Il ritorno delle gru nel Grossetano: attesi fino a settecento esemplari per la stagione invernale

GROSSETO – I primi esemplari di gru hanno raggiunto la palude della Trappola, all’interno del Parco regionale naturale della Maremma, per trascorrere la stagione invernale. Gli uccelli migratori, provenienti dalle pianure del nord e dell’est Europa, stazioneranno nel Grossetano fino a febbraio, con un picco di presenze atteso tra i mesi di dicembre e gennaio, quando si stima il raggiungimento di circa settecento unità.

La specie, facilmente riconoscibile per il volo con formazione a ‘V’ e per il rumoroso richiamo sonoro, nidifica in Scandinavia, Germania, Repubbliche baltiche, Polonia e Russia. Durante il giorno gli stormi si spostano per alimentarsi nelle vaste aree agricole della pianura maremmana, mentre al calare del buio si ritirano nella zona umida della Trappola, utilizzata come dormitorio notturno in condivisione con altre specie acquatiche come le oche.

Il ritorno delle gru, iniziato gradualmente dai primi anni Duemila, viene monitorato annualmente tramite il progetto Iwc – International waterbird census. La presenza di questi esemplari, particolarmente schivi e sensibili al disturbo umano, evidenzia il ruolo strategico della rete di aree protette locali, che comprende anche la Diaccia Botrona, l’area di Orbetello e il lago di Burano.

Sulle abitudini migratorie è intervenuto il presidente del Parco, Simone Rusci: “Si tratta di uccelli acquatici che nidificano in Paesi come Scandinavia, Germania, Repubbliche baltiche, Polonia e Russia e, dopo la nidificazione, si dirigono verso i cosiddetti ‘quartieri di svernamento’, che sono localizzati in Africa del nord e nel bacino del Mediterraneo, principalmente in Spagna e Italia”. Rusci ha inoltre raccomandato ai visitatori di evitare rumori eccessivi tra novembre e gennaio per minimizzare l’impatto antropico.

L’ornitologo e consigliere del Parco Francesco Pezzo ha evidenziato i risultati delle politiche di tutela, pur avvertendo sui futuri rischi legati all’erosione costiera e all’ingresso di acqua salata nella palude: “Da un punto di vista della conservazione si tratta di una specie molto abbondante in passato che, a causa dell’intensa attività venatoria a cui era sottoposta, era diventata piuttosto rara in Italia. Progressivamente, grazie alle misure di conservazione, alle tutele internazionali, e soprattutto alle azioni di protezione delle aree umide, ha cominciato a risalire di numero e adesso è tornata ad essere piuttosto presente”.

REDAZIONE

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