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Contratto di comparto nel settore militare, l’Usmia Esercito difende le sue scelte

Prosegue senza esclusione di colpi lo scontro tra le sigle della rappresentanza militare all’indomani della firma del contratto di comparto. A prendere nuovamente la parola con un duro comunicato è l’Unione Sindacale Militari Interforze Associati (Usmia Esercito), che risponde alle recenti polemiche sollevate da altre organizzazioni sindacali dell’aeronautica e dei carabinieri.

Il direttivo dell’associazione respinge con fermezza le ricostruzioni critiche emerse nelle ultime settimane, bollandole come frutto di strumentalizzazione politica: “Ci troviamo ancora una volta a dover leggere comunicati provenienti da alcune organizzazioni sindacali, tra cui un sindacato dell’aeronautica militare e uno dell’Arma dei carabinieri, nei quali si susseguono insinuazioni, contraddizioni, ricostruzioni fantasiose, accuse prive di qualsiasi riscontro e persino maldestri tentativi di mettere in discussione l’operato della magistratura amministrativa, pur di sostenere tutto e il contrario di tutto e colpire Usmia Esercito”.

La nota sottolinea come, a dispetto dei pronostici di chi preannunciava un crollo del tesseramento dopo la sigla dell’accordo economico, l’adesione dei militari stia al contrario registrando un incremento. Nelle valutazioni dell’associazione, le contestazioni relative ai presunti aumenti insufficienti finiscono per cadere in contraddizione: “Proporre cifre defalcando la vacanza contrattuale — come se quei soldi i militari non li avessero mai percepiti —, facendo passare la contribuzione previdenziale come una mannaia dello Stato e applicando aliquote Irpef di comodo, prendendo come riferimento quella massima, è un esercizio manipolatorio“.

Entrando nel merito delle risorse, il sindacato ribadisce la linea d’azione intrapresa al tavolo negoziale: “Usmia Esercito ha sempre detto una cosa semplice e verificabile: le risorse stanziate per il rinnovo contrattuale erano insufficienti. Tuttavia, le aspettative della base su temi atavici come la specificità militare e la previdenza dedicata non potevano più essere procrastinate. Per questo motivo abbiamo sostenuto fin dall’inizio che il contratto, da solo, non avrebbe potuto garantire il giusto riconoscimento economico. Abbiamo chiesto ulteriori finanziamenti nella prossima legge di bilancio e l’apertura di una coda contrattuale per affrontare gli aspetti economici e normativi rimasti irrisolti“.

Un passaggio cruciale riguarda poi la contrapposizione emersa tra il personale contrattualizzato e la dirigenza militare, che secondo Usmia rischia soltanto di indebolire l’intera categoria: “Ogni categoria di personale ha diritto alla tutela dei propri diritti, così come i graduati, i sergenti, i marescialli, gli ufficiali e i dirigenti. Difendere i diritti di una categoria non significa sottrarre diritti a un’altra. Alimentare una contrapposizione tra personale contrattualizzato e dirigenza non rafforza la rappresentanza militare: la indebolisce”.

A supporto delle proprie posizioni, la sigla riporta le cifre relative agli incrementi netti mensili definiti per le varie qualifiche, con aumenti, solo per fare un esempio, pari a 101 euro per il grado di graduato, 104 euro per il sergente maggiore aiutante e 116 euro per il primo luogotenente, ribadendo che “i militari non hanno bisogno di scoprire ‘altarini’ mai imbanditi o di ‘retroscena’ mai messi in scena. Hanno bisogno di rappresentanti meno livorosi e più rispettosi dell’intelligenza dei propri iscritti”.

REDAZIONE

© Riproduzione riservata

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