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martedì 15 Settembre 2026
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Cartellino nero nel calcio giovanile in Romania: partite interrotte per i genitori violenti

I genitori devono essere i primi a dare il buon esempio. La Romania passa dalle parole ai fatti, almeno nel calcio giovanile con l’introduzione del cartellino nero. Insulti, pressioni, contestazioni continue e aggressioni di genitori o spettatori potranno portare l’arbitro a interrompere definitivamente l’incontro. Il messaggio della Federazione romena di calcio è diretto: se il comportamento degli adulti rende il campo un luogo ostile, la partita dei bambini finisce. 

Il cartellino nero entra in vigore dalla stagione 2026-2027 nelle competizioni giovanili comprese tra le categorie Under 7 e Under 16 disciplinate dalla Federazione. La procedura, approvata l’11 settembre 2026 dal Comitato d’urgenza della Federazione romena, è già inserita nei regolamenti riservati a bambini e ragazzi. 

Nonostante l’ambito di riferimento, la novità affronta un problema che comincia fuori dal rettangolo verde: l’ossessione dei genitori per la performance del figlio, che si traduce in pressione, controllo e talvolta violenza. In questo senso, il cartellino nero non solo ristabilisce l’ordine, ma ricorda che il comportamento degli adulti può avere effetti concreti sulla crescita, sportiva e non, dei più piccoli.  

Come funziona il cartellino nero 

La procedura prevede tre fasi, che si attivano quando l’arbitro osserva un comportamento inappropriato sugli spalti o ne viene informato dal quarto ufficiale o da un altro componente della squadra arbitrale:  

  • Fase 1: il direttore di gara sospende temporaneamente il gioco e chiede agli allenatori di parlare con i genitori e i sostenitori delle loro squadre. Se nello stadio è presente un impianto audio, viene diffuso anche un annuncio rivolto al pubblico; 
  • Fase 2: qualora le condotte proseguano, la partita viene fermata per dieci minuti e le squadre rientrano negli spogliatoi, mentre gli allenatori tentano nuovamente di riportare la situazione sotto controllo; 
  • Fase 3: se, dopo la ripresa, gli abusi continuano, l’arbitro mostra il cartellino nero e il match finisce definitivamente.  

Questa procedura si attiva non solo in caso di proteste contro l’arbitro, ma in caso di insulti, linguaggio offensivo, aggressioni o spinte contro i propri figli, giocatori e tecnici avversari, allenatori, arbitri, ufficiali di gara e altri spettatori. Rientrano negli atteggiamenti vietati dal regolamento anche le contestazioni persistenti e gli scontri verbali o fisici tra genitori. 

Il confine tra sostegno genitoriale e pressione 

Chi porta i figli alle scuole calcio, sa bene da dove nasce l’intervento della Federcalcio rumena. Spesso, anche in Italia, i genitori finiscono per diventare iper competitivi, dimenticando che le scuole calcio hanno, prima di tutto, una funzione educativa. 

Portare un figlio agli allenamenti, seguire le partite e interessarsi ai suoi progressi può rafforzarne la motivazione, il problema nasce quando l’attenzione dell’adulto diventa sorveglianza continua della prestazione e il risultato prende il posto dell’esperienza del bambino.  

Una ricerca, pubblicata su Pmc, sull’influenza dei genitori nello sport giovanile ha rilevato che i bambini percepiscono spesso un coinvolgimento eccessivo e una pressione superiore a quella desiderata, mentre chiedono più incoraggiamento e comprensione. Lo stesso studio associa la pressione genitoriale alla percezione di un ambiente minaccioso, al malcontento, all’ansia e a una riduzione del piacere di praticare sport; il sostegno, invece, è collegato a maggiore entusiasmo, autonomia e soddisfazione.

Le linee guida della Uefa per la tutela di bambini e ragazzi chiedono ai genitori di rispettare giocatori, allenatori e arbitri, accettare le decisioni degli ufficiali di gara e non utilizzare linguaggio offensivo. Invitano inoltre a valorizzare l’impegno e la partecipazione più del risultato, a non sminuire i bambini e a considerare prioritario il loro benessere fisico ed emotivo

Il programma B.r.a.v.o. 

La misura romena trasferisce sugli adulti le regole che normalmente vengono insegnate ai bambini. 

Ai giovani calciatori si chiede di controllare la rabbia, rispettare l’avversario e accettare le decisioni arbitrali, ma questi principi perdono credibilità senza il buon esempio dei più grandi.  

Il cartellino nero rende visibile questa responsabilità: se sono gli adulti a oltrepassare il limite, sono gli adulti a causare la fine dell’incontro, anche a discapito di chi è estraneo agli abusi.  

Il provvedimento rientra nel programma B.r.a.v.o, avviato dalla Federazione romena nel 2025 contro pressioni, bullismo e carenza di sostegno nello sport giovanile. L’acronimo richiama cinque parole: gioia (in lingua originale “bucurie”), rispetto (“respect”), affetto (“afecțiune”), volontà (Voință) e ottimismo (“optimism”).  

Il programma aveva già introdotto la figura del Parent Captain, un genitore incaricato di seguire un corso sulla tutela dei minori e di monitorare il comportamento degli altri adulti. 

Nelle categorie Under 13 e Under 14 è stato inoltre sperimentato il Silent Day: due volte l’anno il risultato non viene registrato e genitori e allenatori non possono urlare indicazioni dagli spalti, per lasciare ai ragazzi la possibilità di giocare, decidere e sbagliare senza essere sottoposti alla valutazione continua degli adulti

La Federazione ha inviato banner, manifesti con le regole di comportamento per i genitori e volantini che illustrano la procedura del cartellino nero alle 130 accademie comprese nel sistema.  

Resta da verificare come la regola verrà applicata: quante partite saranno effettivamente sospese, con quali criteri gli arbitri distingueranno una protesta da una condotta abusiva e quali conseguenze sportive seguiranno all’interruzione. La Federazione romena non ha ancora chiarito una casistica univoca e specifica nel comunicato di lancio, ma la procedura sportiva generale prevede che l’omologazione del risultato e l’eventuale sconfitta a tavolino (“masa verde”) siano decise dalla commissione disciplinare dopo il referto arbitrale. 

Il valore educativo della scelta, però, è chiaro. La Romania chiede ai genitori di cambiare il modo in cui partecipano alle partite e all’educazione sportiva dei propri figli. Il sostegno non coincide con l’invasione, l’incoraggiamento non richiede urla e la competitività non giustifica l’umiliazione
Il cartellino nero interviene quando questa responsabilità viene dimenticata: se dagli spalti scompare il rispetto, dal campo scompare il gioco. Perché, come disse il filosofo e professore portoghese, “chi capisce solo di calcio, non sa niente di calcio”. 

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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