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Gli Stati Uniti hanno una ‘super arma segreta’ e l’hanno usata in Venezuela? Sì, secondo Donald Trump. Il presidente svela l’esistenza del ‘Discombobulator’ – un’arma che disorienta e scombussola – spiegando al New York Post che è stato ”fondamentale” nel raid condotto dai militari americani a Caracas per la cattura del deposto presidente venezuelano Nicolas Maduro.
”Del Discombobulator non mi è permesso parlarne”, ha detto Trump durante un’intervista esclusiva al New York Post nello Studio Ovale. In ogni caso l’arma “ha fatto sì che l’equipaggiamento nemico non funzionasse” e quindi nessun militare americano perdesse la vita quando gli elicotteri statunitensi sono arrivati a Caracas il 3 gennaio per catturare Maduro e sua moglie, Cilia Flores, con l’accusa federale di possesso di droga e armi.
“Non sono riusciti a far decollare i loro razzi. Avevano razzi russi e cinesi, e non ne hanno mai fatto decollare uno. Siamo arrivati, hanno premuto dei pulsanti e non ha funzionato niente. Erano tutti pronti per noi”, ha aggiunto Trump.
L’ipotesi di un’arma ultramoderna impiegata dalla Delta Force nell’azione compiuta nella notte tra il 2 e il 3 gennaio è rimbalzata sui social nelle scorse settimane. A descrivere una parte dell’operazione sarebbe un anonimo agente della sicurezza di Maduro. Le sue parole sono state amplificate da noti profili social di area trumpiana e sono rilanciate da Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca. “Smettete di fare quello che state facendo e leggete qui”, ha scritto Leavitt, imitata da Dan Bongino, anchorman ‘Maga doc’ e fino a poche settimane fa vicedirettore dell’Fbi. Il racconto dell’agente/soldato è diventato anche l’articolo di apertura dell’edizione online del New York Post.
Il racconto
Cosa ha detto l’anonimo militare? “Il giorno dell’operazione, non abbiamo sentito arrivare nulla. Eravamo di guardia, ma improvvisamente tutti i nostri sistemi radar si sono spenti senza alcuna spiegazione. La cosa successiva che abbiamo visto sono stati dei droni, molti droni, che sorvolavano le nostre posizioni. Non sapevamo come reagire. Poi sono arrivati alcuni elicotteri, ma erano pochissimi. Credo appena otto elicotteri. Da quegli elicotteri sono scesi dei soldati, ma in numero molto esiguo”, l’inizio del racconto, che è apparso sin qui verosimile pur senza fornire nessuna informazione dettagliata: in sostanza, un quadro generale già ampiamente noto.
“Forse una ventina di uomini. Ma quegli uomini erano tecnologicamente molto avanzati. Non assomigliavano a niente contro cui avevamo combattuto prima”, ha proseguito la fonte anonima. Lo scontro, ha detto, “è stato un massacro. Eravamo centinaia, ma non avevamo alcuna possibilità. Sparavano con tale precisione e velocità… sembrava che ogni soldato sparasse 300 colpi al minuto. Non potevamo fare nulla”. E sin qui, forse…
Poi, però, il resoconto è diventato quasi fantascienza: “A un certo punto, hanno lanciato qualcosa… non so come descriverlo… è stata come un’onda sonora molto intensa. Improvvisamente ho sentito come se la mia testa stesse esplodendo dall’interno. Abbiamo iniziato tutti a sanguinare dal naso. Alcuni vomitavano sangue. Siamo caduti a terra, incapaci di muoverci. Quei venti uomini, senza una sola vittima, hanno ucciso centinaia di noi. Non avevamo modo di competere con la loro tecnologia, con le loro armi. Lo giuro, non ho mai visto niente del genere. Non siamo riusciti nemmeno a rialzarci dopo quell’arma sonica o qualunque cosa fosse”.
Possibile? Il New York Post ha interpellato una fonte legata all’intelligence. “Gli Stati Uniti dispongono da anni di tecnologie per le cosiddette armi ad energia diretta”, e “alcuni sistemi sono in grado di produrre almeno alcuni dei sintomi”, tra cui “sanguinamento, incapacità di muoversi o di funzionare, dolore e bruciore”. “Non posso confermare tutti questi sintomi. Ma alcuni sì, alcuni”, le parole attribuite alla fonte, secondo cui tali armi non sarebbero una novità: “Ne abbiamo versioni da decenni”.
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