ISOLA DEL GIGLIO – Uno squalo Mako attacca una barca al largo della costa toscana e i pescatori riprendono tutto. È successo il 27 aprile, tra l’isola del Giglio e le Formiche di Grosseto, dove un esemplare stimato in oltre quattro metri si è avvicinato all’imbarcazione trasformando una normale uscita di pesca in un incontro che difficilmente dimenticheranno.
Il racconto dei pescatori
A descrivere la scena sono direttamente i protagonisti. L’animale, descritto come enorme e maestoso, avrebbe sferrato tre attacchi decisi all’imbarcazione e al motore, distruggendo anche una cassetta di legno. Per venti minuti la pinna ha tagliato l’acqua tutt’intorno al natante, in quello che i pescatori hanno definito uno spettacolo di una bellezza ipnotica. Nessun momento di panico a bordo: i presenti hanno scelto di filmare l’accaduto, vivendo l’esperienza con il rispetto che si deve a un predatore di quella portata.
Perché lo squalo ha attaccato
A spiegare il comportamento dell’animale è il Centro Studi Squali, che invita a non parlare di attacco nel senso tradizionale del termine. Lo squalo era attirato dalla pastura, ovvero dal sangue e dai resti di pesce in acqua durante la sessione di pesca. L’interesse per il motore è invece riconducibile alle cosiddette Ampolle di Lorenzini, recettori naturali che rendono gli squali sensibili ai campi elettromagnetici: il motore dell’imbarcazione emette segnali che possono trarre in inganno l’animale, spingendolo a interagire con l’elica. Un comportamento già documentato in Sudafrica, dove le eliche vennero dotate di apposite protezioni proprio per tutelare gli squali.
Nessun allarme per i bagnanti
Non si tratta di un episodio isolato: l’11 aprile scorso un altro esemplare di Mako, di dimensioni più contenute, era già stato pescato e rilasciato lungo la costa maremmana. Il Mediterraneo ospita 49 specie di squali e con la primavera, complice il maggior numero di uscite in mare, gli avvistamenti aumentano naturalmente. Gli esperti ricordano che questi animali non rappresentano alcun pericolo per i bagnanti e che la loro presenza è semmai il segnale di un ecosistema marino ancora vitale, abitato da specie che solcano queste acque da milioni di anni.
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