo” con gli Usa per evitare che i dazi vengano imposti, cosa che, tra l’altro, farebbe saltare di fatto l’accordo Ue-Usa firmato l’estate scorsa in un golf resort di proprietà di Donald Trump da Ursula von der Leyen. L’accordo deve essere ancora approvato dal Parlamento Europeo: i gruppi della maggioranza hanno fatto sapere che l’iter di approvazione dell’intesa ‘ineguale’ è stata messa in pausa.
Se Germania e Francia ostentano una linea più ferma, non tutti i Paesi Ue sono pronti sfidare Donald Trump. La relazione commerciale transatlantica, ha ricordato il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, che è lettone, “è la maggiore del mondo. Sia l’Ue che gli Usa hanno molto da perdere. Quindi, dobbiamo lavorare per trovare una soluzione costruttiva”, che eviti l’adozione di dazi aggiuntivi da parte degli Usa.
Lo strumento anticoercizione, Aci in gergo, venne adottato nel 2023 dall’Ue, in risposta all’azione della Cina nei confronti della Lituania, che aveva rafforzato i legami con Taiwan, considerata da Pechino come una provincia ribelle. Ora quello strumento, concepito per rispondere alla Cina di Xi Jinping e del Pcc, potrebbe essere attivato, per la prima volta, nei confronti degli Stati Uniti d’America, a tutt’oggi l’alleato cui l’Europa demanda la tutela della propria sicurezza.
Non è detto che vada a finire così. Anche perché, se Francia e Germania sembrano sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda, altri Paesi sono assai meno restii a fare la voce grossa nei confronti di Washington. Il ministro delle Finanze lituano, Kristupas Vaitiekuenas, è uscito allo scoperto dicendo che “anche parlare dell’uso” dello strumento anticoercizione dell’Ue per rispondere ai dazi minacciati dagli Usa “è prematuro”, perché “ci sono altre misure minori che si possono adottare prima”.
Giovedì sera i leader dell’Ue si riuniranno a Bruxelles per un Consiglio Europeo straordinario, convocato dal presidente Antonio Costa per cercare di dare una risposta unitaria alle minacce americane.
Intanto, però, Il presidente degli Stati Uniti ha minacciato anche oggi di imporre dazi del 200% su vini e champagne francesi dopo che il capo dell’Eliseo Emmanuel Macron si è rifiutato di aderire al ‘Board of Peace’ per Gaza. “Applicherò dazi del 200% sui suoi vini e champagne. E lui accetterà. Ma non è obbligato a farlo”, le parole di Trump ai giornalisti in Florida.
L’entourage di Emmanuel Macron ha dichiarato ieri che la Francia “non intende rispondere favorevolmente” in questa fase all’invito a partecipare al “Board of Peace”. Trump nel frattempo ha confermato di aver invitato anche il leader del Cremlino Vladimir Putin a far parte del Board.
Secondo il numero uno Usa, inoltre, i leader europei alla fine ”non opporranno troppa resistenza” al suo piano per controllare la Groenlandia, definita ancora una volta “fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale”. “Non si può tornare indietro. Su questo, tutti sono d’accordo”, ha continuato il tycoon.
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