(Adnkronos) – Anni complicatissimi, anni di vuoto. Francesco D’Ausilio, ex capogruppo Pd in Campidoglio, assolto oggi, giovedì 12 febbraio, dalla prima sezione del Tribunale di Roma in uno dei filoni dell’inchiesta ‘Mondo di Mezzo’, racconta così all’Adnkronos i 12 anni trascorsi dall’inchiesta fino alla sentenza.
“Sono stati anni complicatissimi sul piano personale per via della gogna che si era generata. Anni di vuoto. Purtroppo, come spesso succede in questi casi e come è accaduto anche a me e, lo dico con rammarico, si è lasciati soli – dice D’Ausilio – spariscono tutti e si genera appunto un processo preventivo che prescinde da qualsiasi presunzione di innocenza anche rispetto a persone con le quali hai avuto rapporti fino a qualche giorno prima. Della mia vecchia storia politica mi sono rimasti accanto in pochi ma per fortuna ho avuto la stima, la solidarietà e l’amicizia di tantissime nuove persone”.
“In generale c’è stata una presa di distanza molto netta, molto brutta sotto il profilo umano – racconta ancora D’Ausilio – Mi sono rimasti dei rapporti personali con chi era in consiglio comunale con me, e che ora svolge altre funzioni”. Da allora “non sono più iscritto al Partito Democratico. Quello resta il partito che io ho contribuito a co-fondare su Roma. Ho ricoperto tanti incarichi anche prima del della mia esperienza amministrativa, quindi è un partito a cui rimango in qualche modo affezionato”.
D’Ausilio quando è iniziata questa vicenda aveva 40 anni. “Ero consigliere in Campidoglio dopo tanta gavetta e mia figlia aveva un anno. Oggi che è arrivata la sentenza di primo grado ha 13 anni. Un dato impressionante – sottolinea – Ovviamente abbiamo provato a tutelarla in tutti i modi e mia moglie è stata un gigante in questo senso. L’abbiamo voluta proteggere e ci sarà modo e tempo di raccontarle bene, più a fondo, il senso di questo passaggio difficile”.
Anni trascorsi in attesa della conclusione del processo. “Io ho fatto una scelta, quella di non commentare mai, non rilasciare interviste e sin da subito mi sono dimesso autonomamente. E quando il processo è iniziato – chiarisce D’Ausilio – mi sono difeso non dal processo ma nel processo. I miei legali hanno portato avanti le mie ragioni in aula. Io credo che già dalla fase delle indagini ci fossero tutti gli elementi per scagionarmi dalle accuse che mi erano mosse ma sono stato rinviato a giudizio e ho dovuto sopportare i tempi di un processo di primo grado molto lento. Ci sono stati momenti di scoramento, ma non ho mai pensato di prendere né posizioni pubbliche né di assumere iniziative e oggi i fatti mi danno ragione”
Oggi “è una giornata di grande gioia, sono concentrato su questo. La vera priorità, e non voglio entrare su altri temi, è la durata del processo, che non deve essere irragionevole. Questa dovrebbe essere la priorità”. D’Ausilio ora è sono uno studioso di storia dell’alimentazione. “Insegno nelle università italiane ed estere, ho un rapporto diretto con i ragazzi, una cosa a cui tenevo anche quando facevo attività politica. Una bella soddisfazione”. (di Assunta Cassiano)
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