Agricoltori Cia Toscana in piazza a Roma: “Non è questa l’Europa di cui abbiamo bisogno”

Agricoltori Cia Toscana in piazza a Roma martedì 20 ottobre per la mobilitazione nazionale dopo le proteste dei giorni scorsi.

Un presidio a Montecitorio che ha aperto la seconda settimana di mobilitazione nazionale Cia Agricoltori Italiani ‘I conti non tornano’.

“Pieno sostegno” dal Pd Toscana con una nota dei deputati e senatori Emiliano Fossi, Marco Simiani, Simona Bonafé, Federico Gianassi, Marco Furfaro, Christian Di Sanzo, Laura Boldrini, Arturo Scotto, Dario Parrini, Silvio Franceschelli e Ylenia Zambito. 

“Anche in Toscana le imprese agricole devono fare i conti con l’aumento dei costi di produzione, a partire dal gasolio, e con margini sempre più ridotti”.

I conti non tornano perché, sottolinea Cia, “Gli agricoltori incassano sempre meno, mentre i cittadini pagano sempre di più. E i costi continuano a salire per entrambi. A settembre l’inflazione è salita al 4,2%, ai massimi da tre anni, e gli italiani hanno dovuto fare i conti con un balzo del 5,5% dei prezzi degli alimentari freschi rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel frattempo, i prezzi riconosciuti agli agricoltori sono crollati: -50% per l’olio extravergine d’oliva, -30% per le susine, -25% per albicocche e uva da tavola, -24% per il latte spot, -22% per pesche e pere, -15% per le mele e -5% per il pollo”.

Agricoltori Cia Toscana in piazza a Roma: "Non è questa l'Europa di cui abbiamo bisogno"
(Foto Fb Cia Agricoltori Italiani Toscana Centro)

La mobilitazione di martedì 20 ottobre ha puntato il dito sull’Europa: “I conti non tornano se l’Europa arretra sulla Pac”. 

A Montecitorio una sessantina di agricoltori arrivati da tutta la Toscana con la Cia regionale e le Cia provinciali.

“A una fase storica eccezionale servono risposte eccezionali. E per affrontare sfide che nessun Paese può sostenere da solo, occorre un’Europa più forte, dotata di un bilancio all’altezza delle grandi questioni geopolitiche, economiche e climatiche. Partendo dall’agricoltura, che ha bisogno di una Pac solida e capace di guardare avanti, non di fare passi indietro. Sarebbe un duro passo indietro anche per l’agricoltura toscana”.

Al centro della mobilitazione, spiega Cia Toscana, “c’è l’ultima proposta negoziale sul Quadro finanziario pluriennale (QFP). La nego-box presentata dalla presidenza di turno del Consiglio Ue non prevede risorse aggiuntive per l’agricoltura, lasciando ferma a circa 294 miliardi di euro la dotazione complessiva per la Pac post 2027. Non solo. Manca l’autonomia della politica agricola e non ci sono garanzie vincolanti sul 10% del target rurale e sulle risorse della flessibilità di bilancio. A rendere il quadro ancora più grave, il taglio di quasi il 30% alla riserva di crisi agricola, che scenderebbe da circa 900 a 630 milioni di euro annui. Una proposta inaccettabile, che rinforza le ragioni della protesta”.

Valentino Berni, presidente Cia Toscana: “Non possiamo sopportare che, mentre aumentano le emergenze e si moltiplicano le sfide, Bruxelles risponda indebolendo proprio chi garantisce il cibo sulle nostre tavole. La Pac è la politica più antica dell’Unione e da oltre cinquant’anni assicura stabilità alle imprese, sicurezza alimentare e presidio dei territori. Eppure, oggi si continua a discutere di come ridimensionarla anziché rafforzarla. Le promesse fatte agli agricoltori dalla presidente von der Leyen devono tradursi in impegni concreti, non restare sulla carta”.

Berni: “Non è questa l’Europa di cui abbiamo bisogno. La trattativa deve andare avanti e cambiare totalmente direzione: servono più fondi e certezze, non un’agricoltura sacrificata sull’altare dei compromessi di bilancio”.

Sabrina Rossi, direttrice Confederazione Italiana Agricoltori di Grosseto: Dai tagli alla PAC al rischio di esclusione dei pensionati agricoli, fino al valore dell’agricoltura per la sicurezza alimentare e la pace. Durante il Covid abbiamo garantito cibo al Paese. Oggi non chiediamo sussidi né favoritismi, ma rispetto e la possibilità di lavorare dignitosamente”.

Delegazione Cia Toscana Nord guidata da presidente Luca Maria Simoncini: “La situazione è arrivata a un livello insostenibile per la nostra attività”.

Per Cia Toscana “la nuova Pac deve restare pienamente comune e autonoma, con un budget adeguato e indicizzato all’inflazione. La rinazionalizzazione, attraverso una programmazione eccessivamente affidata ai singoli Stati, rischia di tradursi in distorsioni della concorrenza e nuove disuguaglianze tra gli agricoltori europei. Inoltre, gli aiuti devono sostenere chi produce e vive di agricoltura, non le rendite passive, con strumenti di gestione del rischio adeguati alle crescenti emergenze climatiche e sanitarie. Fondamentale anche assicurare al settore l’accesso diretto al Fondo Ue per la competitività, per misurarsi ad armi pari con gli altri comparti”.

Berni: “Oggi l’Europa è davanti a un bivio: deve decidere se riaffermare la centralità del settore oppure marginalizzarlo, pagando le conseguenze disastrose di questa scelta. Mentre le altre grandi potenze, dagli Usa alla Cina, rafforzano gli investimenti sulle rispettive agricolture, la Ue non può permettersi di arretrare. Senza una Pac forte, non c’è più cibo sicuro, tutela di salute e ambiente, vitalità delle aree interne e futuro delle comunità rurali. È una battaglia che riguarda tutti”.

“Non accetteremo che il futuro dell’agricoltura venga deciso al ribasso, né che le promesse si perdano nei negoziati. Continueremo a far sentire la nostra voce finché non arriveranno risposte precise. Perché se l’Europa taglia sull’agricoltura, a pagare saranno produttori e cittadini. E così, i conti non tornano”.

 

La nota congiunta Pd Toscana: “La proposta europea sulla futura Politica agricola comune, con risorse ferme a circa 294 miliardi di euro e un taglio di quasi il 30 per cento alla riserva di crisi, rischia di indebolire un settore strategico per la sicurezza alimentare, l’economia e la tenuta dei territori”.
“Anche in Toscana le imprese agricole devono fare i conti con l’aumento dei costi di produzione, a partire dal gasolio, e con margini sempre più ridotti. Servono interventi concreti per sostenere i redditi degli agricoltori, contenere il caro-carburanti e garantire risorse adeguate per affrontare le crisi. Non possiamo chiedere alle aziende di produrre cibo di qualità, tutelare il paesaggio e presidiare le aree rurali, lasciandole sole davanti a costi crescenti e incertezze. Il nostro impegno è quello di portare queste istanze nelle sedi parlamentari e nel confronto con il governo, sostenendo le richieste delle organizzazioni agricole. La Pac deve essere rafforzata, non ridimensionata: difendere l’agricoltura significa tutelare il lavoro, la sovranità alimentare e il futuro delle nostre comunità: risorse adeguate e misure efficaci”:

CINZIA GORLA

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