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martedì 15 Settembre 2026
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Il nipote di Lenzini: “Spero che i tifosi della Lazio tornino presto allo stadio. Indagine aggiotaggio? Al momento poco da dire”

(Adnkronos) – “Ho letto della questione in maniera rapida, ma non ho approfondito e al momento credo ci sia poco da dire. Le cose sono abituato prima a vederle e poi, alla fine, a commentarle”. Andrea Lenzini, nipote del presidente del primo scudetto della Lazio Umberto, risponde così all’Adnkronos sulla vicenda dell’indagine della Dda di Roma in cui si ipotizza il reato di aggiotaggio su quote societarie della Lazio. Una presunta ‘regia’ o ‘complotto’ per costringere il numero uno del club capitolino Claudio Lotito a cedere la società biancoceleste. 

La vicenda entra in una serie di questioni che da qualche tempo riguardano la Lazio e Lotito, con la protesta dei tifosi che – decidendo di non andare allo stadio – chiedono la vendita della società per garantire al club nuove ambizioni: “Per storia familiare – spiega Lenzini – mi sarebbe piaciuto più che altro avere una comunicazione, magari con qualcuno della Curva. Io ero presente a Lazio-Milan (LEGGI L’ARTICOLO) e vedere vuoto lo stadio con la migliore curva e le migliori coreografie del mondo, mi ha fatto un male incredibile. È giusto che ognuno ragioni con la propria testa, chiaro, ma bisogna anche capire che la vita è una sola. Se non ti godi la Lazio adesso, quando devi godertela? Mi vengono i brividi a ripensare a quanto visto sabato, una partita in casa con più cori per gli avversari. Non è possibile una cosa del genere”. Lenzini tira fuori un paragone: “È come essere traditi dalla moglie, ma se a una persona tieni è giusto lasciare uno spiraglio aperto. Ci sta essere arrabbiati, non avere voglia di parlare, ma è bene anche dare una seconda possibilità. La stessa cosa vale per la Lazio, la passione c’è sempre. Cerchiamo di aiutare la nostra Lazio, la squadra ha bisogno del sostegno del pubblico. Il dodicesimo uomo fa la differenza”. E ancora: “Si ragiona con la propria testa, ripeto. Se uno deve stare fuori, sta fuori. Se uno decide di entrare, entra. Nessuno, però, deve essere bacchettato. Né da una parte e né dall’altra. Non è che se uno entra allo stadio è un ‘lotitiano’, diciamo così, mentre se sta fuori è un laziale”.  

Lenzini aggiunge: “So che abbiamo un presidente burbero, ogni tanto dice cose anche in modo non perfetto. Una volta l’ho anche ripreso, in un certo senso, per una frase sullo scudetto del ‘74 e mio nonno. Ha detto che era una cosa frutto del caso, letta così mi sembra chiaro che sia venuta male, anche se io ne ho capito il senso. Va contestualizzata. Voleva dire che, prima del titolo di campioni d’inverno, nessuno si sarebbe aspettato un risultato del genere in quella stagione. Non era una squadra costruita per vincere il campionato, ma per restare in Serie A”. Lenzini precisa di parlare spesso con il presidente Lotito: “Gli chiedo sempre come sta, ovviamente non entro nel merito di vicende societarie più delicate. Un po’ di tempo fa però mi ero sentito con il ds Fabiani, era disposto ad aprire un dialogo con i tifosi per riportarli allo stadio. Avrei partecipato. Se il mio cognome in qualche modo può aiutare, posso solo esserne contento. E ai laziali direi, ‘Ragazzi, il nostro presidente è fatto in un modo ma non è proprio così male’. Pensiamo che comunque, con un mercato a saldo zero, ha fatto un’ottima squadra. Poi, è chiaro. Io darei qualsiasi cosa per rivedere i tifosi allo stadio, ma non posso entrare nella testa delle persone e convincerle”. 

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