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Mps, Clarich (ex Fondazione Mps): “Il Mef agisca da investitore e valorizzi la sua partecipazione”

(Adnkronos) – “Il Mef deve comportarsi come un investitore finanziario e puntare alla massima valorizzazione della propria partecipazione in Mps”, lo afferma ad Adnkronos Marcello Clarich, professore di diritto amministrativo alla Sapienza di Roma ed ex presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena dal 2014 al 2018. Sulla doppia operazione lanciata da Luigi Lovaglio su Banco Bpm e Banca Generali mette al centro la solidità del progetto industriale: “Sarà questo a fare la differenza. Se si dimostrerà una mossa esclusivamente difensiva rispetto all’Opas di Intesa Sanpaolo, difficilmente potrà convincere gli azionisti”. E sul terzo polo ribadisce che “il consolidamento va ormai pensato su scala europea” 

Professor Clarich, lei è stato presidente della Fondazione Monte dei Paschi negli anni della crisi. Come ha visto la sfida di Lovaglio di questi ultimi giorni?
 

“Monte dei Paschi in questi anni è stata risanata, grazie soprattutto all’attività dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio. È una banca che viene da anni molto difficili. Io, come presidente della Fondazione, ho vissuto direttamente la crisi , quando sembrava sostanzialmente che la banca potesse fallire. C’è stata prima un’azione di salvataggio e successivamente un’azione di rilancio. Questo ha consentito alla banca di tornare a realizzare operazioni straordinarie, come quella su Mediobanca. Da questo punto di vista è certamente positivo che Mps sia stata risanata e sia tornata nelle condizioni di operare attivamente sul mercato”. 

Quali furono, a suo giudizio, le cause di quella crisi?
 

“All’origine della crisi del Monte dei Paschi ci fu sicuramente la difficoltà dei poteri locali e della politica ad accettare che la Fondazione scendesse dal controllo della banca. Nel tentativo di mantenerlo furono poste in essere operazioni, a partire dall’acquisizione di Antonveneta, che contribuirono a mettere in crisi l’intero sistema della banca e della Fondazione.Il risultato è stato la perdita pressoché totale della partecipazione della Fondazione Monte dei Paschi nella banca, oggi ridotta a una quota assolutamente marginale”. 

Come giudica la mossa di Lovaglio su Banco Bpm e Banca Generali?
 

“La decisione portata in consiglio di amministrazione da Lovaglio ha certamente anche una natura difensiva rispetto all’Opas di Intesa. La vera domanda è se l’operazione abbia una logica industriale e di mercato oppure se rappresenti principalmente un tentativo di ostacolare l’offerta di Intesa. Mi sembra che il mercato non abbia reagito con particolare entusiasmo e quindi le incognite restano numerose. Sarà soprattutto la solidità del progetto industriale a fare la differenza”. 

Il progetto sembra incontrare il favore delle istituzioni locali. Perché?
 

“È una manovra che, per quanto si è capito, è sicuramente gradita agli enti territoriali, alla Regione, al Comune e alla stessa Fondazione, anche se quest’ultima oggi possiede una quota molto piccola del capitale.La ragione è che l’operazione consentirebbe di preservare l’identità e l’attività della banca. Con l’operazione di Intesa, invece, si potrebbe andare incontro a una sorta di “spezzatino” di Mps. Il timore sul territorio è che si perda l’identità stessa del Monte dei Paschi così come l’abbiamo conosciuto in questi anni. È un’ipotesi che preoccupa gli enti territoriali anche per le possibili ricadute occupazionali e per il rischio di perdere una banca storicamente legata al territorio”. 

L’assemblea rappresenterà il vero spartiacque. Che cosa si aspetta dal voto degli azionisti?
 

«È difficile fare previsioni. Molto dipenderà dalla valutazione del progetto industriale alla base dell’operazione proposta da Lovaglio. Questo è il punto decisivo: se si trattasse di un’operazione con una natura esclusivamente difensiva, probabilmente non incontrerebbe il favore degli azionisti. Se invece alle spalle c’è un progetto industriale significativo, bisognerà capire se esista davvero spazio per quel terzo polo bancario del quale si è parlato molto in questi giorni”. 

Il Mef è ancora azionista di Mps. Quale dovrebbe essere, secondo lei, il suo comportamento in assemblea?
 

“Considerato il livello attuale della partecipazione, ormai molto basso, si tratta essenzialmente di una partecipazione di natura finanziaria. Dovrebbe quindi prevalere una logica finanziaria, vale a dire quella della massima valorizzazione dell’investimento.Il Mef dovrebbe valutare il proprio comportamento sulla base della possibilità di ricavare il massimo valore dalla partecipazione, decidendo quindi se restare, aderire oppure no alle diverse operazioni. Considerazioni di altra natura, in questa fase storica, sarebbero a mio avviso inappropriate.Così come considero inopportuno l’atteggiamento del governo tedesco contrario all’operazione di UniCredit su Commerzbank, allo stesso modo non credo che il ruolo del governo italiano, in questo caso specifico, debba essere quello di introdurre valutazioni diverse da quelle finanziarie”. 

Ha ancora senso puntare alla costruzione di un terzo polo nazionale?
 

“Certamente il progetto di Lovaglio punta sostanzialmente alla creazione di un terzo polo bancario che possa affiancarsi a Intesa Sanpaolo e UniCredit.La domanda fondamentale, soprattutto in una prospettiva di medio termine, è però un’altra: di fronte alla costruzione di un mercato bancario unico europeo e dell’Unione dei mercati dei capitali, ha ancora senso continuare a ragionare in termini puramente nazionali? Oppure dobbiamo puntare alla nascita di grandi operatori bancari capaci di competere su scala europea? A mio avviso, la prospettiva verso cui guardare è sempre più quella europea”. 

finanza

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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