28.8 C
Grosseto
martedì 18 Agosto 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Social freezing, l’Italia s’è desta? Le proposte di legge sul congelamento degli ovuli

Il dibattito sulla fertilità e sul diritto delle donne di programmare la propria maternità è esploso con forza nell’ultima settimana nel nostro Paese. A riaccendere la miccia è stata la notizia della deputata americana Alexandria Ocasio-Cortez, che ha scelto di congelare i propri ovuli per avere maggiore controllo sul proprio futuro. Da quel momento, il cosiddetto “social freezing” è diventato terreno di scontro e confronto politico quotidiano, con proposte che arrivano da ogni schieramento.

Matteo Renzi: “Cento milioni per la giustizia sociale”

A dare una scossa al dibattito è stato Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che attraverso i propri canali social ha annunciato l’intenzione di presentare due disegni di legge e di chiedere uno stanziamento di 100 milioni di euro nella prossima legge di bilancio. La sua proposta punta a copiare il modello francese: rendere la procedura gratuita per le giovani donne e alzare l’età massima per l’accesso dai 35 ai 38 anni.

“Perché può farlo solo chi è ricco?”, ha incalzato Renzi, spiegando che l’investimento servirebbe a dare tranquillità a chi oggi deve studiare o affermarsi professionalmente. “Congelare gli ovuli può dare una opportunità in più domani e una tranquillità in più oggi a una ventenne. La denatalità non dipende da questo, ma dare più opportunità è un dovere morale e civile”, ha concluso l’ex premier.

Il Pd e il M5S: “Le nostre proposte sono già in aula”

Se Renzi ha alzato i toni, il Partito democratico e il Movimento Cinque Stelle hanno subito ricordato che la battaglia parlamentare è iniziata ben prima di questa settimana. Gian Antonio Girelli del Pd, primo firmatario di una proposta di legge depositata alla Camera già a ottobre, ha invitato Renzi a sostenere il testo dem. L’obiettivo di Girelli è inserire la crioconservazione nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), rendendola gratuita per le donne tra i 27 e i 37 anni. “La possibilità di preservare la propria fertilità non può dipendere dalle condizioni economiche di una donna”, ha dichiarato Girelli.

Sempre nel Pd, si muovono diverse anime. La senatrice Cecilia D’Elia ha firmato il disegno di legge del collega Filippo Sensi, che propone un contributo di 3.000 euro per le donne con Isee inferiore a 30.000 euro. “Al centro delle scelte procreative debba esserci sempre l’autodeterminazione delle donne”, ha affermato D’Elia. Contemporaneamente, Emiliano Fossi (Pd) ha depositato una proposta che ricalca il “modello Toscana“, prevedendo un fondo nazionale sperimentale da 30 milioni di euro per interventi rapidi.

Dal fronte Movimento Cinque Stelle, la deputata Gilda Sportiello ha accolto con favore il dibattito, pur mantenendo una certa cautela. Sportiello ha lodato il gesto di Ocasio-Cortez come un “atto politico pubblico” e ha ricordato che il M5S punta a una riforma profonda della Legge 40. L’obiettivo è permettere anche ai singoli l’accesso alla procreazione medicalmente assistita, altrimenti “gli ovuli congelati potrai usarli soltanto all’interno della coppia”. Inoltre, una proposta firmata dalla collega pentastellata Carmen Di Lauro punta ad estendere il diritto di conservazione anche agli uomini tra i 18 e i 40 anni.

Partendo dal presupposto che “ogni persona ha il diritto di preservare la propria fertilità nei tempi e nei modi ritenuti idonei”, l’esponente pentastellata allarga il campo di applicabilità della normativa, proponendo che “ai soggetti di sesso maschile di età non inferiore a diciotto anni e non superiore a quaranta anni e ai soggetti di sesso femminile di età non inferiore a ventisette anni e non superiore a trentacinque anni”, sia “riconosciuto il diritto di procedere al prelievo e alla conservazione delle proprie cellule riproduttive al fine di ricorrere, nei tempi e nei modi ritenuti opportuni, alle tecniche di procreazione medicalmente assistita”.

Le perplessità del centrodestra: tra “extrema ratio” e rischio “illusione”

Dalla maggioranza di governo arrivano invece voci cariche di prudenza. Maria Stella Gelmini, senatrice di Noi Moderati, pur definendo la scelta del congelamento “legittima”, avverte che non deve diventare la prassi. “Non penso che una donna abbia piacere a farlo, è l’extrema ratio, non può diventare la norma”, ha spiegato Gelmini all’Adnkronos, sottolineando che la priorità deve rimanere il potenziamento di asili nido e congedi parentali per permettere alle donne di non dover scegliere tra figli e carriera.

Ancora più netta la posizione di Alessia Ambrosi, deputata di Fratelli d’Italia, che ha definito la proposta di Renzi “pericolosamente illusoria”. Secondo Ambrosi, il social freezing generalizzato rischia di trasmettere una falsa sicurezza alle giovani: “Congelare gli ovociti non significa congelare il tempo e soprattutto non significa garantirsi un figlio”. La deputata ha poi aggiunto che i 100 milioni chiesti da Italia Viva sarebbero più utili se investiti su “precarietà, casa e servizi”.

Verso la Legge di Bilancio: un fronte comune è possibile?

Il senatore Filippo Sensi (Pd) ha notato con ottimismo l’apertura di alcuni settori della maggioranza, parlando di una “conversazione matura in corso”. L’auspicio di Sensi è quello di arrivare a emendamenti bipartisan nella prossima legge di bilancio, affrontando il tema “senza steccati ideologici, ma guardando a salute e volontà delle donne”.

Parere condiviso anche dall’eurodeputata leghista Isabella Tovaglieri, in un’intervista al quotidiano Repubblica, la quale ha sottolineato come il tema non abbia colori politici. Lei stessa ha ammesso di aver congelato gli ovociti due mesi fa a Milano.

“Fino all’ultimo embrione”: Brigitte Nielsen e la gravidanza a 54 anni

Cos’è il social freezing

Il social freezing è la pratica di conservare gli ovociti per motivi legati alla pianificazione personale e non a necessità cliniche. In sostanza, una donna può scegliere di sottoporsi al prelievo e al congelamento delle proprie cellule riproduttive in un periodo della vita in cui la fertilità è ancora elevata, così da poterle utilizzare in futuro tramite percorsi di procreazione assistita. Il processo comprende una stimolazione ormonale delle ovaie, il recupero degli ovociti e la loro conservazione mediante tecniche di vitrificazione. L’idea alla base è che, con l’avanzare dell’età, la quantità e la qualità degli ovociti diminuiscono: preservarli quando sono biologicamente più “giovani” può aumentare le probabilità di successo di un eventuale trattamento futuro, pur senza garantire in modo assoluto l’ottenimento di una gravidanza.

Il tema è altamente etico e diviso per la natura clinica del procedimento e perché considerato un modo per posticipare la maternità a vantaggio esclusivo della realizzazione sociale e professionale, con il rischio di non riuscire più ad ottenere l’obiettivo sperato: diventare genitore. L’Italia sembra aver rotto il tabù: che si tratti di un contributo economico, dell’inserimento nei Lea o di un potenziamento dei servizi, la fertilità è ufficialmente entrata a gamba tesa nell’agenda politica nazionale, complice il basso tasso di natalità che minaccia il welfare nazionale.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Grosseto
cielo sereno
28.8 ° C
28.8 °
28.8 °
61 %
1.5kmh
9 %
Mar
32 °
Mer
33 °
Gio
33 °
Ven
31 °
Sab
32 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS