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Washington – È stata una scelta importante, sostiene il ministro degli Esteri Antonio Tajani, quella di essere venuti a Washington per partecipare alla prima riunione ministeriale, voluta dall’amministrazione Trump, sui minerali critici. Un incontro che ha portato ad un accordo firmato fra l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Giappone sulla questione delle terre rare e degli altri minerali. “Una strategia comune per quanto riguarda le materie prime, che rappresentano uno strumento fondamentale per la competitività del nostro sistema imprenditoriale quindi una strategia americana, europea, giapponese, come tanti altri paesi, anche paesi africani. Significa poter garantire alle nostre imprese maggior competitività e una riduzione dei costi per l’acquisto delle materie prime”, ha affermato il ministro.
Un Italia protagonista nella politica estera, secondo Tajani, come nel settore industriale e commerciale. “Questo è un riconoscimento che ci arriva a tutti quanti, mi sembra che oggi abbiano dato ampio riconoscimento al ruolo dell’Italia, quindi sono molto soddisfatto di questa riunione, questo ci impegna a fare ancora di più per favorire la crescita e che la nostra economia possa essere sempre più fiorente, nonostante le difficoltà, nonostante le guerre, nonostante i dazi”.
In particolare, l’incontro di oggi sui minerali critici è stato un segnale importante, secondo Tajani, verso il multilateralismo e la cooperazione internazionale. Non un semplice incontro economico, ma anche una riunione politica, visto la presenza dei ministri degli esteri. “Certamente l’incontro di oggi non è un’operazione isolazionista, è la voglia di coinvolgere tanti paesi importanti in una scelta che per gli americani è fondamentale, ma è altrettanto fondamentale per noi”, ha detto il ministro.
Il ministro ha fornito maggiori informazioni sull’attacco cibernetico di matrice russa contro alcuni siti web del Ministero degli Esteri – incluso quello dell’ambasciata italiana a Washington – e degli hotel di Cortina, dove si svolgono i giochi olimpici. Un attacco che è stato sventato prima che potesse fare danni, preservando i dati riservati presenti nel Ministero. “È stato respinto al mittente, grazie anche allo straordinario lavoro che abbiamo fatto con la riforma del Ministero degli Esteri, dove c’è una direzione generale della sicurezza e dove c’è anche una sala operativa alla Farnesina dedicata soltanto al contrasto di attacchi cibernetici”, ha affermato Tajani.
Il ministro degli Esteri condivide la posizione del primo ministro Giorgia Meloni sulla possibilità di dare il Premio Nobel per la Pace a Donald Trump. Se si arrivasse alla pace in Medio Oriente e tra Ucraina e Russia grazie alla mediazione Usa, allora meriterebbe il Nobel, secondo Tajani. “Sono convinto che questo sia giusto”. Il vicepremier ha ribadito che l’Italia ha la propria politica estera e sostiene quella americana per quanto riguarda il tentativo di costruire la pace in Medio Oriente, Gaza, e tra Ucraina e Russia. Allo stesso tempo, Tajani ha ribadito: “Quando ci sono delle cose che non condividiamo, le abbiamo dette. L’abbiamo detto sulla Groenlandia, l’abbiamo detto per quanto riguarda l’impegno dei nostri militari alla Nato. Siamo amici e alleati, ma sempre a testa alta e schiena dritta.”
Tajani ha affrontato anche il nodo dei negoziati tra Usa e Iran. “Il problema non è tanto la location. Io ho parlato oggi anche con il ministro degli esteri dell’Oman, che era qui a Washington. E ho parlato ieri con il ministro degli esteri Fidan, il turco, il ministro degli esteri egiziano, il ministro degli esteri e il primo ministro del Qatar per sostenere ogni tipo di mediazione per scongiurare una nuova guerra in Iran”, ha spiegato Antonio Tajani ai giornalisti italiani presenti all’ambasciata italiana dopo la riunione ministeriale. L’Italia è impegnata nel promuovere la pace e scongiurare che gli Stati Uniti attacchino l’Iran. Allo stesso tempo, spiega il vicepremier: “Certo se poi con i droni attaccano le navi americane, i Pasdaran cercano di dirottare il mercantile americano. Certamente tutte queste cose invece di facilitare il dialogo, lo rendono più complicato. E quando si vuole avere un dialogo, non bisogna dare dei segni d’aggressività, ma segni di disponibilità”. Tajani e il governo italiano sperano che il dialogo prevalga, e incoraggiano tutti i mediatori, ovvero l’Oman, il Qatar, l’Egitto e la Turchia ad andare avanti nel loro percorso, con l’obiettivo di raggiungere la pace. “Ovvio che se l’Iran e i Pasdaran danno segni di aggressività nei confronti degli americani, la risposta americana non può essere positiva”, ha sottolineato Tajani. (di Iacopo Luzi)
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