28.8 C
Grosseto
martedì 8 Settembre 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Rapporto Ocse Pisa 2025: la scuola italiana supera la media (che è la più bassa della storia)

Non proprio a pieni voti, ma senz’altro promossi e meglio di altri. Potremmo riassumere così la situazione degli adolescenti italiani emersa dai risultati dell’indagine internazionale Ocse Pisa 2025 che mostrano un quadro di stabilità per le scuole del Bel Paese. L’indagine valuta le competenze dei quindicenni in scienze, lettura, matematica e risoluzione computazionale dei problemi. In una fase internazionale contrassegnata da arretramenti significativi delle prestazioni, il sistema scolastico italiano ha mostrato una notevole capacità di tenuta, confermando i punteggi del 2022, posizionandosi al di sopra della media Ocse in lettura e risultando prossimo alla media in matematica e scienze.

“La scuola italiana si è mostrata un sistema solido – ha commentato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara -. In un contesto complesso, che ha visto arretrare in modo preoccupante diversi Paesi, il nostro sistema scolastico ha saputo lavorare sulle criticità, riuscendo peraltro a ridurre i divari storici tra Nord e Sud. Diventiamo un riferimento internazionale importante, lasciandoci alle spalle vecchi pregiudizi. Continueremo lungo la strada tracciata per potenziare le misure a supporto dei docenti e degli studenti”.

Italia batte Finlandia e partner Ue

Nelle singole aree di competenza, l’Italia ha ottenuto riscontri di rilievo nel confronto con i partner europei e globali. Nella sezione “lettura”, che riguarda la comprensione del testo, gli studenti italiani hanno ottenuto un punteggio medio di 474 punti, superiore alla media Ocse di 461 punti. Il 76% degli studenti in Italia ha raggiunto almeno il livello base (livello 2) di competenza. In merito a questo risultato, il ministro Valditara ha dichiarato: “Per la prima volta ci collochiamo significativamente al di sopra della media internazionale. Il punteggio medio italiano è superiore a quello della Finlandia, sistema che ha rappresentato a lungo uno dei principali riferimenti internazionali in questo ambito”.

Se ci spostiamo in quello che per molti è un vero e proprio incubo, e cioè la “matematica”, anche qui l’Italia ha registrato un punteggio di 468 punti, a fronte di una media Ocse di 463. Circa il 69% degli studenti ha conseguito almeno il livello 2 di competenza. Questo posizionamento colloca l’Italia davanti a partner tradizionali come Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia.

Infine, in “scienze”, gli studenti italiani si sono attestati a quota 483 punti, un risultato statisticamente in linea con la media Ocse di 482 punti. Il 78% dei quindicenni italiani ha raggiunto almeno il livello 2 di competenze scientifiche.

Tuttavia, l’indagine evidenzia una difficoltà persistente nell’ambito della risoluzione computazionale dei problemi, dove il punteggio italiano rimane inferiore alla media Ocse.

L’Italia supera la media Ocse, ma i dati globali rivelano un declino storico

Il dato relativo al superamento della media Ocse da parte degli studenti italiani necessita di un’analisi contestuale approfondita. L’Italia ha sì mostrato una sostanziale stabilità rispetto alla rilevazione del 2022, ma i dati globali indicano che la media Ocse ha registrato i livelli più bassi mai documentati dall’inizio della storia dei test Pisa in tutte e tre le materie principali.

Il declino della media internazionale è un processo di lungo termine, acceleratosi negli ultimi anni:

  • In matematica, la media Ocse è scesa di 22 punti tra il 2015 e il 2025.
  • In lettura, il calo della media Ocse è stato di 25 punti complessivi tra il 2018 e il 2025.
  • In scienze, la media Ocse ha registrato una contrazione graduale nell’ultimo decennio, scendendo da 489 punti nel 2015 a 482 punti nel 2025.

Considerando che l’Ocse valuta in circa 20 punti il guadagno di apprendimento equivalente a un intero anno scolastico per un quindicenne, gli studenti che hanno sostenuto il test nel 2025 mostrano un deficit di preparazione di circa un anno rispetto ai loro coetanei di sette o dieci anni fa. Di conseguenza, il posizionamento “sopra la media” dell’Italia non corrisponde a un reale progresso assoluto, ma a una salita in classifica a causa del drammatico arretramento della media globale.

L’impatto delle disparità socioeconomiche sul rendimento scolastico

L’indagine Pisa analizza l’equità dei sistemi educativi attraverso l’indice Ecsc (status economico, sociale e culturale). In Italia, lo status socioeconomico degli studenti risulta essere un fattore predittivo del rendimento scolastico leggermente inferiore rispetto alla media internazionale: esso spiega l’11,3% della variazione dei risultati in scienze, contro il 12% della media Ocse.

Gli studenti italiani provenienti dal quartile socioeconomico più alto risultano essere avvantaggiati al punto tale che hanno superato quelli del quartile più basso di 80 punti in scienze. Questa differenza è simile alla disparità media di 85 punti registrata complessivamente nei paesi Ocse.

Tra il 2015 e il 2025, il divario nei risultati scientifici tra studenti avvantaggiati e svantaggiati in Italia è rimasto stabile, a differenza della media Ocse che ha visto una riduzione del gap. Tuttavia, a livello Ocse, la riduzione del divario è stata determinata dal peggioramento delle prestazioni degli studenti più ricchi piuttosto che dal riscatto dei più deboli. In Italia, al contrario, tra il 2022 e il 2025 il divario socioeconomico nazionale è rimasto sostanzialmente stabile: sebbene i dati grezzi mostrino un incremento nominale di 11 punti per gli studenti svantaggiati in scienze e una contrazione di 8 punti del divario, l’Ocse precisa che tali variazioni non sono statisticamente significative.

Il 12,5% degli studenti svantaggiati italiani è classificato come “accademicamente resiliente”, poiché riesce a ottenere punteggi che li collocano nel quartile superiore dei risultati nazionali nonostante la condizione di partenza (dato in linea con il 12% della media Ocse).

Su scala geografica, i dati Pisa 2025 confermano anche una riduzione del divario storico nei risultati scolastici tra il Nord e il Sud del Paese, allineandosi alle tendenze già tracciate dalle recenti rilevazioni nazionali Invalsi.

Smartphone in classe e intelligenza artificiale

Arriviamo a uno dei temi caldi dell’anno: l’intelligenza artificiale. Tra chi la teme e chi già la padroneggia: la transizione digitale della scuola italiana mostra un forte impatto sia sulle metodologie di studio sia sulla gestione della concentrazione in aula.

Il 47% degli studenti italiani dichiara di utilizzare chatbot basati su intelligenza artificiale – – come ChatGpt – per scopi didattici almeno una volta alla settimana, una percentuale sovrapponibile alla media Ocse (46%). Gli studenti vi ricorrono per ricerche preliminari (39%), sintesi di testi (36%) o bozze di elaborati (30%). Il 37% degli studenti in Italia riferisce che i compagni di classe si distraggono con i dispositivi digitali nella maggior parte o nella totalità delle lezioni di scienze (media Ocse: 28%). Tale distrazione si traduce in una perdita rilevante sul piano degli apprendimenti: in Italia, gli studenti che segnalano distrazioni digitali in classe ottengono 13 punti in meno nei test di scienze rispetto a chi non ne viene disturbato.

Per arginare il fenomeno, si registra un forte incremento dei regolamenti restrittivi. Nel 2025, il 63% degli studenti italiani frequentava scuole in cui l’uso dei telefoni cellulari non era consentito all’interno dell’istituto, un dato in netta crescita rispetto al 46% registrato nel 2022 e superiore alla media Ocse del 49%.

Assenteismo record e calo nel supporto dei docenti

Tra luci e ombre, l’indagine Ocse Pisa 2025 evidenzia alcune debolezze strutturali del sistema scolastico nazionale. L’Italia, infatti, registra uno dei tassi di assenteismo più alti tra i Paesi partecipanti. Il 63% degli studenti italiani dichiara di aver saltato almeno un intero giorno di scuola nelle due settimane precedenti il test, a fronte di una media Ocse di appena il 22%.

Inoltre, solo il 62% degli studenti italiani dichiara che, nella maggior parte delle lezioni di scienze, l’insegnante mostra interesse per l’apprendimento di ognuno (media Ocse: 69%). Inoltre, solo il 58% afferma che i docenti continuano a spiegare finché la classe non ha compreso (media Ocse: 66%). Questi indicatori risultano in calo in Italia rispetto ai dati del 2015. Per concludere: il 22% degli studenti riferisce di non riuscire a lavorare bene nella maggior parte delle lezioni di scienze (media Ocse: 19%), e il 38% lamenta che rumore e disordine disturbano regolarmente lo svolgimento delle attività didattiche.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Grosseto
nubi sparse
28.8 ° C
28.8 °
28.8 °
65 %
1.5kmh
32 %
Mar
32 °
Mer
32 °
Gio
30 °
Ven
24 °
Sab
25 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS