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Niccolò Ciatti ucciso nove anni fa, assassino ancora latitante. I genitori: “E’ stato davvero cercato? Questa non è giustizia”

Il 12 agosto 2017 l’assassinio di Niccolò Ciatti.

Massacrato di botte in una discoteca di Lloret de Mar.

Aveva 22 anni Niccolò ed era in vacanza in Spagna con gli amici dopo il suo lavoro al mercato al banco di frutta e verdura.

C’è un video terribile che testimonia il pestaggio a morte del ragazzo di Scandicci.

L’assassino Rassoul Bissoultanov, condannato per omicidio in Spagna e in Italia, dopo essere stato estradato dalla Germania è stato scarcerato in Italia dalla Corte di Assise di Roma nel dicembre 2021 in accoglimento di un’istanza presentata dalla difesa.

La Cassazione ha poi annullato la revoca della custodia in carcere a Rebibbia di Bissoultanov.

Ma Bissoultanov, dopo essere tornato in Spagna, è ancora latitante.

Niccolò Ciatti avrebbe compiuto 31 anni il 24 luglio scorso.

Il dolore senza fine di mamma Cinzia e babbo Luigi.

Babbo Luigi Ciatti: “Questa non è giustizia. L’unico vero condannato è il nostro Niccolò”.

Mamma Cinzia Azzolina: “E’ stato davvero cercato con tutti i mezzi possibili?”

Claudia Sereni, sindaca di Scandicci: “Ricordarti Niccolò significa rinnovare ogni giorno il valore della vita e del rifiuto di ogni forma di violenza. Continueremo a chiedere giustizia affinchè chi ti ha fatto del male possa scontare la sua pena, restituendo dignità alla tua memoria. Scandicci non ti dimenticherà mai. Tutta la comunità si stringe alla tua famiglia in un abbraccio collettivo”.

Babbo Luigi via social: “11.08. Ti sono rimaste poche ore di vita Niccolò alle 02.51.21 secondi del 12.08.2017 Rassoul Bissultanov insieme ai suoi due complici ti aggredirà mentre stavi ballando e dopo pochi secondi ti colpirà con un calcio alla tempia con la volontà di ucciderti. Nella mia mente scorrono i secondi dalla telefonata di Simone al nostro arrivo all’ospedale di Trueta, nei miei occhi ci sei te Niccolò, mi scorrono le tue immagini, sento le tue parole, leggo i tuoi messaggi, ma sono ricordi, solo ricordi.

Ad oggi il tuo assassino è libero, è stato scarcerato in Italia, è stato lasciato libero in Spagna. Lui continua la sua vita come se niente fosse, l’unico vero condannato è il nostro Niccolò. Chiediamo soltanto che venga cercato, preso e messo in carcere a scontare la sua pena ma purtroppo sono passati quattro anni dalla sua fuga, questo dimostra che nessuno degli uffici preposti lo cerca.
Questa non è giustizia”.
Mamma Cinzia via social: “Parole, parole, parole. Da quattro anni sentiamo promesse, dichiarazioni, impegni e rassicurazioni. Da quattro anni ci viene detto di avere fiducia, di aspettare, che qualcuno sta lavorando per trovare delle risposte.
Ma noi ci chiediamo: aspettare cosa?
Dove sono tutte le persone che dicevano di volerci aiutare? Dove sono i politici, le istituzioni e chi si è presentato davanti a noi assicurando sostegno e vicinanza? Le parole non bastano più. Non bastano quando passano gli anni e i fatti continuano a non arrivare”.
“Niccolò meritava attenzione, impegno e giustizia. Invece la sua vita è stata distrutta, e con essa anche quella della nostra famiglia.
Viviamo da nove anni con un dolore che non conosce tregua, con domande che restano senza risposta e con la sensazione di essere stati dimenticati.
È difficile non provare rabbia quando vediamo che chi avrebbe dovuto assumersi le proprie responsabilità è stato scarcerato, mentre noi continuiamo a convivere con l’assenza, l’incertezza e la sofferenza.
Forse Niccolò non è il figlio di una persona importante. Forse la sua storia non interessa abbastanza. Ma per noi Niccolò è tutto, e non smetteremo mai di chiedere verità e giustizia.
Dopo quattro anni, nessuno lo ha trovato. E la domanda che ci tormenta ogni giorno è sempre la stessa: è stato davvero cercato con tutti i mezzi possibili?
Noi non chiediamo privilegi. Chiediamo soltanto ciò che ogni famiglia dovrebbe avere: la verità, la giustizia e la certezza che nessuno venga dimenticato.
Quattro anni sono troppi. Il silenzio è troppo. Le parole non bastano più”.

CINZIA GORLA

© Riproduzione riservata

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