(Adnkronos) – ”Mio fratello più grande vide che io non tornavo da dietro il palcoscenico. Io stavo guardando delle corde alte. Stavo facendo il pensierino di andare lassù. mio fratello capì in tempo e mi prese così. Mi stava per dare uno schiaffo. Io mi ero esibito, avevo fatto le imitazioni dei cantanti. Però c’era uno ubriaco che mi buttò in faccia delle scorze di fichi d’India. Io ci rimasi malissimo. Finì che me ne andai subito nelle quinte. Non fecero in tempo neanche a farmi l’applauso”. E’ la confessione di Lino Banfi, ospite di ‘Radio 2 Stai Serena’, condotto da Serena Bortone e Max Cervelli su Rai Radio 2, per presentare il libro ’90, non mi fai paura”, edito da HarperCollins.
Nel corso dell’intervista, Banfi ha ripercorso la sua vita, dagli anni della guerra al seminario, dalla carriera artistica all’amore per la moglie Lucia, fino ai ricordi dei grandi incontri e alle riflessioni sul presente: ”Lucia aveva un negozio di parrucchiera avviatissimo. ”Io tornavo dall’Ambra Jovinelli e dal Volturno a mezzanotte. Tre spettacoli e tre volte il film. Arrivavo a casa stanco. Lei mi preparava la cena- ricorda l’attore – Rosanna era piccola. La mettevo sul ginocchio e cantavo: ‘Vedrai, vedrai che cambia’. Lei si commuoveva. Rosanna però diceva: ‘Papà, canti sempre vedrai, vedrai, ma qui la bistecca quando si mangia?’. Era una pugnalata. Io soffrivo tutte queste cose. Dicevo: ‘Un giorno succederà’. Ed è successo”.
Infine Banfi confessa di avere tanti rimpianti: ”Io muoio con molti scrupoli e molte dannazioni che non ho fatto in tempo a fare queste cose. Non ho mai fatto una crociera, non so nuotare, non so sciare, Non so andare a cavallo, non so fare ginnastica e non so fare footing. Ma c’ho i muscoli buoni, c’ho la carnagione buona – dice scherzando – lì è merito della burrata e di altri prodotti”. ”Sai quali sono i miei rimorsi? – conclude Banfi – che non mi sono mai drogato davvero, non conosco il sapore della Nutella, non ho mai visto un film pornografico. Non è che non lo voglio vedere, non l’ho mai visto. Per fumare la marijuana dovevo spendere mille lire e io con mille lire mi compravo cinquanta supplì”.
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